Alessia e Giulia Pisanu: il padre porge l’altra guancia a chi l’ha criticato

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Leoni da tastiera, persone insensibili e disumane, esseri senza empatia alcuna. So tutto io, i miei figli sono perfetti, io sono un genitore migliore. Queste sono le persone che, davanti alla morte di due adolescenti, Giulia e Alessia Pisanu, ebbero il coraggio di giudicare un padre e una famiglia distrutta. Eppure, nonostante ciò, Vittorio Pisanu ha porto l’altro guancia, ha deciso di non rispondere con la cattiveria alla cattiveria, dimostrando l’umanità che ti aspetti da chi ha perso tutto.

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Giulia e Alessia Pisanu

Il solo pensare che la pagina Facebook la città di Riccione, raccontando l’incidente che ha coinvolto Giulia e Alessia, abbia dovuto bloccare i commenti a causa delle critiche nei confronti della famiglia, ci fa rendere conto della gravità della situazione. «Questa pagina, in segno di cordoglio verso la famiglia di Giulia e Alessia sospende i commenti. Crediamo sia il momento del silenzio. Dobbiamo stringerci come comunità e essere vicini al dolore della famiglia e degli amici delle due ragazze dopo l’immane tragedia di oggi», hanno dovuto scrivere. Ma la situazione in altre pagine non era migliore.

«In discoteca ne sono sempre successe di tutti i colori. Io, se sapessi che le mie bambine sono a 100 km di distanza in discoteca tutta la notte fino al mattino, non ci dormirei la notte . Se proprio fosse stato un evento irrinunciabile, le avrei accompagnate e le avrei aspettate fuori dal locale», abbiamo letto in un commento sotto il post di denuncia di Milo Infante. E un altro: «Le mie figlie ci tenevano ad andare alla festa in discoteca, così ho detto: ma sì, per una volta potete prendere il treno da soleErano la mia vita, lavoravo per loro».

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Giulia e Alessia Pisanu

Sotto i post di La Repubblica e Notizie.it la situazione non è per niente diversa, e anche su Twitter non evitano di scrivere cattiverie. «Avevano 15 e 17 anni, le sorelline investite da un treno a Riccione. Nessuna persona adulta responsabile con loro! Pessimi genitori! Grave!», ha scritto un individuo sul suo account. Se davanti a una tragedia simile ci si sente genitori e figli perfetti, è solo testimonianza di come non ci sia empatia e umanità, di come potrete anche essere perfetti come genitori o figli, ma vergogni come persone.

Le parole di Vittorio Pisanu, il padre di Giulia e Alessia

«Non porto rancore rispetto all’inconsulto vociare che si è scatenato all’indomani della tragedia che mi ha colpito. Voglio, al contrario, che le mie bimbe non siano morte invano, che questa disgrazia porti a qualcosa di buono, a un bene assoluto. Per tutti», ha detto Vittorio Pisanu in un’intervista pubblicata da La Repubblica. L’uomo ha raccontato di aver parlato l’ultima volta con le sue figlie prime che fossero investite. Lo hanno avvisato proprio che stavano per tornare in treno, un’eccezione, visto che in genere era lui a portarle a casa.

«Vivo la sofferenza confortato moralmente e spiritualmente dalle tante persone che quotidianamente hanno inondato me e la mia casa di un’umanità e dolcezza che va oltre misura e immaginazione. Vivo la sofferenza per l’immane tragedia che ha colpito la mia famiglia, e la consapevolezza del nuovo inizio che mi attende, nel fervido desiderio di provare a trasformare l’ingiusto evento in bene assoluto», ha detto, e almeno questo ci consola. Perché se esistono leoni di tastiera, nella vita reale la famiglia è amata e apprezzata.

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Vittorio Pisanu e la figlia maggiore

Il papà di Giulia e Alessia ha ripreso a lavorare, in quanto ritiene che sia l’unica salvezza dal dolore. «Non c’è stato un giorno in cui non le abbia accompagnate e riprese da scuola, almeno questo mi rimarrà per sempre, quello che ho vissuto con loro», i ricordi, i bei momenti passati insieme, i sorrisi, le risate, gli abbracci, indelebili nella mente e nei ricordi. Ma non solo da scuola, il papà andava a prenderle anche dopo le serate, e spesso affittava anche una stanza in albergo se volevano stare a ballare fino a tardi.

E per questo motivo, lui non nutre «rancore, rammarico o amarezza dall’inconsulto vociare continuo e costante che si è scatenato all’indomani della tragedia. Ringrazio tutte le persone che hanno espresso un pensiero per me e la mia famiglia. Tutti indistintamente». Tuttavia, ha rivolto delle parole nei confronti di chi ha giudicato lui e la sua famiglia senza sapere nulla su di loro, senza scegliere di star in silenzio davanti a una tragedia del genere:

«Sono convinto che ognuno di loro possa trarre insegnamento per la vita che verrà. Vorrei che da questa disgrazia, da questa immensa perdita, si possano trarre nuove energie per plasmarla in amore puro. Affinché da questo vuoto, da questa banalizzazione del male, dal cinismo della disperazione, possa nascere e crescere rigoglioso l’amore verso il prossimo; uno spirito nuovo che possa infondere nella comunità speranza e fiducia. Perché le bimbe, le mie bimbe, le nostre bimbe, i nostri angeli, non siano arrivati in cielo invano».

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