Cos’è il mobbing e come reagire

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Da ormai mesi si parla di mobbing a causa della triste storia di Sara Pedri, ragazza che, molto probabilmente, si è suicidata a causa del mobbing da parte dei suo superiori, denunciato dai genitori ma anche da alcune colleghe o da altre dipendenti dell’ospedale in cui lavorava la giovane donna prima di licenziarsi e poi fare il gesto estremo. Davanti agli abusi da parte dei superiori o dei colleghi molte persone riescono a denunciare, riescono a resistere, riescono a sopravvivere, ma non è così per tutti, e per questo vogliamo dare luce a questo problema che ancora oggi è causa di disagio per fin troppe persone.

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Fonte: altalex

Il mobbing è, in poche parole, il bullismo a lavoro, da parte di un gruppo di persone, da parte del tuo capo, di alcuni colleghi, e prevede degli abusi che includono dei comportamenti aggressivi di natura fisica e/o verbali. Un termine analogo è il bossing, ovvero il mobbing da parte di un superiore, tuttavia il bossing è una categoria del mobbing, per cui quest’ultimo è l’insieme di diversi abusi da parte di più persone, che avvengono nel mondo del lavoro, come in quello della scuola, delle forze armate o persino della famiglia.

Il termine è stato coniato negli scorsi anni Settanta da Konrad Lorenz, un etologo, che lo ha utilizzato per descrivere un comportamento aggressivo tra alcuni individui della stessa specie con lo scopo di escludere un membro del gruppo. Veniva utilizzato soprattutto nell’ornitologia, quando un gruppo di uccelli di piccola taglia respinge un rapace predatore. Nel ’72, poi, Paul Heinemann lo utilizzò per riferirsi al bullismo e, negli anni ‘8, lo psicologo Heinz Leymann lo definì come «una comunicazione ostile, non etica, diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo individuo».

C’è comunque da dire che il mobbing è sempre esistito, solo che lo chiamavamo nonnismo nelle caserme e bullismo a scuola. Il mobber è proprio come un bello: agisce sulla vittima a livello psicologico o fisico perché si sente più forte e lo fa, molto spesso, sfruttando il suo potere social sugli altri e mettendoli anche contro di te. Tuttavia, ora che abbiamo visto cos’è il mobbing, spostiamo la nostra attenzione su come comprendere se quello che stai subendo è mobbing e, soprattutto, come reagire.

I segnali che stai subendo il mobbing

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Fonte: lextown

Come faccio a capire se sto subendo del mobbing da parte dei miei colleghi o da un mio superiore? In primis vi aggiungo che il mobbing da parte di un superiore può essere detto bossing ma anche mobbing verticale, mentre da un collega è mobbing orizzontale, e in genere quest’ultimo avviene per farvi fuori, per avere tutte le attenzioni su di sé oppure semplicemente perché vuole che vi licenziate. Qualsiasi sia il motivo, cercate di non darla vinta. Vediamo come agisce un mobber.

Ovviamente la prima cosa che farà sarà cercare di demoralizzarvi e farvi sentire inferiori: criticherà continuamente il vostro lavoro, sminuendolo o trovando cose che non vanno in realtà inesistenti, potrebbe persino pagarvi meno di quel che meritate oppure boicottare l’attività lavorativa. Allo stesso tempo potrebbe mettere in giro dei pettegolezzi su di voi e quindi potreste trovarvi emarginati da tutti, potrebbe prendervi in giro per come vi vestite o per il vostro aspetto. Potrebbe anche solo provocarvi o minacciarvi, ma spesso si arriva persino alla molestia sessuale.

Quello che sentirete è disagio, depressione, vi sentirete emarginati, non apprezzati nonostante ce la state mettendo tutta. Quella del mobbing sul lavoro è una «guerra all’ultimo sangue» e vince chi riesce a non mollare oppure chi molla per primo, tuttavia spesso se ne riesce a uscire con danni psicologici e non solo. Marco Benedetti, in psicologia del lavoro, ha inserito fra le conseguenze il disturbo post traumatico da stress (perdita di autostima, ansia, esaurimento nervoso, depressione, insonnia, nevrosi, attacchi di panico, cefalea, tremore, tachicardia, sudorazione fredda, gastrite e dermatite).

Come reagire al mobbing

Ma come reagiamo al mobbing, soprattutto se viene da un superiore? Nell’ordinamento italiano non esiste una disciplina che combatte questo fenomeno in primis, tuttavia ci sono diversi articoli che potrebbero essere citati a riguardo, così come ci sono nel codice civile o nello Statuto dei lavoratori, per cui non c’è una vera e propria pena per il mobbing, ma considerando che questo fenomeno è causato da più abusi punibili legalmente, si potrebbe sempre intervenire.

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Fonte: Blog inSalute

Ma, prima di denunciare, come possiamo uscirne fuori? Vorrei dire che è facile, tuttavia, come con il bullismo, non c’è una vera e propria reazione, perché rispondendo o addirittura vendicandoci potremmo scatenare ancora di più la bestia. Tuttavia non è neanche possibile restare a subire per tutta la nostra vita rendendola impossibile. Se l’abuso viene da un collega si potrebbe provare a risolvere parlandone con un capo e, se con il capo non va bene o se è proprio lui il carnefice, cerca di contattare un Sindacato o un legare di un Patronato. Eventualmente, se possibile, puoi anche chiedere il trasferimento.

Consiglio anche di parlarne, eventualmente, con colleghi o familiari, in modo da avere più opinioni sul caso specifico. Ma, soprattutto, ricorda che la tua salute, mentale e fisica, viene prima di tutto, anche prima di un lavoro, ma soprattutto ricorda che tu non hai alcuna colpa. Non sappiamo esattamente cosa sia avvenuto nella mente di Sara Pedri quando ha deciso di suicidarsi, tuttavia sappiamo che lei si era licenziata e, subito dopo, di lei non si è saputo più nulla. Il mobbing non è colpa vostra e non è un vostro fallimento licenziarsi, ma ci state solo guadagnando.

Uscire dal mobbing non è semplice, spesso è impossibile, tuttavia devi essere capace di identificare il mobber ancor prima di cadere nella sua letale trappola e ricordare sempre che tu non hai alcuna colpa, così come non lo ha quel bambino che un giorno è andato a scuola con i pantaloni rosa, o quella ragazza che indossava degli slip rossi. La colpa è sempre e solo del carnefice, tu sei solo una vittima che deve trovare la forza di reagire e combattere.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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