L’ipocrisia dei Pro Vita & Famiglia a cui vanno bene f-word e n-word, ma che piagnucolano per un “Dio Cristo”

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Ci è stato inviato un articolo in cui si definisce Sanremo il “Festival della Bestemmia“, appellandosi al “Dio Cristo” pronunciato da Drusilla Foer quando si toglie i baffi da Zorro, e dopo averlo letto con cura, analizzato per bene e aver letto una marea di incoerenze, abbiamo deciso di provare a rispondere. In ogni caso non ci stupisce più di tanto la polemica su Sanremo, poiché agli estremisti (non tutti i cristiani sono così!) va bene prendere in giro le minoranze, però se si tocca il cattolicesimo o se le minoranze sono protagoniste, cominciano a piagnucolare.

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Che poi, parlo tanto di “minoranze protagoniste”, ma in realtà alla comunità LGBT, in particolare ad alcune persone transgender, il Festival ha causato solo ansia e problemi a causa della donna transgender misgenderata e stereotipata da parte di Checco Zalone. In quel caso i Pro Vita & Famiglia non hanno detto nulla, si sono fatti una bella risata non pensando che in quel momento tantissime persone in carne e ossa erano state prese in giro in diretta nazionale. Però non appena Drusilla Foer, la serata dopo, ha pronunciato quel “Dio Cristo” hanno cominciato a insorgere.

Di cosa parleremo in questo articolo? In primis, voglio analizzare l’articolo che ci è stato inviato (scusate, mi rifiuto di mettere il link perché non meritano neanche una visualizzazione in più, sempre secondo la mia opinione). In secundis, voglio vedere insieme a voi cos’è una bestemmia, e perché quella di Drusilla Foer non lo è.

Drusilla Foer e il “Dio Cristo”: gli estremisti di Pro Vita & Famiglia piagnucolano

Scrivono che «milioni di Cattolici, Evangelici, Ortodossi e Anglicani offesi dalla blasfemia in scena al Teatro “Ariston”», però dov’erano queste persone quando Pio e Amedeo mettevano in scena le f-word e le n-word cercando di normalizzarle sebbene siano considerate degli insulti gravissimi dai diretti interessati? Ah, già, erano lì a ridere e a chiamarli dei geni indiscussi perché sono andati contro la potentissima lobby gay. E ancora, dov’erano quando dei politici scrivevano che “se mio figlio fosse gay lo brucerei in un forno” (Giovanni De Paoli, consigliere regionale Lega Liguria)? In quel caso non si sono offesi? Forse se a essere offesi sono le potentissime lobby gay (mica ci sono state 191 vittime di omofobie nel 2021), non è importante.

Sono scesi persino in campo i Pro Vita & Famiglia, per «contrastare tutta questa propaganda anticristiana, blasfema e contro la famiglia tradizionale», con dei camion pubblicitari con su affissi dei manifesti “Basta propaganda LGBT TRAVESTITA da “spettacolo”! #NonColMioCanone“. Ricordiamo ai signori che solo perché ci sono delle persone LGBT, non indica fare propaganda, bensì non esistono solo eterosessuali e tutti meritano una rappresentanza. Amadeus è un uomo, cisgender, eterosessuale e anche un padre di famiglia. La loro rappresentanza la hanno e neanche da poco, considerando che è il conduttore presente in tutte e cinque le serate. Forse però vogliono un omofobo come loro.

Evidentemente queste persone sono abituate a vedere propaganda ovunque, d’altronde come biasimarle? Siamo abituati a Matteo Salvini e Giorgia Meloni che sfruttano qualsiasi disgrazia per essere degli sciacalli e raccattare quei due-tre voti in più. Che fanno pullulare sui propri social network post contro le persone nere, che quando accade una disgrazia contro una persona LGBT fanno quel post strappalacrime (vedi: Giorgia Meloni lo ha rifatto: l’omofobia è sbagliata solo quando non deve votare contro la legge per sconfiggere l’omotransfobia), ma che poi non fanno niente di concreto per cercare di eliminare l’omotransfobia.

Tornando all’articolo, ci si lamenta del fatto che la Polizia Locale sia intervenuta per fermare quel camion pubblicitario, identificando i conducenti e invitandoli a uscire dai confini del comune. «Dunque a Sanremo è possibile bestemmiare offendendo milioni di Cattolici, Evangelici, Ortodossi e Anglicani ma non è possibile dire che si è contro la propaganda delle Lobby Gay e che – con i soldi del proprio canone – non si vuole pagare un travestito affinché si esibisca su un palco guardato, fra gli altri, da moltissimi bambini». Ma abbiamo ascoltato la stessa Drusilla Foer? Quella che ha parlato di unicità, di accettarci, di amarci?

«Non voglio ammorbarvi a quest’ora con parole sulla fluidità, sull’integrazione, sulla diversità. Diversità non mi piace perché ha in sé qualcosa di comparativo e una distanza che proprio non mi convince. Quando la verbalizzo sento sempre di tradire qualcosa che penso o sento. Le parole sono come le amanti quando non si amano più vanno cambiate subito. Un termine in sostituzione potrebbe essere unicità, perché tutti noi siamo capaci di coglierla nell’altro e pensiamo di esserlo. Per niente, perché per comprendere la propria unicità è necessario capire di cosa è composta, di cosa siamo fatti. Di cose belle: le ambizioni,  i valori, le convinzioni, i talenti. Ma talenti e convinzioni devono essere curati.

Non è facile entrare in contatto con la propria unicità ma un modo lo avrei: si prendono per mano tutte le cose che ci abitano e si portano in alto, si sollevano insieme a noi, nella purezza dell’aria, in un grande abbraccio innamorato e gridiamo: “che bellezza tutte queste cose sono io”. Sarà una ficata pazzesca e sarà bellissimo abbracciare la nostra unicità e a quel punto io credo che sarà più probabile aprirsi e uscire da questo stato di conflitto che ci allontana. Sono una persona molto fortunata a essere qui ma vi chiederei un altro regalo: date un senso alla mia presenza su questo palco e tentiamo il vero atto rivoluzionario, che è l’ascolto, di se stessi e degli altri.

Promettetemi che ci doneremo agli altri, che accogliamo il dubbio anche solo per essere certi che le nostre convinzioni non siano solo delle convenzioni. Facciamo scorrere i pensieri in libertà e senza pregiudizio e senza vergogna. Facciamo scorrere i sentimenti con libertà e liberiamoci dalla prigionia dell’immobilità. Immaginate se il mondo non ruotasse e fisso stesse, se tutto il buio fosse nero pesto».

Drusilla Foer

Ricordo quando, dopo Felicissima Serata, in molti ci siamo chiesti: e se avessero bestemmiato? In occasione dei Seat Music Awards, fu lo stesso Fedez (attaccato dal duo comico sulla Rai) a porre a loro questa domanda: «Avete fatto questo atto rivoluzionario di sdoganare la parola neg*o e fro**o, siete in diretta sulla Rai ma una bella bestemmia non me la tiri? I negri e i froci ti rispondono con un sorriso, i cristiani sono obbligati a perdonarti». Beh, diciamo che con Drusilla Foer abbiamo avuto la risposta a questa domanda, sebbene non abbia bestemmiato.

Perché quella di Drusilla Foer non era una bestemmia

Oggi le bestemmie sono molto diffuse, e ci teniamo ad aggiungere anche un purtroppo. Non ho mai trovato alcun senso nella bestemmia, soprattutto perché in Italia abbiamo così tante parolacce che possiamo utilizzare per sfogarci che bestemmiare penso sia solo maleducazione. Le ho sempre trovate irrispettose e volgari, soprattutto quando pronunciate davanti a una persona che sai essere cattolica. Forse vengono viste come una sorta di rivoluzione? Ma se si è atei e quindi si ritiene che Dio non esista, allora contro chi è la rivoluzione? Contro i bigotti che avranno solo una scusa in più per attaccarti?

Fatta questa premessa, però, vediamo perché Drusilla Foer non ha bestemmiato. Cos’è la bestemmia? La parola deriva dal greco βλασφημία, formata del verbo βλάπτειν (“ingiuriare”) e dal sostantivo φήμη (“reputazione”), per cui è letteralmente un’ingiuria alla reputazione di qualcuno. Inizialmente non era infatti riferito per forza a una divinità, poi con il tempo ha iniziato a riferirsi a Dio. Sempre in antichità, tra l’altro, si riteneva che non dovevano essere gli uomini a dover punire i bestemmiatori, bensì che era un compito delle divinità. Con l’editto di Tessalonica del 380, poi, è cambiato tutto. Il cristianesimo diviene la religione ufficiale e la bestemmia viene punita con la pena di morte (Codice Giustinianeo del 534).

In Italia la bestemmia è stata depenalizzata e trasformata in un illecito amministrativo nel 1999, con il governo D’Alema. Prima puniva solamente la bestemmia nei confronti della divinità cristiana. Adesso bestemmiare non è punibile dalla legge se lo si fa in casa propria o in luogo privato, tuttavia, quella di Drusilla Foer non è stata una bestemmia, forse ci si potrebbe solamente appellare a uno dei comandamenti, in particolare al secondo, che proibisce di nominare il nome di Dio invano. Ma, in questo caso, bisognerebbe fare storie per letteralmente chiunque.

Ci sono politici che in ogni post nominano Dio, ci sono ragazzini, adulti, anziani, che spesso dicono semplicemente “Oddio“. È una bestemmia anche quella? Qual è la differenza con “Dio Cristo”? Come stabilito nel 2015 in seguito a un ragazzo che mentre disputava una partita di calcio è stato espulso per aver detto un “Dio Santo”, queste sono più invocazioni che espressioni blasfeme. In conclusione, vogliamo ricordare ai cristiani che anche loro bestemmiano (secondo il senso letterale del termine che abbiamo visto nei paragrafi precedenti), quando insultano le persone LGBT o diverse, quando venerano un immigrato per poi farne morire altri in mare, quando cercano di cambiare una creazione di Dio, solo perché non è eterosessuale o cisgender.

Dovrebbero ricordarlo, quando spargono odio sui social nei confronti dei cantanti di Sanremo (e ne ho lette tante da questi critici morali e canori improvvisati), contro Drusilla Foer, contro i conduttori, le conduttrici, le potentissime lobby gay, gli immigrati, le donne, le nuove generazioni, che Dio li sta guardando. Quando andate a confessarvi, dite al vostro parroco che siete stati cattivi?

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