Israele: attivista italiana arrestata dall’esercito israeliano

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Un’attivista italiana, la cinquantenne Stefania Costantini, è stata arrestata nella giornata di ieri durante un blitz dell’esercito israeliano a Betlemme, in Cisgiordania, mentre si trovava nel campo profughi di Dheisheh. La donna è stata portata via violentemente e non è chiaro il motivo, ma le autorità diplomatiche italiane, il consolato a Gerusalemme e l’ambasciata in Israele stanno seguendo il caso. Da quanto emerge, tuttavia, Stefania Costantini era a casa della madre anziana di un giornalista dentro la cui casa i soldati di israele (lo stato democratico e civile) hanno fatto irruzione.

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I giornalisti in Israele non vivono poi così bene. Quelli palestinesi, almeno. Pensiamo a Shireen Abu Aqleh, brutalmente uccisa dal fuoco israeliano. La giornalista è stata colpita alla testa, ha confermato il capo del dipartimento di medicina dell’Università al-Najah di Nablus. «Stavamo per filmare l’operazione dell’esercito israeliano e all’improvviso ci hanno sparato senza chiederci di andarcene o interrompere le riprese», disse al-Samoudi, un giornalista presente sulla scena, aggiungendo che in quel momento non c’erano neanche dei combattenti palestinesi sulla scena, al contrario di quello che avevano fatto sapere gli israeliani.

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Ahmad Gharabli/AFP

«Il primo proiettile ha colpito me e il secondo proiettile ha colpito Shireen… non c’era alcuna resistenza militare palestinese sulla scena», ha raccontato ancora. Una giornalista locale, che si trovava in piedi accanto a Shireen Abu Aqleh, Shatha Hanaysha, ha confermato che quando la donna è stata sparata non c’erano dei militari palestinesi, né c’erano stati degli scontri. Semplicemente Israele ha preso di mira i giornalisti, e perché non siamo per niente sorpresi? D’altronde parliamo di uno stato incoerente che si schiera contro la guerra in Ucraina ma che, allo stesso tempo, uccide i palestinesi.

Abu Aqleh aveva la doppia cittadinanza palestinese-americana ed è stata uno dei primi corrispondenti sul campo di Al Jazeera, entrando a far parte della rete nel 1997. «Shireen è sempre stata la mia voce dalle celle della prigione», disse Jarrar ad Al Jazeera. «Shireen era la nostra voce. È incredibile. È un reato, è tutto chiaro, mirato intenzionale e diretto. È stata presa di mira. È chiaro», tuonò contro Israele. E sembra che queste accuse non fossero poi così infondate.

Qual è lo scandalo, oltre al fatto che una giornalista è stata uccisa in Israele da dei soldati israeliani? Che prima di qualche settimana fa, il regime non riconosceva di aver ucciso la donna. Il premier d’Israele Naftali Bennett ha negato sin da subito qualsiasi responsabilità di Israele, accusando i «palestinesi armati che stavano sparando indiscriminatamente in quel momento». Tuttavia, come hanno già detto altri giornalisti, sul campo, in quel momento, non c’erano altri soldati se non quelli israeliani. E finalmente, dopo quattro mesi, Israele ammette di aver ucciso, seppur per “errore” (anche se…), Shireen Abu Aqleh. Addirittura, poi, è dovuto intervenire l’FBI. E adesso Israele attacca un altro giornalista, e ne resta coinvolta un’attivista italiana.

Israele: attivista italiana arrestata da Israele

Durante un blitz dell’esercito israeliano a Betlemme, in Cisgiordania, è stata arrestata una cittadina italiana di 50 anni, Stefania Costantini, che ieri mattina si trovava nel campo profughi di Dheisheh. Al momento non sono chiari i motivi del fermo, ma le autorità diplomatiche italiane, il consolato a Gerusalemme e l’ambasciata in Israele stanno seguendo da vicino la vicenda. Alcune fonti locali, citate dall’agenzia palestinese Wafa, hanno riferito che «i soldati israeliani hanno fatto irruzione nell’abitazione del giornalista palestinese Nidal Abu Aker, hanno picchiato il figlio, appena operato, e interrogato la moglie».

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I soldati, ha proseguito Wafa, sono entrati anche nell’abitazione dell’anziana madre di Abu Aker, dove hanno trovato l’attivista italiana Stefania Costantini e l’hanno arrestata. Nel video si vede la donna che viene presa e portata via a testa in giù. Durante il raid, i giovani residenti del campo hanno cercato di opporsi ai militari, che hanno risposto sparando proiettili veri e gas lacrimogeni. Un ragazzo di 14 anni, Omar Khmour, è morto dopo essere stato colpito alla testa. È rimasto gravemente ferito ed è stato portato d’urgenza in ospedale, dove è poi deceduto. 

I soldati israeliani hanno lasciato il campo dopo aver arrestato un ragazzo di 24 anni. Lo scorso 3 gennaio, sempre a Dheisheh, un ragazzo di 15 anni è stato ucciso in seguito a un’altra incursione dei soldati israeliani: si chiamava Adam Ayyad. Altri tre palestinesi sono stati uccisi sabato in scontri con le forze israeliane in Cisgiordania. A seguito di una serie di attacchi mortali contro gli israeliani lo scorso marzo e aprile, le forze israeliane hanno lanciato raid notturni in Cisgiordania in cui sono state uccise dozzine di persone. Eppure sembra che la politica occidentale si preoccupi solo di altro.

Proprio qualche giorno fa 6 coloni israeliani armati hanno attaccato un gruppo di 41 turisti escursionisti fra i quali cittadini italiani, francesi e statunitensi, fa sapere Giorgia Zanierato sul Corriere del Veneto. Fra gli escursionisti c’era anche un ragazzo di Reggio Emilia, Simone Ruffini, e la sua fidanzata veronese Samera Ayyad, 29 anni. Quest’ultima ha la doppia cittadinanza: dell’Italia e di Israele, ed è domiciliata a Ramallah, in Cisgiordania, dove lavora per una organizzazione non governativa. Il ragazzo sta bene, mentre la fidanzata ha contusioni a un braccio e a una mano.

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