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Andy Burnham verso Downing Street: chi è l’uomo scelto per il dopo Starmer

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Il terremoto politico che da mesi scuote il Regno Unito è arrivato al suo punto di svolta. Dopo settimane di indiscrezioni, pressioni interne e un crescente malcontento nel Partito Laburista, Keir Starmer ha annunciato le proprie dimissioni da leader del Labour e da primo ministro britannico.

images-2 Andy Burnham verso Downing Street: chi è l’uomo scelto per il dopo Starmer

Una decisione che arriva al termine di una crisi politica sempre più profonda e che apre ufficialmente la corsa alla successione. Il nome che oggi appare nettamente favorito è quello di Andy Burnham, ex sindaco di Manchester e figura da tempo considerata l’alternativa più credibile alla leadership di Starmer.

L’uscita di scena del premier rappresenta uno dei momenti più delicati della politica britannica degli ultimi anni e potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase per il Labour, tornato al governo nel 2024 ma rapidamente travolto da problemi interni e da un crollo di popolarità.

Le dimissioni di Starmer dopo mesi di crisi

Fino a pochi giorni fa Starmer continuava pubblicamente a respingere le richieste di lasciare la guida del partito. Venerdì aveva ribadito di non avere alcuna intenzione di farsi da parte e di voler affrontare qualsiasi sfida interna.

Dietro le quinte, però, la situazione era ormai precipitata. Durante un fine settimana trascorso nella residenza ufficiale di Chequers insieme alla moglie Victoria, il premier avrebbe avuto una lunga serie di colloqui con ministri di primo piano, dirigenti del partito e rappresentanti sindacali storicamente vicini al Labour.

Secondo i media britannici, il messaggio ricevuto sarebbe stato quasi unanime: il partito aveva bisogno di una nuova leadership e di una decisione rapida. Diversi esponenti di peso del governo, tra cui la ministra degli Esteri Yvette Cooper, la ministra dell’Interno Shabana Mahmood, la ministra dei Trasporti Heidi Alexander e il ministro dell’Energia Ed Miliband, avrebbero invitato Starmer a lasciare spontaneamente l’incarico per evitare una sfiducia interna da parte dello stesso gruppo parlamentare laburista.

I motivi del crollo di consensi

La parabola di Starmer è stata sorprendentemente rapida. Dopo aver riportato i Laburisti al governo con la vittoria elettorale del luglio 2024, il premier si è ritrovato nel giro di meno di due anni ad affrontare una crescente ostilità sia tra gli elettori sia all’interno del partito.

A pesare sono stati diversi fattori. Il governo è stato criticato per la gestione dell’economia, del welfare e dell’immigrazione, mentre molti elettori hanno percepito una distanza crescente tra il Labour e le promesse che avevano accompagnato la campagna elettorale.

A complicare ulteriormente il quadro è arrivato anche il caso di Peter Mandelson, nominato ambasciatore negli Stati Uniti nonostante le polemiche legate alla sua amicizia con Jeffrey Epstein. Una vicenda che ha alimentato nuove critiche nei confronti dell’esecutivo.

Determinante è stata poi la pesante sconfitta subita dal Labour nelle elezioni amministrative dello scorso maggio, considerata da molti il segnale definitivo della perdita di fiducia dell’elettorato.

L’attacco di Donald Trump

A rendere ancora più clamorosa la giornata delle dimissioni è stato l’intervento di Donald Trump.

Già il 21 giugno, quando l’addio di Starmer non era stato ancora ufficializzato, Trump aveva pubblicato un messaggio sul social Truth anticipando di fatto quanto sarebbe accaduto poche ore dopo.

Secondo il presidente americano, il leader laburista avrebbe fallito su due questioni fondamentali per il Regno Unito: l’immigrazione e la politica energetica.

Keir Starmer si dimetterà da primo ministro del Regno Unito. Ha fallito clamorosamente su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia. Gli auguro ogni bene“, ha scritto Trump.

Il post ha suscitato numerose speculazioni, soprattutto perché Downing Street ha negato qualsiasi contatto recente tra il presidente americano e il governo britannico.

Chi è Andy Burnham

Il grande favorito per la successione è oggi Andy Burnham, 56 anni, uno dei politici più conosciuti e popolari del Partito Laburista.

Iscritto al Labour fin dall’adolescenza, Burnham ha trascorso l’intera carriera all’interno del partito. È stato ministro della Sanità tra il 2009 e il 2010 e ha già tentato due volte di conquistarne la leadership, senza successo.

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La svolta della sua carriera è arrivata nel 2017 con l’elezione a sindaco della Greater Manchester, incarico che gli ha permesso di costruire una forte immagine pubblica e di affermarsi come rappresentante delle istanze del nord dell’Inghilterra.

Durante la pandemia si è scontrato apertamente con il governo conservatore di Boris Johnson per ottenere maggiori risorse per il territorio, guadagnando grande popolarità.

Proprio per il suo ruolo di difensore delle regioni settentrionali gli è stato attribuito il soprannome di “King of the North”, evidente richiamo alla serie Game of Thrones.

Il ritorno in Parlamento e la corsa alla leadership

La settimana scorsa Burnham ha compiuto il passo decisivo per la sua candidatura tornando alla Camera dei Comuni grazie alla vittoria nell’elezione suppletiva di Makerfield.

Nel collegio ha ottenuto il 54% dei voti, battendo nettamente il candidato di Reform UK, il partito guidato da Nigel Farage, che si è fermato al 35%.

La vittoria è stata resa possibile dalle dimissioni del deputato Josh Simons, storico collaboratore di Burnham, che ha lasciato il seggio per permettergli di candidarsi.

Quel risultato è stato interpretato come una dimostrazione di forza personale e come la prova che Burnham è ancora in grado di attrarre consenso anche in aree dove la destra populista sta crescendo rapidamente.

Il “King of the North” piace alla base del Labour

Uno degli elementi che rendono Burnham particolarmente competitivo è il forte sostegno interno che sembra aver raccolto negli ultimi giorni.

Secondo le stime circolate nei media britannici, oltre 300 dei 403 deputati laburisti sarebbero pronti ad appoggiare la sua candidatura. Un numero impressionante che potrebbe persino scoraggiare l’ingresso nella corsa di altri aspiranti leader.

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Tra questi figura anche Wes Streeting, considerato uno degli esponenti più ambiziosi dell’ala moderata e blairiana del partito. Negli ambienti laburisti si ipotizza che Streeting possa scegliere di sostenere Burnham in cambio di un ruolo di primo piano in un eventuale futuro governo.

Anche tra gli iscritti al partito Burnham gode di un forte consenso, grazie alla sua immagine di amministratore efficace e alla capacità di comunicare in modo più diretto rispetto a Starmer.

Continuità o cambiamento?

Nonostante venga percepito come il volto del rinnovamento, Burnham non rappresenta una rottura radicale con l’attuale linea politica del Labour.

Appartenente alla corrente della cosiddetta “soft left”, una sinistra moderata e pragmatica, il politico di Manchester ha sostenuto molte delle principali scelte economiche del governo uscente. Ha difeso i limiti alla spesa pubblica, si è mostrato prudente sul ritorno del Regno Unito nell’Unione Europea e ha espresso posizioni relativamente rigide sul tema dell’immigrazione.

Per questo motivo alcuni osservatori ritengono che un eventuale governo Burnham potrebbe differire da quello di Starmer più nello stile che nella sostanza.

La vera sfida sarà quindi convincere gli elettori che il cambio di leadership non rappresenta soltanto un nuovo volto, ma anche una nuova direzione politica per un partito che, nonostante il ritorno al potere, si trova già a fare i conti con una delle crisi più profonde della sua storia recente.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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