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Valentina Nappi: «siete sessuofobe!»

Spesso su Twitter si parla di Valentina Nappi, non solo per questioni riguardanti il suo mestiere (perché, per chi non la conoscesse, è una delle pornostar italiane più amate), ma anche riguardanti l’attualità. Uno degli ultimi argomenti, è stato proprio quello del catcalling e della molestia in generale.

Da molte donne e dalla gran parte della società femminile ritenuto una molestia, il catcalling, chiamato anche molestia di strada, è praticato da diversi uomini e consiste nel mandare bacini, salutare in modi perversi, urlare cose sull’aspetto delle donne la cui unica colpa è quella di camminare per strada da sole. In ogni caso, c’è chi la considera una molestia e chi invece, come Valentina Nappi, la considera un complimento.

Tuttavia, quello che ha fatto arrivare in tendenza il nome della pornostar, è proprio il suo modo di esprimersi nei confronti di questa molestia e anche nei confronti di chi si è sentita mancata di rispetto, di chi si è sentita turbata da un “ciao bella” urlato da una macchina o da un uomo che ha uscito il proprio pene durante un viaggio in treno.

Molte hanno anche fatto presente che diverse vittime di catcalling sono minorenni, quindi non c’è solo una molestia ma anche pedofilia. Ma una cosa che distingue Valentina Nappi, è la sua risposta sempre pronta, e anche il suo esercito maschile sempre pronto a difenderla (molti parlano di invidia, altri che chi l’attacca lo fa per la sua carriera).

Valentina Nappi: «da quando il rimorchio è molestia?»

Secondo Valentina B, uno dei suoi pseudonimi, il catcalling non sarebbe altro che rimorchio. Se un uomo ti dice “beato chi ti monta”, vuole solo rimorchiarti, perché te la prendi? Se ti dice “che zizzone che hai”, vuole solo essere carino con te. Insomma, ma che mondo è se un uomo non può esprimere in modo rude e maleducato commenti non richiesti sul corpo di una donna?

Si dovrebbe fare una differenza tra il provarci, il conoscere una ragazza, il voler parlare con lei, dal catcalling. Perché un complimento detto in modo educato, un “sei bellissima” o un “hai dei capelli molto belli” o un “i tuoi occhi sono stupendi”, sono sempre apprezzati. Ma dei commenti da sconosciuti su parti del corpo, contribuiscono solo a far sentire a disagio le dirette interessate.

Ovviamente, come è stato scritto prima, c’è chi li apprezza ed è liberissima di apprezzarli. Al mondo non tutte le persone sono uguali, ma, sapendo ciò, bisognerebbe essere capaci di rispettare la volontà di chiunque senza chiamarla zitella solo perché non le piace essere chiamata “bambola”.

Valentina Nappi e il catcalling

In alcuni tweet scritti nel pomeriggio, la Nappi si è dimostrata una grande sostenitrice del catcalling che dovrebbe solo far essere più sicure di sé le donne, che non dovrebbero aver paura a uscire. Un suo tweet che potrebbe essere visto in modo positivo, è quello in cui dice alle sue lettrici di non aver paura.

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Questo è sicuramente un messaggio più positivo, poiché si cerca di coinvolgere le donne nel suo stile di vita, che non è quello del porno ma quello di non aver paura, di non privarsi di nulla solo perché si teme di essere molestate, perché «è la paura a renderci più vulnerabili».

Un pensiero che potrebbe benissimo essere scambiato per femminista, sebbene non si ritenga tale. In fin dei conti, il femminismo vuole l’uguaglianza fra i generi, vuole eliminare la paura non solo nelle strade ma anche sui mezzi pubblici, dove a più ragazze, anche leggendo le esperienze raccontate in risposta ai tweet della Nappi, è capitato di essere vittime di molestia.

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Un altro pensiero che, leggendo fra le righe, può essere positivo, è quello in cui si parla di educazione fra maschi e femmine. Analizziamo per bene il tweet postato sopra.

Inizia affermando di conoscere coppie nate dal catcalling. Sicuramente una bella storia d’amore, come lo sono quelle a distanza iniziate online o quelle sulle chat di incontri, ma solo perché sono le persone a renderle tali. Non tutti i catcaller sono delle brave persone, alcuni sono cinquantenni che si rivolgono a quindicenni, e sicuramente fra loro non nascerà una storia d’amore.

Tuttavia, alla fine del tweet, Valentina Nappi parla dell’educazione e, citando altri suoi tweet, afferma di come le ragazzine vengano educate a proteggersi dagli uomini (analogo ai ragazzini che non vengono educati a non molestare le donne). Quindi, da una parte c’è l’errore di un genitore che non insegna il rispetto al proprio figlio, dall’altro un genitore che priva la figlia di alcune libertà a causa della paura.

In fin dei conti, è sempre la paura. Ma non si può giudicare qualcuno perché ha paura. Esiste la paura del buio, la paura degli insetti, la paura dei luoghi chiusi, ed esiste la paura della molestia. È sbagliato sminuire la paura di qualcuno solo perché non la si prova in prima persona.

Valentina Nappi: «siete sessuofobe»

Il tweet che ha fatto più scalpore di Valentina Nappi, però, è uno in cui si parla proprio di una molestia sul treno, in cui un uomo mette in mostra il proprio pene, in cui si masturba, e che, secondo Valentina Nappi, dovrebbe far ridere la ragazzina, magari minorenne, che se lo ritrova davanti.

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Valentina Nappi le definisce «sessuofobe», ovvero delle persone che hanno paura del s*sso e di tutto ciò che è connesso alla sfera sessuale, compreso, quindi, l’organo genitale.

Ora, anche se fossero vero che queste persone siano sessuofobe, quale sarebbe il problema? Tornando al discorso di prima, perché si deve giudicare una persona per le proprie paure? Come una persona deve essere libera di fare l’amore con chi vuole, di registrarsi mentre ha un rapporto (e, sia chiaro, non c’è assolutamente nulla di male!), altre persone devono essere libere di non trovarsi davanti il pene di qualcuno senza che sia stato richiesto.

Non si tratta di non amare il sesso o di temerlo, ma solo di voler fare ssso con chi e quando lo si desidera, senza dover essere costrette a vedere, mentre si sta su un mezzo pubblico o per strada, il glande di uno sconosciuto che, in alcuni casi, potrebbe essere il padre o il nonno.

Alla fine dei conti, si dovrebbe seguire lo stile di vita del vivi e lascia vivere, del rispetto per se stessi e per gli altri, senza dover cercare di imporre a qualcuno i propri pensieri, i propri desideri e le proprie scelte.

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Giulia

Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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