Ezechiele o Pulp Fiction? La citazione sbagliata del segretario alla Difesa Usa
Credeva di citare la Bibbia, ma in realtà stava citando il cinema. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha pronunciato durante una funzione religiosa al Pentagono quello che pensava fosse il versetto di Ezechiele 25:17. In realtà, le parole recitate erano una versione rielaborata, e in gran parte inventata, del celebre monologo di Samuel L. Jackson in Pulp Fiction.
L’episodio ha rapidamente fatto il giro del mondo, non tanto per il contenuto in sé, quanto per il contesto: una cerimonia ufficiale, un riferimento religioso e una figura istituzionale di primo piano. Durante il discorso, Hegseth ha introdotto la citazione come una sorta di preghiera legata a una missione militare, dichiarando che si trattava di un richiamo a Ezechiele 25:17. Tuttavia, il testo recitato ricalcava quasi parola per parola il monologo cinematografico, con ulteriori modifiche in chiave militare, come la sostituzione del “Signore” con il nominativo operativo “Sandy 1” .
Il risultato è stato un cortocircuito culturale evidente: una citazione nata per il cinema, spesso già scambiata erroneamente per un passo biblico, utilizzata in un contesto ufficiale come se fosse davvero un testo sacro.

La vera citazione di Ezechiele 25:17: breve, dura e completamente diversa
Il problema, però, non è solo la confusione tra cinema e religione. È anche, e soprattutto, il significato. Il vero versetto di Ezechiele 25:17 è molto più breve e diretto rispetto alla versione resa famosa da Pulp Fiction. Nella traduzione più diffusa, recita:
“Farò su di loro una grande vendetta con castighi furiosi; e sapranno che io sono il Signore quando eserciterò la mia vendetta su di loro.”
Niente “valle delle tenebre”, niente “uomo giusto”, niente riflessioni morali elaborate. Solo un annuncio di punizione divina. Un testo asciutto, inserito in un contesto preciso: la condanna dei nemici di Israele e la manifestazione della giustizia divina. La versione cinematografica, invece, è un collage creativo. Mescola elementi biblici con invenzioni narrative, trasformando il versetto in una sorta di discorso morale sulla giustizia, il bene e il male. È potente, iconico, ma non è autentico. Ed è proprio questa differenza a renderne problematico l’uso in un contesto istituzionale.

Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà su di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare e a distruggere i miei fratelli.
E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te”. Ora, sono anni che dico questa cazzata, e se la sentivi significava che eri fatto. Non mi sono mai chiesto cosa volesse dire, pensavo che fosse una stronzata da dire a sangue freddo a un figlio di puttana prima di sparargli. Ma stamattina ho visto una cosa che mi ha fatto riflettere. Vedi, adesso penso, magari vuol dire che tu sei l’uomo malvagio e io sono l’uomo timorato, e il signor 9mm, qui, lui è il pastore che protegge il mio timorato sedere nella valle delle tenebre.
O può voler dire che tu sei l’uomo timorato, e io sono il pastore, ed è il mondo ad essere malvagio ed egoista, forse. Questo mi piacerebbe. Ma questa cosa non è la verità. La verità è che tu sei il debole, e io sono la tirannia degli uomini malvagi. Ma ci sto provando, Ringo, ci sto provando, con grande fatica, a diventare il pastore.
Quando un politico cita senza verificare (e perché è grave)
Si potrebbe liquidare tutto come una semplice gaffe. Ma sarebbe riduttivo. Un rappresentante politico, soprattutto in un ruolo delicato come quello della Difesa, non parla mai solo per sé stesso. Le sue parole hanno un peso simbolico, culturale e spesso anche politico. Citare un testo religioso implica attribuirgli autorità, usarlo per rafforzare un messaggio, legittimare una posizione. In questo caso, però, quella autorità era basata su un errore evidente.
Hegseth ha recitato una citazione che non appartiene alla Bibbia, presentandola come tale, in un contesto ufficiale e solenne. Anche ammettendo che fosse “ispirata” al versetto – come sostenuto successivamente dal Pentagono – resta il fatto che non si trattava del testo originale . E questo solleva una questione di metodo: è accettabile che un esponente istituzionale non verifichi una citazione prima di utilizzarla?
La risposta, se si vuole essere onesti, è no.

Il caso di Ezechiele 25:17 evidenzia anche un fenomeno più ampio: la sovrapposizione tra cultura pop e fonti reali. Il monologo di Pulp Fiction è così radicato nell’immaginario collettivo da essere spesso scambiato per un vero passo biblico. Ma proprio per questo, chi ricopre ruoli pubblici dovrebbe essere ancora più attento. Non è un problema citare un film. Il problema è non sapere cosa si sta citando.
Quando una frase cinematografica viene utilizzata come testo sacro, si crea una confusione che va oltre la semplice imprecisione. Si altera il significato, si banalizza il contenuto originale e si contribuisce a diffondere un’informazione errata. E nel caso specifico, il contesto rende tutto ancora più delicato: una funzione religiosa, un riferimento alla guerra, una retorica che richiama vendetta e giustizia. Elementi che, se non gestiti con rigore, rischiano di trasformarsi in una narrazione distorta.
Ciò che colpisce davvero in questa vicenda è quanto fosse evitabile. Verificare un versetto biblico richiede pochi secondi. Bastava una semplice ricerca per accorgersi che la citazione di Pulp Fiction non corrisponde al testo originale. Eppure, questo passaggio è mancato. Non si tratta di pretendere perfezione, ma di chiedere responsabilità. In un’epoca in cui la disinformazione è un problema reale, la precisione dovrebbe essere una priorità, soprattutto per chi ha un ruolo pubblico.
L’episodio di Pete Hegseth è emblematico di un cortocircuito culturale sempre più frequente: quello tra ciò che è reale e ciò che è percepito come tale. Pulp Fiction ha creato una delle citazioni più iconiche della storia del cinema, ma resta un’opera di finzione. La Bibbia è un’altra cosa. Confondere le due non è solo un errore curioso: è un segnale di superficialità che, in ambito politico, non dovrebbe essere tollerato. Perché le parole contano. E chi le usa per rappresentare istituzioni dovrebbe sapere esattamente da dove arrivano.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






