Salvini: “Basta inviare armi in Ucraina”. Eppure è il primo a dire “la difesa è sempre legittima”

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No, Matteo Salvini proprio non ce la fa. A essere coerente, si intende. Dopo il Salvini comunista, latinista, razzista, food blogger, speaker, amante delle armi, delle sagre, putiniano, trumpiano, abbiamo sbloccato il pacifista. Diciamo che fa un po’ ridere come situazione, poiché solo qualche mese fa difendeva il suo assessore che aveva ucciso (con un colpo d’arma da fuoco!) un uomo, urlano alla legittima difesa. Però se uno dei paesi più potenti al mondo entra in uno stato, comincia a uccidere i civili, noi non dobbiamo cercare di aiutarlo perché le armi non sono la scelta giusta.

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Facciamo una premessa: ognuno la può pensare come preferisce. È legittimo pensare di dover inviare armi all’Ucraina per aiutare delle persone che si trovano in pericolo, che ogni giorno stanno morendo. E allo stesso modo è legittimo pensare di non dover inviare armi all’Ucraina in quanto le armi, come la guerra, sono sempre sbagliate e portano solo ad avere altre vittime. Tuttavia, non è lecito pensare un giorno una cosa e il giorno dopo un’altra, in base a come tira il vento. Ed è proprio quello che fa Matteo Salvini, non prendiamoci in giro.

Abbiamo prima citato l’avventura del leader leghista a Voghera, quando su Twitter scrisse che «si fa largo l’ipotesi della legittima difesa» e che «accidentalmente è partito un colpo che purtroppo ha ucciso un cittadino straniero… che secondo quanto trapela è già noto in città e alle forze dell’ordine per violenze, aggressioni, addirittura atti osceni in luogo pubblico». Quindi se uno è pazzo, va bene ucciderlo? Quindi è lecito andare in giro (senza alcuna autorizzazione!) con un’arma da fuoco carica, pronta a sparare?

Tra l’altro, è davvero legittima difesa se una persona è armata e l’altra no? Cos’è la legittima difesa secondo Matteo Salvini? E quando è lecita? Forse la ritiene accettabile solamente se a sparare il colpo è un leghista e la vittima è una persona nera? Perché quella dell’Ucraina nei confronti della Russia non può essere considerata legittima difesa? Una delle tante risposte a cui non avremo mai risposta.

Matteo Salvini è diventato pacifista

«Qualcuno in quest’aula parla di inviare altre armi, io non ci sto. Noi siamo assolutamente e orgogliosamente ancorati ai valori, ai diritti conquistati in Occidente, stiamo con la democrazia, mai con la guerra ma con i popoli e mai con gli aggressori», ha detto in Senato, parlando della relazione del presidente del Consiglio, che ha detto che «Kiev deciderà che pace accettare. Pronti a rafforzare la Nato con mille unità tra Ungheria e Bulgaria».

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«Grazie per le parole di pace, sia a Washington che oggi in aula condivise da tutti spero», ha detto al premier Draghi. «Voglio fare tre proposte concrete, non limitarmi a dire che vogliamo la pace», ha aggiunto Salvini, per poi polemizzare con Ignazio La Russa, di Fratelli d’Italia (ennesima testimonianza di come i due partiti ormai non siano più una cosa sola): «quando qualcuno in quest’Aula rinnova l’invito a inviare altri armi e al massimo gli operai italiani tireranno la cinghia, io non ci sto».

Per Matteo Salvini, «la pace si ottiene lavorando seriamente, con tutte le persone interessate, non con la bandiera della pace in piazza» e ha poi citato «Craxi, Moro, Prodi, Berlusconi», che hanno osato in politica estera. «L’Italia veniva prima di altri e prevedeva prima di altri come uscire dal conflitto. Una Italia libera e sovrana, non alle dipendenze di nessuno, vedrà che al posto di armi, entro la fine di questo mese si parlerà di pace», ha detto ancora.

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Infine, conclude: «chi vorrebbe mandare armi per i prossimi sei mesi poi a settembre vada davanti alle fabbriche che stanno chiudendo e lo dica ai lavoratori italiani. La guerra per loro significa non mangiare più. Pace e lavoro subito sono possibili». Tuttavia, fra le tante idee di Salvini, in molti si sono resi conto che condivide alla perfezione il programma politico Russia Unita (no alla Svezia e Finlandia nella Nato, pagamento di gas in rubli, no armi all’Ucraina).

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