Skins vs Euphoria: due serie simili solo in apparenza
Negli ultimi anni, il confronto tra Skins e Euphoria è diventato quasi inevitabile. Due serie generazionali, due racconti dell’adolescenza che hanno segnato epoche diverse, due prodotti che hanno saputo parlare ai giovani con un linguaggio diretto, esplicito e spesso controverso.
A una prima occhiata, le somiglianze sono evidenti: entrambe seguono un gruppo di adolescenti alle prese con relazioni complicate, dipendenze, sessualità e crisi identitarie, utilizzando una struttura narrativa che alterna episodi corali ad approfondimenti sui singoli personaggi. Eppure, fermarsi a questo livello significa perdere il punto più importante del confronto. Perché se è vero che Euphoria è diventata la serie simbolo della Gen Z, è altrettanto vero che Skins resta, ancora oggi, una delle rappresentazioni più autentiche e realistiche dell’adolescenza mai portate sullo schermo.
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Estetica contro realtà: due modi opposti di raccontare gli adolescenti
La differenza principale tra le due serie emerge nel modo in cui scelgono di raccontare la realtà. Euphoria è una serie profondamente estetica, costruita attorno a un immaginario visivo forte e riconoscibile. Le luci al neon, il make-up elaborato, le inquadrature studiate e quasi coreografiche trasformano ogni scena in qualcosa di visivamente potente, quasi ipnotico. È una scelta precisa, che contribuisce a creare un’identità stilistica unica, ma che allo stesso tempo introduce una distanza tra ciò che viene raccontato e ciò che viene vissuto davvero dagli adolescenti. La realtà, in Euphoria, è filtrata, amplificata, trasformata in qualcosa di più intenso e, in un certo senso, più “cinematografico” che reale.
Skins, al contrario, adotta un approccio completamente diverso. La serie britannica rinuncia quasi totalmente all’estetizzazione, scegliendo invece di immergere lo spettatore in un mondo che appare grezzo, imperfetto, a tratti scomodo. I personaggi non sono costruiti per essere iconici o memorabili nel senso tradizionale del termine, ma per essere riconoscibili. I loro dialoghi sono spesso disordinati, spontanei, lontani dalla perfezione narrativa tipica delle produzioni più costruite. Anche la scelta degli attori gioca un ruolo fondamentale: giovani, spesso esordienti, con volti e atteggiamenti che rispecchiano davvero quelli degli adolescenti reali. Questo contribuisce a creare un senso di autenticità che difficilmente si ritrova in altre serie dello stesso genere.

È proprio questo realismo a rappresentare il vero punto di forza di Skins. La serie non cerca di rendere l’adolescenza più interessante o più spettacolare di quanto sia già, ma si limita a mostrarla per quello che è: confusa, intensa, a volte banale, spesso dolorosa. I personaggi non sono eroi né simboli, ma individui imperfetti, contraddittori, spesso difficili da amare. E proprio per questo risultano incredibilmente umani. In Euphoria, invece, i personaggi tendono a essere costruiti come archetipi: Rue rappresenta la dipendenza, Jules l’identità, Cassie l’insicurezza. Questa scelta rende la narrazione più immediata e leggibile, ma anche meno spontanea, più distante dall’esperienza quotidiana.
Un altro elemento che distingue profondamente le due serie è il modo in cui trattano le emozioni e i conflitti. Euphoria tende a intensificare ogni esperienza, portandola all’estremo. Il dolore, la gioia, la disperazione vengono amplificati, quasi messi in scena come performance emotive. Questo rende la serie estremamente coinvolgente, ma allo stesso tempo crea una sensazione di distanza, come se si stesse osservando una versione “potenziata” della realtà. Skins, invece, lascia spazio all’imprevedibilità e al caos tipico dell’adolescenza. Le emozioni non sono sempre spiegate o giustificate, ma semplicemente vissute. Non c’è bisogno di trasformarle in momenti iconici, perché la loro forza sta proprio nella loro naturalezza.
Perché Skins resta più autentica (e più vicina alla realtà)

Anche il modo in cui le due serie costruiscono le relazioni tra i personaggi riflette questa differenza di approccio. In Skins, il gruppo è centrale: le amicizie, le tensioni, i legami che si creano e si rompono sono il cuore della narrazione. Gli episodi dedicati ai singoli personaggi non li isolano, ma li inseriscono in un contesto più ampio, fatto di dinamiche collettive. In Euphoria, invece, il focus è spesso più individuale, con Rue che funge da punto di riferimento principale. Questo rende la narrazione più focalizzata, ma anche meno corale, meno rappresentativa di quel senso di appartenenza e di caos condiviso che caratterizza davvero l’adolescenza.
Non si può ignorare, inoltre, il contesto culturale in cui le due serie sono nate. Skins arriva nel 2007, in un momento in cui la televisione per giovani era ancora fortemente filtrata e raramente mostrava la realtà in modo così diretto. La serie ha rappresentato una rottura, un cambio di paradigma, aprendo la strada a una nuova forma di racconto più cruda e sincera. Euphoria, invece, nasce in un’epoca già abituata a questo tipo di narrazione, e sceglie quindi di spingersi oltre, non tanto sul piano del contenuto, quanto su quello della forma. È una serie che riflette il modo in cui oggi percepiamo e raccontiamo le emozioni: attraverso immagini, estetica, costruzione visiva.
Questo non significa che Euphoria sia meno valida. Al contrario, la sua forza sta proprio nella capacità di trasformare la realtà in qualcosa di visivamente e emotivamente potente, creando un’esperienza quasi sensoriale. Tuttavia, è proprio questa scelta stilistica a renderla meno immediata, meno vicina all’esperienza quotidiana degli adolescenti. Skins, invece, non cerca di impressionare, ma di rappresentare. Non vuole essere bella, ma vera. E in questo senso, riesce a raggiungere un livello di autenticità che la distingue nettamente.

Alla fine, il confronto tra Skins e Euphoria non riguarda semplicemente quale sia la serie migliore, ma quale delle due riesca davvero a catturare l’essenza dell’adolescenza. E se si guarda al realismo, alla capacità di restituire la complessità e la contraddittorietà di quel periodo della vita, Skins resta un passo avanti. Non perché sia perfetta, ma proprio perché non lo è. Perché accetta il disordine, l’imperfezione, l’incoerenza, e li trasforma in racconto.
In un mondo in cui tutto tende a essere filtrato, costruito e reso spettacolare, Skins continua a distinguersi per la sua semplicità brutale, per la sua onestà. Ed è forse proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, riesce a parlare agli adolescenti in modo più diretto, più autentico, più reale.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


