Lo sciacallaggio dei quotidiani nazionali davanti all’errore di uno studente

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Uno studente alla sua seconda prova di maturità copia dal cellulare, viene scoperto e, di conseguenza, bocciato. E all’improvviso diventa un caso nazionale. All’improvviso ne parla chiunque: La Stampa, La Repubblica, ANSA, Open, FanPage, Orizzonte Scuola e potrei continuare ancora e ancora e ancora. Ne parlano i docenti nei gruppi Facebook, commentano gli individui che forse la maturità l’hanno data secoli fa, tutti condannando l’errore di un ragazzo che ha, sì, sbagliato, ma che non è neanche l’unico ad aver copiato alla maturità. Forse uno dei pochi a essere scoperto. Nessuno, però, pensa in che distopia stiamo vivendo: shitstorm nazionale per un ragazzino che ha sbagliato, niente più privacy. Tutto è terribilmente pubblico.

Penso che ci siano davvero poche cose deludenti quanto il giornalismo italiano. Sono sempre alla costante ricerca della notizia, nascondendosi dietro un anonimato perché finché non dici il nome della vittima allora non lo stai condannando. Ma davvero? Vediamo scritto il nome della città, il nome dell’istituto, persino l’indirizzo. Non è difficile per qualche curioso andare a vedere gli scrutini che sono pubblici e vedere chi è stato bocciato (e i bocciati alla maturità, lo abbiamo visto dai dati condivisi nelle ultime settimane, sono rarissimi). Ma soprattutto… Non si dice il nome, ma il ragazzino si riconosce. Il ragazzino sa che si parla di lui.

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Poi uno studente si suicida e facciamo l’articolo strappalacrime in cui romanziamo la sua vita, scriviamo che era un bravo ragazzo, aveva tanti sogni e bla, bla, bla. Ipocrisia allo stato puro. Fate diventare persino la morte un trend, e basta vedere poi come non appena esce fuori lo studente prodigio, tutti sono lì pronti a scrivere. Mi fa pensare allo studente di Bologna suicidatosi lo scorsi ottobre (in realtà, mi fa pensare a tutte le vittime: nell’ultimo anno se ne sono suicidati sette!).

Solo pochi giorni prima del suicidio, La Repubblica, Il Corriere, Fanpage, RomaToday, La Gazzetta del Mezzogiorno, Sky TG24, Vanity Fair, e fin troppi altri ancora avevano condiviso la notizia de “il laureato più giovane d’Italia”, uno studente barese che ha studiato giurisprudenza (una magistrale di cinque anni conseguita in due) alla Luiss, università privata, con due genitori avvocati e dei parenti ex politici. Però poi nessuno parla di quello che chiedono gli studenti da mesi e anni, nessuno parla dei soprusi dei docenti (solo due giorni fa la docente di latino dell’Università del Salento è stata sospesa per vessazioni nei confronti degli studenti).

Il giornalismo italiano è davvero arrivato al suo declino nel momento in cui testate di importanza nazionale come La Repubblica postano notizie del tipo Giorgia Soleri che si iscrive a un’app di incontri e non cerca futuri padri (ma chi se ne frega? Davvero in Italia non sta succedendo niente di più interessante della vita sessuale e sentimentale di una che è letteralmente diventata famosa per essere la “fidanzata di”?). Siamo uno Stato che è un circo, ma considerando che in Senato e in Parlamento spesso si citano cantanti e influencer (tratto da una storia vera), il nostro giornalismo poteva essere solo così.

L’orrore del giornalismo italiano sull’errore di un ragazzino alla maturità

Iniziamo con La Stampa, che sembra essere stata la prima testata a riportare la notizia fra quelli che abbiamo analizzato. Parte con il nome della città, cosa ha fatto: “Avrebbe utilizzato lo smartphone durante la seconda prova scritta dell’esame di maturità. Scoperto dalla commissione dovrà ripetere l’esame e il quinto anno di studi“. Poi dicono addirittura il liceo frequentato dal ragazzo e il suo indirizzo. Poi paragona la storia con quella successa a Rovigo, con i due ragazzi promossi dopo aver sparato alla docente.

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Riportano anche il commento della preside (scusate, non abbiamo intenzione di riportare alcuna informazione personale, quindi benché siano pubbliche non scriveremo il nome della dirigente): «Su questo punto non si transige. Dispiace per il ragazzo ma la commissione non poteva fare altro». E certo, certo che non si può transigere, con tutta la lagna sui cellulari che ha fatto il ministro Valditara non si può proprio evitare di utilizzare il cellulare in aula o in un esame, non siamo mica in Parlamento o in Senato! Scherzi a parte, c’è un regolamento e va rispettato, ed è corretto che un ragazzo impari a copiare per bene senza farsi scoprire acquisisca maturità e affronti onestamente le sue prime prove d’esame.

Anche l’ANSA riporta la notizia, con bene o male gli stessi dettagli se non di più, facendo proprio presente come «la vicenda potrebbe avere inoltre anche una coda giudiziaria dal momento che copiare durante gli esami configura un reato come stabilito dalla legge n. 475 del 19 aprile 1925. Il trasgressore è punibile con la reclusione da un minimo di 3 mesi a un massimo di 1 anno». Giusto per condannare ancora di più un ragazzino che sicuramente sta già passando un momento terribile, considerando che alla fine dei conti i suoi compagni di classe sanno di chi si parla, e probabilmente anche i compagni di scuola. E sappiamo come sul web le notizie girano.

Sia La Repubblica che FanPage riportano esattamente le stesse notizie, solo Open aggiunge proprio il testo integrale della legge n. 475 del 19 aprile 1925. È necessario, ci domandiamo? Tralasciando il fatto di far ripetere un intero anno scolastico a uno studente perché ha copiato in un esame (magari, ipotizzo, gli si potevano assegnare zero punti o comunque il minimo alla prova copiata e vedere se riusciva comunque a esser promosso con le sue forze nelle altre prove), che necessità c’era a farlo diventare un caso nazionale, sotto l’occhio critico e cattivo di chi la maturità l’ha presa secoli e secoli fa ed è laureato in giudizio delle nuove generazioni?

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Che il ragazzino abbia sbagliato, è indubbio. Un errore che hanno fatto tanti prima di lui ma che hanno avuto la fortuna di non esser stati scoperti, e se lo negate mentite a voi stessi. Ma la gogna mediatica nei confronti di un diciannovenne è davvero scandalosa e ci dimostra che forse quella maturità che si sarebbe dovuta acquisire con l’esame del quinto anno, non tutti l’hanno raggiunta. Perché si insegue la notizia, il click, il trend, senza pensare minimamente ai sentimenti delle persone. Solidarietà al ragazzo che è stato bocciato, ed è divenuto il trend del momento a causa di giornali sciacalli.

E chissà perché, chi dice di dover far rispettare le regole, lo dice solo ora e non quando la maturità l’ha frequentata lui. Articoli da sciacalli per commentatori senza il minimo di empatia. Ma forse a esser sbagliate siamo noi, nuove generazioni, che abbiamo a cuore la salute mentale di chiunque e non abbiamo la vendetta e il rancore interiorizzati. Pensateci.

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