Sara Pedri: trasferito il primario del reparto di ginecologia

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Sara Pedri è ancora scomparsa e ancora non ha ottenuto la giustizia che merita insieme a tutte le colleghe che hanno denunciato dei disagi nel reparto in cui lavoravano. Qualche giorno fa il primario Savero Tateo, che la ragazza chiamava «sovrano illuminato» era tornato in servizio dopo il periodo di ferie che si era preso il giorno dopo l’avvio dei lavori della commissione d’inchiesta interna tuttavia era evidente che non ci fosse un ambiente favorevole per lui, quindi è stato trasferito. Potrebbe aver contribuito al suicidio di una ragazza a causa del mobbing, ed è semplicemente stato trasferito.

«Emergono fatti oggettivi e una situazione di reparto critica», ha fatto sapere l’azienda sanitaria trentina che si stava occupando delle indagini interne sull’Ospedale, che si è chiusa proprio ieri. Le indagini erano state aperte per fare chiarezza sul «sistema punitivo» che Sara Pedri e non solo avevano denunciato ad amici, familiari e, adesso, alle forze di competenza. Sono 110 le testimonianze raccolte che hanno portato alla decisione di trasferire Saverio Tateo e un altro medico in un altro reparto.

Questa scelta è stata presa «al fine di tutelare la serenità delle pazienti, degli operatori coinvolti e a salvaguardia del buon funzionamento del reparto», ha spiegato l’azienda. Tuttavia è inevitabile chiedersi: il primario ha imparato la lezione o continuerà a torturare i suoi dipendenti finché non decideranno di cambiare ospedale o, peggio, suicidarsi? Questa scelta non è piaciuta agli utenti del web, poiché trasferire non significa eliminare del tutto il problema.

L’azienda ha fatto le sue indagini e ha attestato che è vero che esisteva un «clima di terrore» in quelle mura, che Sara Pedri, la solare, felice, dedita al suo lavoro Sara Pedri, non è stata l’unica a sentire la pressione e la violenza in quell’ambiente, ma tutte le sue colleghe che sono riuscite a scappare o quelle che sopravvivevano in quell’ospedale dell’orrore hanno confermato tutto. Sara Pedri lo aveva detto alla sorella Emanuela e al fidanzato, aveva deciso di licenziarsi, ma lo aveva fatto al limite della salute mentale, quando aveva ormai già perso il sorriso e la passione per quel che faceva da tanto.

Sara Pedri: il comunicato stampa

Ieri alle 14 è stato pubblicato un comunicato stampa da parte della Giunta provinciale trentina in cui leggiamo che «nella tarda serata di ieri la commissione interna di indagine, istituita dalla direzione generale per effettuare le audizioni del personale dell’Unità operativa di ginecologia dell’ospedale di Trento, ha completato i lavori raccogliendo una corposa documentazione e testimonianze di più di 110 persone. Gli atti sono poi stati trasmessi al direttore generale.»

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Fonte: Chi l’ha visto su Twitter

In seguito alle indagini e alle testimonianze che hanno fatto emergere dei «fatti oggettivi e una situazione di reparto critica», l’azienda ha deciso di trasferire il «direttore dell’ostetricia e ginecologia di Trento ad altra unità operativa e di un altro dirigente medico ad altra struttura ospedaliera dell’Apss». «Questi provvedimenti sono stati decisi al fine di tutelare la serenità delle pazienti, di tutti gli operatori coinvolti e a salvaguardia del buon funzionamento del reparto».

Concludono, poi: «La direzione generale invierà gli atti della commissione di indagine all’Ufficio procedimenti disciplinari per l’attivazione del relativo iter. L’unità operativa del Santa Chiara è stata affidata al direttore della struttura complessa di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Rovereto che guiderà il reparto a scavalco.» Adesso, come spiega Antonio Ferro che sostituisce Pierpaolo Benetollo che ha dato le sue dimissioni come direttore sanitario, tocca all’ufficio provvedimenti disciplinari decidere se ci saranno ulteriori sanzioni ai due medici.

Riguardo Benetollo, proprio ieri ha dato le sue dimissioni, probabilmente sentendosi colpevole di aver firmato la delibera che metteva Tateo a capo del reparto di ginecologia fino al 2025, anche dopo che il caso di Sara Pedri aveva raggiunto tutti i media nazionali con l’indignazione e la rabbia dei cittadini e della famiglia e degli amici della giovanissima vittima.

«È un primo passo importante, un calderone che andava scoperchiato», commenta l’avvocato Nicola Gentile che si sta occupando delle testimonianze delle vittime. Tra i vari episodi il legale cita di quando «Sara venne allontanata dalla sala operatoria e ricevette uno schiaffo sulle mani». «Rimane amarezza nel leggere di fatti oggettivi riscontrati. Servivano interventi a tempo debito», conclude il legale. Intanto si continua a cercare il corpo di Sara Pedri nel lago di Santa Giustina, dove si teme che si sia suicidata.

La storia di Sara Pedri

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Sara Pedri

Sara Pedri è una ginecologa di 32 anni sparita da Cles (Trentino) il 4 marzo di quest’anno. Non appena è scomparsa i genitori hanno denunciato la situazione di mobbing a cui loro figlia era sottoposta da quando lavorava nel reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento. Il mobbing, per chi non lo sapesse, è una serie di comportamenti aggressivi subiti da un lavoratore da parte di altri colleghi oppure superiori.

Mobbing: Sistematica persecuzione esercitata sul posto di lavoro da colleghi o superiori nei confronti di un individuo, consistente per lo più in piccoli atti quotidiani di emarginazione sociale, violenza psicologica o sabotaggio professionale, ma che può spingersi fino all’aggressione fisica.

Definizione dell’Oxford Languages

Non appena i genitori di Sara Pedri hanno fatto esplodere questa bomba, più ginecologhe hanno denunciato la situazione nell’ospedale in cui lavorano o hanno lavorato per poi fuggire non appena possibile. Al momento sono cinque le ginecologhe che hanno scritto all’Azienda sanitaria trentina, all’Ordine dei medici e all’assessora provinciale alla salute Stefania Segnana sottolineando «l’incompatibilità ambientale» del primario del reparto, che è appena tornato dalle ferie.

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Sara Pedri

Il Corriere del Trentino infatti fa sapere che le cinque donne si sono rivolte agli avvocati Andrea de Bertolini e Andrea Manca, in modo da iniziare un’azione legale: «L’intenzione delle nostre assistite non era certo quella di screditare l’Azienda sanitaria, il loro datore di lavoro, verso il quale hanno sempre avuto rispetto e garantito massimo impegno e dedizionema di dichiarare la condizione di sofferenza e prostrazione», hanno detto gli avvocati.

Il deputato Paolo Parentela ha invece affermato: «La dottoressa Pedri sarebbe stata colpita sulle mani e addirittura schiaffeggiata con uno strumento utilizzato per i cesarei. Inoltre, sarebbe stata spintonata ed aggredita verbalmente, finanche percossa durante un parto cesareo davanti ad una paziente. Questi comportamenti avrebbero anche, secondo le notizie disponibili, una matrice razzista pare legata alla formazione della professionista all’università di Catanzaro. Il governo deve quindi fare chiarezza immediata, anche per rispetto dei familiari di Sara».

Ci auguriamo che Sara Pedri possa ottenere la pace e la giustizia che merita e che il suo sia solo l’ultimo caso di mobbing in quell’ospedale, e di quel dottore e di tutto quelli che, come lui, hanno reso l’ambiente ospedaliero un film horror. Ci auguriamo che il suo caso sia quello che faccia fermare tutte le persone cattive che hanno dimenticato cosa significhi essere dei medici.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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