Not Quite Dead Yet di Holly Jackson: una settimana per risolvere il proprio omicidio

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Holly Jackson è ormai una garanzia quando si parla di thriller per giovani adulti. Dopo il successo della trilogia di Come uccidono le brave ragazze, l’autrice torna con una storia che conserva alcuni degli elementi che hanno reso riconoscibile il suo stile, tra misteri, indizi, personaggi tutt’altro che innocenti e colpi di scena, ma che sceglie anche una premessa decisamente particolare. In Not Quite Dead Yet, infatti, la protagonista non deve semplicemente scoprire chi sia l’assassino: deve scoprire chi la ucciderà. E ha soltanto una settimana per farlo.

images?q=tbn:ANd9GcRXtc08sSt41hika8fNdmW0h10vJFPIe4mCU5HLFv1p4JJTamyyGBqTirjk&s=10 Not Quite Dead Yet di Holly Jackson: una settimana per risolvere il proprio omicidio

Margaret “Jet” Mason viene aggredita e, dopo aver ricevuto la notizia che morirà a causa delle conseguenze dell’attacco, decide di utilizzare il tempo che le rimane per risolvere il proprio omicidio. Una situazione paradossale che rende immediatamente la lettura intrigante e che, soprattutto, permette a Holly Jackson di costruire un thriller che si muove continuamente tra il conto alla rovescia e la ricerca della verità.

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Jet Mason non è la protagonista che ti aspetti

Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente di Not Quite Dead Yet è proprio Jet. Margaret Mason non è la classica protagonista perfetta che, davanti al pericolo, trova improvvisamente il coraggio necessario per affrontare qualsiasi situazione. È una ragazza spesso scomoda, poco coraggiosa, capace di prendere decisioni discutibili e di commettere errori. Non è sempre simpatica e, soprattutto, non sembra costruita per essere necessariamente amata dal lettore. Ed è proprio questo a renderla credibile.

Holly Jackson non prova a trasformarla in una paladina strappalacrime che, sapendo di avere soltanto pochi giorni di vita, diventa improvvisamente migliore, più altruista e più consapevole. Jet rimane Jet, con i suoi difetti, le sue paure e le sue contraddizioni, anche mentre cerca disperatamente di capire chi abbia deciso di ucciderla.

Questa scelta rende il personaggio molto più umano rispetto a tante protagoniste di thriller young adult. Jet non affronta la propria morte con una maturità esemplare e non ha sempre la risposta giusta da dare alle persone che la circondano. È una ragazza che sta cercando di mettere insieme i pezzi mentre il tempo continua a scorrere e che, inevitabilmente, deve fare i conti con una vita che non ha avuto il tempo di sistemare.

Il fatto che non tutti i suoi comportamenti siano condivisibili contribuisce a rendere la sua storia più interessante, perché impedisce al lettore di guardarla soltanto attraverso la lente della vittima. Jet è contemporaneamente vittima, investigatrice e persona piena di difetti, e questa combinazione è probabilmente uno degli elementi più riusciti del romanzo.

Un’indagine piena di segreti e persone poco affidabili

A guidare Jet nella sua indagine c’è Billy, il suo amico d’infanzia, che diventa il compagno di questo assurdo viaggio alla ricerca dell’assassino. Insieme ripercorrono le relazioni, le stranezze e i comportamenti delle persone che circondano Jet, cercando di capire chi potrebbe avere un motivo per volerla morta. Ed è qui che Not Quite Dead Yet trova una delle sue dimensioni più interessanti: dietro una serie di persone apparentemente comuni e vite apparentemente monotone si nascondono moltissimi scheletri nell’armadio. Nessuno sembra essere davvero quello che appare e ogni personaggio porta con sé qualcosa che preferirebbe non raccontare.

La capacità narrativa di Holly Jackson funziona particolarmente bene proprio nella costruzione di questi sospetti. L’autrice riesce a disseminare indizi senza trasformare la storia in una successione pesante di spiegazioni e permette al lettore di seguire Jet mentre prova a capire quali dettagli siano realmente importanti.

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Il viaggio verso la soluzione è coinvolgente e, almeno per gran parte del romanzo, ho avuto quella sensazione che per me è fondamentale in un thriller: non volevo mettere giù il libro. È stato quasi frustrante dover interrompere la lettura per gli impegni quotidiani, perché la storia riesce a mantenere una tensione costante e a far venire voglia di capire cosa ci sia dietro ogni comportamento apparentemente insignificante.

Una famiglia sul precipizio

Dietro il mistero dell’omicidio c’è però anche una storia familiare che aggiunge una dimensione diversa alla vicenda. Not Quite Dead Yet non è soltanto un thriller costruito intorno alla domanda “chi ha ucciso Jet?”, ma racconta anche una famiglia che sembra essere arrivata al limite, costretta ad affrontare un evento tragico mentre porta ancora addosso tutti i problemi e gli errori accumulati nel tempo. Lo status sociale, le aspettative sul futuro, le relazioni familiari e il bisogno di mantenere un equilibrio che in realtà è già profondamente fragile diventano parte integrante della storia.

E, personalmente, sono proprio i genitori alcuni dei personaggi che ho trovato più detestabili. La loro assenza pesa sulla storia e, ancora una volta, ci troviamo davanti a figure adulte che sembrano più interessate a mantenere intatti i propri equilibri che a comprendere davvero ciò che sta succedendo ai figli. Non sono personaggi costruiti per essere semplicemente “cattivi”: sono persone che hanno commesso errori, che continuano a commetterne e che sembrano incapaci di mettere da parte se stesse quando sarebbe necessario farlo. Questo rende i drammi personali del romanzo più sfumati e impedisce alla vicenda di ridursi a un semplice gioco di indizi e sospetti.

Il vero punto debole di Jet

Se c’è un aspetto che, secondo me, impedisce a Not Quite Dead Yet di essere completamente impeccabile, è proprio quello che riguarda Jet e il rapporto con la propria vita. La premessa del romanzo le offre un’occasione narrativa enorme: una ragazza scopre di avere pochissimo tempo a disposizione e decide di utilizzare quei giorni per scoprire chi la ucciderà. Sarebbe quindi naturale aspettarsi che, durante l’indagine, emergesse anche una presa di coscienza sempre più profonda della propria esistenza, delle persone che ha amato, degli errori commessi e delle cose che avrebbe voluto fare diversamente.

Questa evoluzione, invece, rimane secondo me un po’ in secondo piano. Jet è determinata a trovare risposte e continua a muoversi da un indizio all’altro, ma il fatto che sappia di essere vicina alla morte avrebbe potuto avere un peso maggiore nella sua trasformazione personale. Non mi aspettavo necessariamente una protagonista improvvisamente maturata o una grande redenzione, perché uno dei meriti del libro è proprio non rendere Jet perfetta. Mi sarebbe però piaciuto vedere maggiormente cosa significa, per lei, sapere che la sua vita sta per finire. La ricerca dell’assassino è efficace, ma in alcuni momenti avrei voluto che il romanzo si fermasse un po’ di più sulla ragazza dietro l’indagine.

Un thriller che funziona, anche se manca qualcosa

Nel complesso, Not Quite Dead Yet è un thriller davvero piacevole e coinvolgente. Holly Jackson dimostra ancora una volta di saper costruire storie che spingono il lettore ad andare avanti, giocando con sospetti, segreti e personaggi che nascondono molto più di quanto sembrino inizialmente mostrare. La particolarità della premessa rende inoltre il romanzo diverso da un’indagine tradizionale: Jet non sta cercando soltanto un assassino, sta cercando il proprio assassino, sapendo che la risposta arriverà prima o poi, ma anche che potrebbe non avere il tempo di fare qualcosa con quella verità.

È una storia che riesce a essere semplice nella struttura e allo stesso tempo piena di sfumature, drammi familiari e personaggi tutt’altro che esemplari. Ed è proprio questa imperfezione a renderla interessante. Non tutto funziona allo stesso modo e, per quanto mi riguarda, manca quel qualcosa che avrebbe potuto trasformare un buon thriller in un libro davvero impeccabile, soprattutto nella dimensione più personale di Jet e nella sua presa di coscienza davanti alla propria morte.

Rimane però una lettura che consiglierei a chi ama i thriller young adult e, soprattutto, a chi cerca una storia capace di intrattenere senza rinunciare completamente alla parte più umana dei suoi personaggi. Not Quite Dead Yet non è perfetto, ma ha una premessa originale, una protagonista diversa dal solito e abbastanza misteri da rendere difficile smettere di leggere. E forse è proprio questo, alla fine, uno dei migliori complimenti che si possano fare a un thriller: anche quando sai che dovresti mettere giù il libro, vuoi ancora scoprire cosa succederà nella pagina successiva.

Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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