Sara Pedri: ripresa la ricerca del corpo della ginecologa vittima di mobbing

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Sono ripartite nel lago di Santa Giustina le ricerche per il corpo di Sara Pedri, la giovane ginecologa la cui auto è stata trovata in un parcheggio in Trentino più di un anno fa. Il suo caso fece molto scalpore in quanto vittima di mobbing a lavoro, tanto che è passata dall’essere dedita e appassionata al suo mestiere, a doverlo abbandonare e a sentire sulle proprie spalle il peso del fallimento. Il dottor Tateo, che ha negato le accuse sul mobbing, è stato prima trasferito e poi licenziato.

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Sara Pedri

 «Siamo convinti che Sara abbia compiuto un gesto estremo perché abbiamo visto come si era ridotta. Mia sorella era vittima di mobbing e si era ammalata. Parlava con un filo di voce, non dormiva, non mangiava. Voleva liberarsi da un malessere. E poi carabinieri e Procura, impegnati nelle ricerche, non ci hanno mai fatto sperare che Sara si trovasse da un’altra parte. È nel lago di Santa Giustina, vicino a dove è stata ritrovata la macchina», ha detto la sorella di Sara Pedri in una ormai vecchia intervista con Il Corriere della Sera.

«È un pensiero brutto, lo so. Pensi che sia lì sotto e nessuno me la porta su. Quando hai quell’immagine nella testa, e ci vivi da un anno, ti disturba sempre di più», ha detto Emanuela, la sorella di Sara. «Come famiglia ci stiamo molto impegnando per tenere vivo il ricordo. Lo facciamo per noi, ci fa stare bene. E se di riflesso la notizia può aiutare altre persone, nella speranza di vedere un cambiamento, questo accresce il nostro sollievo».

In un’intervista con La Stampa ha anche parlato del dottor Tateo, che ha contribuito a farle perdere per sempre la sorella, in particolare sul fatto che lui neghi le accuse di mobbing: «questo non lo ha detto la mia famiglia. Lui è stato licenziato. L’attenzione va rivolta ai fatti, non alle parole. C’è stata la dimostrazione che in quel reparto ci sono stati maltrattamenti, vessazioni, mobbing? Sì, l’azienda sanitaria lo ha detto. Noi abbiamo fatto solo una domanda: cos’è successo a Sara?».

Riprendono le ricerche di Sara Pedri

Dopo mesi di inattività, sono ufficialmente ripartite le ricerche del corpo di Sara Pedri nel lago di Santa Giustina. La sua auto fu trovata in località  Mostizzolo, nel comune di Cis, al confine con quello di Cles, nelle  vicinanze del ponte che sovrasta il torrente Noce, quindi sin da subito l’ipotesi principale è stata quella del suicidio gettandosi dal ponte, e quindi il suo corpo sarebbe stato trasportato dalla corrente fino ad arrivare nel lago dove oggi lo si sta cercando, ancora una volta.

Le ricerche sono coordinate dal comandante dei carabinieri della compagnia di Cles Guido Quatrale con l’aiuto del nucleo dei carabinieri subacquei di Genova, di una sofisticata tecnologia per la scansione tridimensionale sott’acqua e di sei cani addestrati nel ritrovamento dei cadaveri, di cui cinque provenienti dalla Germania e uno da Bologna. Per ora, comunque, non ci sono ancora delle novità, ma il lavoro è appena ricominciato.

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Sara Pedri

«La differenza rispetto ai tentativi precedenti non è la quantità di uomini e mezzi coinvolti, ma la qualità», ha detto il maggiore dei carabinieri Guido Quatrale, che guida la compagnia di Cles. Sui gommoni infatti c’è anche l’eco-scan sonar, che permette di scansionare il fondale grazie alle onde sonore, ricostruendo in maniera tridimensionale, sul monitor, tutto ciò che ha una lunghezza di almeno mezzo metro, e quindi anche il corpo di Sara Pedri.

In più, con l’aiuto dei cani e dei loro addestratori, considerati fra i più bravi d’Europa e specializzati proprio nella ricerca di corpi sott’acqua, sarà più probabile avere dei riscontri positivi e riportare Sara Pedri a casa. I cani, dal gommone, saranno capaci di annusare dal pelo dell’acqua i gas dovuti al processo di decomposizione che salgono fino alla superficie, distinguendo anche se li emana un essere umano o un animale.

La storia di Sara Pedri

Il caso di Sara Pedri ha evidenziato un grave problema di mobbing che da anni veniva praticato nell’ospedale dove la giovane ginecologa lavorava. Il mobbing, per chi non lo sapesse, è una serie di comportamenti aggressivi subiti da un lavoratore da parte di altri colleghi oppure superiori. Secondo l’Oxford Languages è una «sistematica persecuzione esercitata sul posto di lavoro da colleghi o superiori nei confronti di un individuo, consistente per lo più in piccoli atti quotidiani di emarginazione sociale, violenza psicologica o sabotaggio professionale, ma che può spingersi fino all’aggressione fisica».

Non appena i genitori di Sara Pedri hanno fatto esplodere questa bomba, più ginecologhe hanno denunciato la situazione nell’ospedale in cui lavorano o hanno lavorato per poi fuggire non appena possibile. Le ginecologhe che hanno scritto e denunciato all’Azienda sanitaria trentina, all’Ordine dei medici e all’assessora provinciale alla salute Stefania Segnana sottolineano «l’incompatibilità ambientale» del primario del reparto, ormai ex, Saverio Tateo.

Il Corriere del Trentino fa sapere anche che le sei donne si sono rivolte agli avvocati Andrea de Bertolini e Andrea Manca, in modo da iniziare un’azione legale: «L’intenzione delle nostre assistite non era certo quella di screditare l’Azienda sanitaria, il loro datore di lavoro, verso il quale hanno sempre avuto rispetto e garantito massimo impegno e dedizionema di dichiarare la condizione di sofferenza e prostrazione», hanno detto gli avvocati.

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Sara Pedri

Il deputato Paolo Parentela ha invece affermato: «La dottoressa Sara Pedri sarebbe stata colpita sulle mani e addirittura schiaffeggiata con uno strumento utilizzato per i cesarei. Inoltre, sarebbe stata spintonata ed aggredita verbalmente, finanche percossa durante un parto cesareo davanti ad una paziente. Questi comportamenti avrebbero anche, secondo le notizie disponibili, una matrice razzista pare legata alla formazione della professionista all’università di Catanzaro. Il governo deve quindi fare chiarezza immediata, anche per rispetto dei familiari di Sara».

«Avevo paura, paura da morire. Mi sembrava di essere davanti a un tribunale militare, non a colloquio con il mio primario. Ne sono uscita distrutta», ha detto una delle sei ginecologhe informate sui fatti al Gip Enrico Borrelli che sta cercando di capire se e quando ci sono stati dei maltrattamenti da parte dell’ex primario Saverio Tateo e della vice Liliana Mereu nel reparto di ginecologia e ostetricia del Santa Chiara ai danni di 21 tra medici, infermieri e personale sanitario.

La collega di Sara Pedri ha raccontato che una volta ha anche registrato «il colloquio con il telefonino. Una mia collega era uscita dal faccia a faccia con il primario molto provata. Perché i colloqui? Li aveva organizzati con tutti i dipendenti del reparto che avevano sottoscritto una lettera contro i turni di lavoro. Lui a tratti urlava, poi assumeva un tono glaciale». Mentre però le sue colleghe lottano per avere giustizia, Sara Pedri è ancora dispersa. La sorella invita a cercarla, la famiglia piange senza poter seppellire il suo corpo.

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