Tragedia a Senigallia: padre tenta di salvare il figlio che voleva suicidarsi sotto un treno, ma muoiono entrambi

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Solo poche settimane dopo la morte delle due sorelle, Giulia e Alessia Pisanu, piangiamo altre due vite umane, quella di un padre e di un figlio originari di Perugia ma che si trovavano a Senigallia, in provincia di Ancona, per le vacanze estive, entrambi morti sotto un convoglio merci. Il più anziano aveva 63 anni e ha cercato di salvare il figlio, un ragazzo di 26 anni, che ha tentato il suicidio. Secondo le prime ricostruzioni, il padre avrebbe tentato di toglierlo dalle rotaie, ma entrambi sono stati investiti dal convoglio in transito, e non c’è stato nulla da fare per entrambi.

Qualche settimana fa abbiamo letto della storia di Giulia e Alessia Pisanu, due sorelle di 17 e 15 anni, legate dal sangue e dall’amore che provavano l’una per l’altro. «Una sorella come migliore amica», scriveva la maggiore su Instagram. Alessia, invece: «a volte credo che mia sorella sia la mia unica ragione di vita». Queste parole assumono un altro significato, considerando che dalle ricostruzioni sembra che anche loro abbiano cercato di salvarsi. Il Corriere della Sera infatti scrive che si pensa che una avrebbe tentato il suicidio fermandosi tra le rotaie e l’altra, cercando di salvarla, sarebbe stata coinvolta nell’impatto.

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I testimoni presenti alla morte di Giulia e Alessia, raccontano che una delle due barcollava, «non mi è sembrata molto lucida», ha detto il gestore del bar della stazione, ancora sotto shock in quanto lui ha parlato con quella ragazza, cercando di fermarla. «Erano le 6.40, indossava un vestito nero, era bellissima. Mi ha detto che era stata derubata, che le avevano portato via il telefonino e i soldi, che non aveva più nulla. Poi si è allontanata, l’ho seguita con lo sguardo, dopo un paio di metri l’ha raggiunta un’altra ragazza, indossava qualcosa di verde e aveva un paio di stivali in mano».

E adesso, dopo le tante polemiche, dopo il padre che addirittura è stato accusato di essere un cattivo genitore e ha dovuto giustificarsi, raccontare di come lui accompagnasse sempre le figlie, di come prenotasse delle camere in hotel per renderle felici, tranne quella notte in cui si è sentito male e quindi, sempre per renderle felici, ha deciso di farle comunque spostare con il treno, dovremo rivivere tutto, un’altra famiglia proverà le stesse sofferenze.

Padre e figlio morti sotto il treno a Senigallia

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Fonte: Pexels

Padre e figlio si trovavano alla stazione di Senigallia, intorno alle 21. Il figlio poi ha tentato il suicidio, mettendosi sui binari poco prima del passaggio di un treno merci, e il padre lo ha seguito cercando di convincerlo a sostarsi, tuttavia non è stato servito a nulla. La Polfer al momento sta ricostruendo la dinamica di quanto è accaduto e, dalle prime ricostruzioni, sembra che l’uomo avrebbe cercato di mettere in salvo il figlio finito sulle rotaie, forse volontariamente e con il proposito di togliersi la vita.

Tuttavia, sebbene il padre lo abbia afferrato per metterlo in salvo, alla fine sono stati entrambi colpiti dal treno e deceduti sul colpo. La famiglia si trovava a Senigallia per una vacanza, come facevano da anni. Il traffico ferroviario lungo la linea adriatica tra le stazioni di Senigallia e Marotta, fa sapere La Repubblica, è stato sospeso per ore per consentire gli accertamenti dell’autorità giudiziaria ed è ripreso poco prima dell’1 della notte. Trenitalia invece ha fatto sapere che «i treni Alta Velocità e Regionali possono registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 60 minuti».

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Fonte: Pexels

Alla stazione, scrive umbriaon, c’era anche la madre, che ha assistito alla morte del figlio e del marito (ha anche un’altra figlia, che tuttavia si trova all’estero in vacanza), sotto shock come anche il macchinista che, ovviamente, non ha potuto evitare la tragedia. Così come il macchinista del treno che ha investito Giulia e Alessia, ha visto i due uomini piombare davanti al treno, uno alla volta: uno per suicidarsi, uno per salvarlo.

Secondo il Quotidiano Nazionale, il ragazzo di 26 anni soffriva da tempo di crisi depressiva e i genitori, separati, si erano avvicinati per stargli vicino. Fanno anche sapere che nella stessa giornata si era verificato un fatto che poteva essere un campanello d’allarme:  madre lo aveva riportato a riva dopo averlo notato fermo in piedi sugli scogli, di fronte al mare mosso, con lo sguardo perso nel vuoto da alcuni minuti.

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