Salerno: non accetta la relazione omosessuale della figlia e tenta di accoltellare lei e la fidanzata

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C’è chi piange delle figlie perse a causa di un incidente, c’è chi cerca le proprie da anni e anni, senza mai perdere alcuna speranza, e poi ci sono genitori che preferiscono avere una figlia morta piuttosto che fidanzata (e felice) con un’altra donna. È il caso di un uomo di Salerno che, mentre la figlia si trovava a cena con la famiglia in compagnia della sua compagna, ha deciso di doverle accoltellare. La vicenda poi è stata denunciata dalle due ragazze. E ci ostiniamo a dire che non abbiamo bisogno del DDL Zan.

L’omofobia in Italia non esiste più, non c’è un problema di omofobia, abbasso l’ideologia gender, solo i genitori possono educare i figli e tutte quelle altre storie che ci racconta la destra pur di non ammettere che nella nostra bella Italia il DDL Zan avrebbe potuto legalmente proteggere tante vittime di omofobia. La storia è poi stata raccontata dal consigliere regionale campano di Europa Verde Francesco Borrelli, e per fortuna le due giovani hanno potuto dare la propria testimonianza, ma non tutti sono così fortunati.

Ad esempio, parliamo della storia di Maria Paola, una ragazza di 22 anni che è stata uccisa dal fratello che non riusciva ad accettare il fatto che stesse con un ragazzo trans, quindi un femminicidio con aggravante transfobica. Maria Paola non ebbe un incidente, lei è stata letteralmente uccisa da suo fratello Antonio perché era «stata infettata», perché Antonio voleva «dare una lezione a mia sorella e soprattutto a quella là» e, con quella là intende Ciro, il fidanzato di Maria Paola con cui la ragazza pensava di andare a convivere.

È facile, è molto facile piangere sul latte, anzi sul sangue, versato. È facile scrivere post commoventi in cui si denuncia una violenza omobitransfobica, ma poi quando è il momento di agire e di fare qualcosa per proteggere queste e le nuove generazioni, tutti decidono che difendere “la libertà” (di essere omofobi) è più importanti. Perché se i ragazzini imparano che l’identità di genere include altro oltre l’essere cisgender, che ci sono uomini che amano uomini, e che questo è normale, da adulti non penseranno mai di volere uccidere qualcuno solo perché omosessuale.

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Salerno: la denuncia della coppia verso il padre di una delle due

«Una coppia di donne è stata aggredita con un coltello, inseguita e minacciata dal padre di una di loro. È la storia di Francesca e Immacolata, la prima di Crotone, la seconda della provincia di Napoli, arrivate a Salerno per lavorare», ha scritto il consigliere regionale campano di Europa Verde Francesco Borrelli, denunciando la vicenda e riportando la testimonianza di Immacolata, la ragazza più grande (39 anni) aggredita dal padre mentre era a Salerno insieme alla compagna, Francesca, originaria di Crotone (23 anni).

«Eravamo a Salerno a casa di una parente, perché lunedì avremmo iniziato a lavorare in un negozio. In quella casa c’erano anche mia madre e mio padre, che sapevano della nostra relazione che va avanti da più di un anno. Quella sera abbiamo notato che era già alterato dall’alcol, e continuava a ripetere di voler prendere 30 anni di carcere. Ma non abbiamo dato peso a queste parole, conoscendolo», racconta al consigliere.

Poi continua: «Ci chiede poi di uscire per prendere un caffè, ma mi accorgo che ha un coltello e inizio ad avere paura. Appena la mia ragazza mi abbraccia, lui ci prende e ripete ‘voglio fare 30 anni di carcere’, e poi ‘voi volete morire insieme? È arrivato il momento’. Estrae un coltello e punta Francesca, io provo a difenderla e vengo colpita». Delle parole che una figlia non vorrebbe mai sentire pronunciare dal proprio padre, che arriva a pensare che è meglio una figlia morta, rispetto a una figlia lesbica.

La ragazza poi racconta che sia lei che la fidanzata hanno riportato delle ferite, ma sono riuscite a scappare. Tuttavia, l’uomo le ha seguite e minacciate fino alle 5 del mattino. Hanno deciso di denunciare alla polizia che le ha aiutate a tornare a Crotone in sicurezza. «Lui ad oggi nega tutto, ma abbiamo le prove di quello che ha fatto», ha concluso. Nel post poi sono allegate le foto delle ferite e cicatrici riportate dalle due giovani ragazze, che poi sono state medicate a Crotone; sul corpo riportavano diverse escoriazioni e ferite lievi di arma da taglio:

A Il Mattino, Immacolata confessa che «non è la prima violenza di cui sono vittima. A mio padre chiedo di pentirsi per quello che ha fatto, deve chiedere scusa prima a sé stesso per la cattiveria che aveva in quel momento. La violenza non è una cosa tollerabile. A mia madre vorrei ricordare solo che mi ha portata per nove mesi nella pancia e che mi doveva difendere senza tentennamenti ma non l’ha fatto. Sono addolorata perché non doveva permettere a mio padre di afferrare quel coltello, doveva fermarlo quando ha capito che cosa stava per succedere».

Sembra infatti che la madre abbia assistito all’aggressione, senza fermare il marito ma addirittura provando a bloccare le due ragazze mentre scappavano. Una vicenda «folle e agghiacciante, come può un padre arrivare a tanto nei confronti di una figlia? Sono rimasto sconcertato da questa vicenda, e siamo pronti ad offrire alle due ragazze tutto il supporto necessario. Chiediamo alle forze dell’ordine di tutelarle. È assolutamente necessario per evitare una possibile tragedia. Inoltre chiediamo che le forze dell’ordine e la magistratura intervengano rapidamente. Nel 2022 è assurdo rischiare la vita per i propri orientamenti sessuali», commenta Borrelli.

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