Giorgia Meloni attacca la sinistra per la band P38, ma ha fatto male i calcoli

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Per Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è inaccettabile che la sinistra non si sia mobilitata in alcun modo per la band “P38”, che si è esibita il 1° maggio a Reggio Emilia e che era stata ospitata nei locali dell’ex Centrale del latte di via di Corticella. La band ha fra i suoi testi alcuni riferimenti alle Brigate Rosse, e per questo la Meloni ritiene «scandaloso il silenzio del PD e della sinistra». Peccato però che non siano stati in silenzio.

«È scandaloso il silenzio del Pd e della sinistra su alcuni vergognosi episodi di questi giorni. Silenzio sulla band P38 che nelle sue canzoni inneggia alle Brigate Rosse e oltraggia la memoria di Aldo Moro. Silenzio sugli eredi del PCI che in provincia di Roma celebrano la vittoria dell’URSS con la ‘Z’ a inneggiare all’invasione dell’Ucraina. Due fatti che confermano l’ipocrisia di una sinistra sempre pronta a impartire lezioni di democrazia agli altri ma che non riesce a spezzare i legami con realtà sovversive che esaltano la violenza politica e con i nostalgici di Lenin e Stalin. Il Pd abbia il coraggio di prendere le distanze da queste realtà una volta per tutte», ha detto Giorgia Meloni.

La band trap P38 è formata da un gruppo di ragazzi che si esibisce con delle maschere in volto (stile Pussy Riot, solo che loro lo fanno perché in Russia c’è una dittatura e non potrebbero andare contro il dittatore senza rischiare di finire in carcere, e molte di loro purtroppo non ci son riuscite) e che sta facendo parlare molto di sé in quest’ultimo periodo in quanto scrivono dei testi molto provocatori. Nel video di Ghiaccio in Siberia, ad esempio, dicono di avere «Mario Draghi nel cofano» mentre si trovano in viale Aldo Moro, sotto la sede della Regione Emilia Romagna.

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Contro di loro si è già mossa la famiglia Moro, e infatti i cinque ragazzi, al momento anonimi, sono indagati. «Intendo agire per vie legali. Qui non si tratta di libertà di pensiero, ma è istigazione al terrorismo. Mio padre, Aldo Moro, era il contrario di tutto ciò che c’è in quei testi, altrimenti sarebbe stato comprato come altri. Invece è stato ucciso. E ancora oggi in Italia e in Europa paghiamo l’assenza della sua politica lungimirante», ha detto Maria Fida Moro, primogenita di Aldo Moro. Nei loro testi fanno anche molti riferimenti a personaggi storici, sia contemporanei, come Kim Jong-un, che più antichi, come Stalin.

«Solo chi è passato per un dolore del genere può davvero capire cosa si prova e può capire che anche una canzone può avere esiti volgari e pericolosi. Mio padre era una persona ad esempio che non era assolutamente attaccata al denaro, che non ha mai accettato regali e usava l’indennità parlamentare per far studiare i bambini poveri del sud. Di tutto questo ci si dimentica, spesso si dimenticano anche le persone aiutate, ora diventate adulte. Se fosse stato attaccato al denaro non sarebbe mai morto ammazzato. Invece era attaccato a solidi principi giuridici del fare il bene e non il male, sapendo che, ahimé, proprio facendo il bene sarebbe stato ammazzato. Purtroppo lo ha sempre saputo».

Maria Fida Moro alla “Gazzetta di Reggio Emilia”

Giorgia Meloni contro la sinistra per la band da cui però hanno già preso le distanze

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Mentre sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini hanno raramente preso le distanze dai propri esponenti mafiosi, razzisti o fascisti (ricordiamo l’inchiesta di Fanpage su Fratelli d’Italia), la sinistra, a partire dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, hanno subito espresso la propria indignazione nei confronti della P38. Si è detto «indignato e disgustato» Bonaccini, dopo aver «visto le immagini e letto alcuni testi di questa sedicente band che inneggia alle peggiori pagine della nostra storia repubblicana, alla violenza brigatista, al rapimento e all’uccisione di Aldo Moro».

«Che si sia anche scelto di girare sotto le torri della Regione, in viale Aldo Moro, un video di quel tenore per puro sfregio è inqualificabile e deprecabile. Bene che le procure e le forze dell’ordine si siano già attivate per identificare responsabili e accertare ipotesi di reato. Mi pare ci siano tutti gli estremi ma non compete certo a me stabilirlo. Dico invece che, ancor prima e a prescindere dal Codice penale, tutto ciò è inammissibile. Ovunque e soprattutto in questa terra che ha pagato un tributo di sangue enorme alla follia omicida del terrorismo», ha aggiunto il presidente di Regione ed esponente del PD.

Ma a far indignare, oltre alla band, sono state anche le parole ignoranti (nel vero senso della parola, in quanto sembra proprio che ignorasse che ci fossero state reazioni) della Meloni:

«Non c’è stato alcun silenzio da parte del partito democratico sulla band P38, basta leggere le dichiarazioni di tanti esponenti delle istituzioni del Pd. Peraltro il Pd è erede di storie politiche, come quelle del cattolicesimo democratico e del partito comunista italiano, che hanno combattuto con grande determinazione il terrorismo, rosso e nero. Lo stesso rapimento e omicidio di Moro ha rappresentato, come è noto, un’azione eversiva volta a bloccare il processo in atto del ‘compromesso storico’ e della ‘solidarietà nazionale’. Quella di Giorgia Meloni è davvero una polemica infondata e sbagliata, forse volta a nascondere le proprie ambiguità».

Andrea De Maria, deputato del PD
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Debora Serracchiani, presidente del gruppo PD alla Camera, ha aggiunto: «Meloni non venga a far lezione a un partito che ha nella sua storia la lotta al terrorismo e nella sua politica una coerenza euroatlantica che a destra è merce rara. Si preoccupi di chi nel suo partito parla a forza di slogan fascisti o gli scappa il saluto romano, e lasci perdere gruppettari e nostalgici che col Pd non c’entrano nulla». Intanto, comunque, hanno anche risposto la P38.

Il comunicato stampa della P38

L’opinione online

Se lo Stato ha una dignità da far rispettare, deve essere impedito al complesso #p38 di continuare nella sua istigazione…

Pubblicato da Marco Frittella su Sabato 7 maggio 2022
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