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Vignetta di Sted segnalata più e più volte perché non si accetta la verità

Avete presente quando, più volte, abbiamo parlato del DDL Zan? La situazione che ha coinvolto Sted e che vi esporremo è abbastanza analoga. Molti esponenti della destra ritengono che il DDL Zan sia letale per la loro libertà di opinione. Allo stesso modo, sul web, un gruppo di individui ritiene che chiamare tr*ia, fr*cio e ne*ro, sia un loro diritto. Chiariamo subito la questione: utilizzare quei tre termini offensivi non è libertà di opinione, ma è essere dei completi rimbambiti.

Un vecchio aforisma di Immanuel Kant, pronunciato poi da tanti altri personaggi tra cui anche Martin Luther King, recita «la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri» e, in questi tempi, è più attuale che mai. Parliamo di libertà di opinione, quindi tu puoi essere libero di dire ciò che pensi. Puoi dire i legumi non mi piacciono. Puoi dire il colore gialla è sopravvalutato. Puoi dire non mi piace il pensiero di Matteo Salvini. Ma non puoi dire «sei un fr*cio, sei una tr*ia, sei un ne*ro». No, Sherlock Holmes. Questa non è un’opinione, ma stai solo insultando qualcuno.

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Fonte: instagram

La cosa più divertente è che se poi lo vai a chiamare incel, lui si offende perché gli manchi di rispetto. E, per carità, fa bene, considerando quel che incel significa (è una community prevalentemente maschile in cui ci si lamenta di non trovare un partner perché ritenuti non di bell’aspetto). Tuttavia, è abbastanza incoerente non pretendere di avere delle etichette su di sé se poi si è i primi a riempire di etichette qualsiasi minoranza facendola passare per opinione personale.

Un po’ come Giorgia Meloni che chiede allo stato di intervenire contro l’omofobia ma poi boccia il DDL Zan perché poi non può fare l’omofoba cantando genitore 1 e genitore 2, canzone che abbiamo cantato un po’ tutti, ma in quanti sono andati ad ascoltare il raccapricciante discorso dietro quel remix? In fin dei conti, non c’è tanta differenza fra la leader di Fratelli d’Italia e quest’individui.

Ma, ramanzina a parte, passiamo subito al punto dell’articolo: la vignetta di Sted, una «nazifemminista che difende i delinquenti». Una vignetta innocente, una vignetta in cui, semplicemente, si fa notare che quelle tre parole che abbiamo scritto più volte non sono un’opinione. Ma, lasciamo che siate voi a dire la vostra opinione.

Sted: la vignetta incriminata

 

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Fonte: sted.world

Ci trovate qualcosa di sbagliato? Se sì, mi spiace, ma c’è un problema di fondo. Perché se la tua libertà di opinione è radicata in insulti e mancanze di rispetto nei confronti di minoranze, allora non è libertà di opinione ma solo una grandissima maleducazione e forse un sogno di essere onnipotente, di essere diverso dagli altri che ormai sono politically correct. Tu no, invece, tu sei un politically uncorrect. E ne vai anche fiero!

Sted ha anche pubblicato una nuova vignetta, proprio mentre io ero impegnata nella stesura di quest’articolo, una vignetta in cui si urla alla censura, perché queste persone non sentono di avere la possibilità di esprimere la propria opinione sui social network. Un po’ come Donald Trump che viene bannato ovunque e urla alla censura insieme ai suoi fan, dopo che hanno scatenato una rivolta al Congresso e che hanno seminato fake news e odio per più di quattro anni. Ma, di questo, ve ne abbiamo già parlato in un altro articolo.

 

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Un post condiviso da Sted (@zerorisposte)

A proposito di ciò, voglio riportare anche il commento di Sted, postato sul suo blog, che ho trovato a dir poco poetico:

«La loro idea di libertà di opinione/d’espressione è riassunta bene nella vignetta qua sopra (non a caso la segnalano, lol, poveri piccoli ancieli col culo che brucia), ma mi sento di fare un’ulteriore precisazione: secondo queste menti fine, i loro beniamini possono dire e fare qualunque cacata, non importa se va ad offendere e ferire persone che già soffrono in questa società, non importa se vanno a fomentare certe discriminazioni che ancora oggi portano morte nelle minoranze che loro quotidianamente sfottono (discriminano); mentre se tu osi criticarli, succede questo: segnalazioni, shitstorm e, in definitiva, un goffo tentativo di censura.»

Siamo tutti d’accordo che questa sia solo incoerenza e che si pretenda di avere la libertà di opinione solo nel momento in cui si insulta qualcuno (perché, sì, quello che fanno è insultare), mentre se qualcuno fa loro notare qualcosa, in quel momento divieni un censuratore e vuoi togliere tu a loro, che segnalano in massa i tuoi contenuti perché non sono d’accordo con ciò che dici, la libertà di opinione?

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Fonte: instagram

Sted, siamo dalla tua parte (se vi va, condividete la sua vignetta ovunque)!

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Giulia

Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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