Pro Vita & Famiglia invoca la censura sulla Rai

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16.107 su 17.000 alla petizione di Pro Vita & Famiglia che invoca la censura sulla “propaganda Gender“, perché la censura va bene solo se è quella nei confronti della comunità LGBT. È lo stesso discorso sul “pensiero unico”. Si ritiene che la comunità LGBT voglia il pensiero unico (ovvero il rispetto nei confronti di tutte le persone), ma non appena qualcuno la pensa in modo diverso dalla “famiglia tradizionale”, ecco che esiste solo il suo pensiero e di tutti gli altri omofobi. Fa ridere, ma fa anche riflettere.

Forse per essere di destra non devi essere capace di sapere cosa siano delle opinioni. D’altronde, si scambia l’odio per opinione, la discriminazione per opinione, l’omofobia per opinione, e a quanto pare una fake news per opinione. L’ultimo caso è stato quello di Laura Morante che, intervistata da La Stampa, ha detto che le è stato chiesto cosa pensasse «delle famiglie arcobalenoQuella tradizionale è stata un tale disastro, che peggio di così non potrà andare. La famiglia arcobaleno sarà meglio». Ovviamente, fa riferimento alla sua esperienza personale, non prende spunto da dati facendo passare la sua idea come l’unica accettabile. Al contrario di quello che fanno Simone Pillon e i suoi.

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Tra l’altro, ricordiamo che lo scorso anno Pro Vita & Famiglia ha dimostrato la sua solita ipocrisia. Ricordate l’ultimo Sanremo, con Drusilla Foer che strappandosi i baffi da Zorro pronuncia un “Dio Cristo“? Quanto hanno piagnucolato, quanto? Scesero direttamente in campo con dei camion pubblicitari con su affissi dei manifesti “Basta propaganda LGBT TRAVESTITA da “spettacolo”! #NonColMioCanone“ per «contrastare tutta questa propaganda anticristiana, blasfema e contro la famiglia tradizionale». Ma dov’erano quando nella stessa Rai Pio e Amedeo mettevano in scena le f-word e le n-word cercando di normalizzarle sebbene siano considerate degli insulti gravissimi dai diretti interessati?

Ricordiamo ai signori che solo perché ci sono delle persone LGBT, non indica fare propaganda, bensì non esistono solo eterosessuali e tutti meritano una rappresentanza. Amadeus è un uomo, cisgender, eterosessuale e anche un padre di famiglia, e presenta Sanremo da anni. E per anni abbiamo avuto sempre un uomo, bianco, cisgender ed eterosessuale, in più programmi della Rai. La loro rappresentanza la hanno e neanche da poco, considerando che è il conduttore presente in tutte e cinque le serate. Forse però vogliono un omofobo come loro. E a distanza di un anno, ritornano con una petizione.

Pro Vita & Famiglia e la petizione contro la Rai

«Nel corso del 2022 la Rai ha usato i suoi programmi, finanziati col canone obbligatorio dei cittadini, per promuovere una visione ideologica e faziosa in tema di sessualità e identità di genere», scrivono nella petizione. Fra le ultime polemiche, il 2 gennaio scorso la Rai ha trasmesso un episodio di “Un posto al Sole” con un bacio fra due uomini. E quale sarebbe il problema? Vediamo letteralmente scene di sesso eterosessuale da anni, ma per le persone LGBT non va bene neanche un bacio? Ci rendiamo conto che è discriminazione, vero?

Però Pro Vita & Famiglia, in questo caso, non si lamenta del bacio omosessuale, quanto più della «sessualizzazione della cultura, della Tv e dello spettacolo. Sessualizzazione sempre più precoce e coatta, la quale viene promossa da lobby e da gruppi che hanno interessi e scopi sia ideologici, sia bassamente commerciali». Ripetiamo: dov’erano nelle scene di sesso eterosessuale? Dicono che «molti utenti hanno protestato contro il bacio, il che è senz’altro un loro diritto», però quando si manifestava contro Pio e Amedeo, si parlava di “pensiero unico“.

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Nell’articolo si legge addirittura che adesso è la famiglia tradizionale a “scandalizzare”, in quanto spesso è detta “retrograda”. «Evitiamo quindi di usare i media come mezzi di propaganda per cancellare e perfino demonizzare quel modello di famiglia che nei secoli ha fatto grande l’Italia e l’Europa». Quando si comprenderà che accettare un tipo di famiglia diverso da quello tradizionale non è discriminare, il mondo sarà un posto migliore. Fino a quel punto, dovremo subire Pro Vita & Famiglia che racconta di quanto la famiglia tradizionale (quella accettata dal governo) sia discriminata.

Tornando alla petizione, fanno un elenco dei programmi che “promuoverebbero una visione ideologica e faziosa in tema di sessualità e identità di genere”, in altre parole quella minoranza di programmi che non è solo composto dalla famiglia tradizionale. Fra questi, troviamo

  • “D-SIDE, il lato diverso delle cose”, con la puntata sull’identità di genere con Francesca Vecchioni, esponente di spicco della comunità LGBTQ, e Leonardo Santuari, giovane “influencer transgender” che ha raccontato sui social la sua transizione sessuale da ragazza a ragazzo;
  • “Via delle Storie”, puntata sull’identità di genere con la partecipazione di Maddalena Mosconi, una psicologa che sostiene la necessità di accompagnare anche i minori che ne facciano richiesta alla transizione;
  • “SEX”, puntata sull’identità di genere con Vladimir Luxuria e giovani ragazzi e ragazze transgender;
  • “Mina Settembre”, episodio con la presenza di uno studente maschio che “si sente” femmina;
  • “Fame d’Amore”, ben due puntate con la presenza di storie di giovani con disforia di genere e che hanno intrapreso o desiderano intraprendere terapie ormonali a base di testosterone od operazioni chirurgiche per sembrare uomini.
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C’è anche l’episodio di Peppa Pig che fece tanta polemica, solo che non è stato trasmesso sulla Rai

Insomma, niente che urli ai giovani eterosessuali e cisgender: sei sbagliato se sei eterosessuale e cisgender, ma solo un abbraccio a quei ragazzi LGBT, affinché capiscano che loro esistono e che non sono sbagliati per sentirsi in quel modo, per non essere eterosessuali o cisgender. Evidentemente, però, si preferisce che questi giovani continuino a essere discriminati o addirittura che si suicidino (sabato scorso in Francia un 13enne si è suicidato a causa di insulti omofobici a scuola, nulla da dire?).

La petizione ha lo scorso di «chiedere al Governo di intervenire con urgenza sulla dirigenza della Rai per impedire che il nostro canone continui ad essere usato anche nel 2023 per promuovere l’ideologia gender e la transizione sessuale dei minori e dei più giovani, con narrazioni emotive, faziose e parziali», in altre parole quello che si chiede è la censura. Tralasciando il fatto che la censura è stata definitivamente abolita nel 2021, Giorgia Meloni ha detto di non essere omofoba, certo, le sue affermazioni dimostrano tutto il contrario, ma lei si dice non omofoba. Ora è tempo di dimostrarlo.

Anche perché, se in questo periodo ha il coraggio di darsi queste priorità, dimostra (ancora) che il suo governo non è diverso dai precedenti che ha tanto criticato. Fare opposizione è semplice, sedere sulle poltrone, evidentemente, no. E ci aggiungiamo anche che, se Pro Vita & Famiglia non vuole vedere scene LGBT, può spegnere la tv o cambiare canale, come altre persone non accendono la tv per vedere le solite fiction con personaggi esclusivamente eterosessuali e cisgender, trite e ritrite.

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