The Kissing Booth 3: recensione dell’ultimo capitolo

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Ci siamo. The Kissing Booth 3 è ufficialmente uscito su Netflix per chiudere la trilogia di una delle saghe più amate di Netflix. Sappiamo che è trash, cringe e imbarazzante? Sì. Lo abbiamo guardato comunque? Assolutamente sì. E ci aggiungo anche che io a un certo punto ho iniziato a piangere e non ho più smesso. Perché, in fin dei conti, tutti sappiamo che ci son film migliori di questo, ma lo guardiamo proprio perché è leggero. Non abbiamo pretese e non rimaniamo delusi per le scene imbarazzanti.

In The Kissing Booth abbiamo visto Elle crescere e innamorarsi follemente del fratello del suo migliore amico, l’abbiamo vista discutere con entrambi e perdere entrambi, l’abbiamo vista lottare contro se stessa e contro ciò che davvero vuole (sentimentalmente parlando), l’abbiamo vista rinunciare all’amore per il rapporto con il migliore amico e poi l’abbiamo vista felice. Nel secondo, invece, si è trovata di nuovo davanti a una scelta, ma questa volta tra un ragazzo della sua scuola e Noah, il suo fidanzato che si trova in una citta molto lontana e di cui non è sicura della fedeltà.

Nel secondo capitolo di The Kissing Booth abbiamo avuto un po’ più di difficoltà, non sapevamo con chi shipparla, se con l’amore storico o con la nuova fiamma, entrambi con il loro fascino e con i propri pro e contro. Tuttavia, il vero amore trionfa sempre ed Elle ha preso la sua scelta seguendo solo il suo cuore, decidendo di affrontare la relazione a distanza, anche perché non sarebbe durata a lungo… forse. E qui arriviamo al terzo film. Di cosa parla il terzo film?

«Elle e Lee si preparano a godersi la loro ultima estate prima del College, che per i due significherà entrare ufficialmente nell’età adulta e affrontare le responsabilità che ne derivano. Per Elle questo momento sembra però arrivare prima del previsto, trovandosi a dover prendere – stavolta definitivamente – la prima vera importante decisione della sua vita: amore o amicizia? La ragazza è stata infatti ammessa a ben due College prestigiosi: la rinomata Harvard, frequentata da Noah; e la Berkeley, luogo in cui si sono conosciute e diventate amiche le madri di Elle e Lee, e che i due si erano giurati di frequentare.

Sullo sfondo di un’estate all’insegna del divertimento, soprattutto grazie a una Bucket List stilata da Elle e Lee da bambini, vedremo dunque Elle districarsi ancora una volta tra amore e amicizia. Ma sarà portandosi al limite pur di non perdere entrambi, che la giovane si renderà conto che forse ciò che sta perdendo davvero è solo se stessa…»

Fonte: ComingSoon

Oggi quindi ci occuperemo del terzo e ultimo film della saga, cercando di fare una recensione onesta e poraccia sulle varie tematiche, su come sono affrontate e sul film in generale. Ovviamente nella recensione sono presenti degli spoiler sul finale, per cui se volete vedere il film e odiate gli spoiler, fermatevi qui e non continuate a leggere!

The Kissing Booth 3: recensione [ALERT SPOILER]

Amore o amicizia?

All’inizio il film sembra essere basato sulla stessa solita trama, che quasi annoia. C’è Elle che si trova a dover scegliere fra l’università che frequenta il suo ragazzo e quella che frequenterà il suo migliore amico, senza mai pensare: «qual è quella che voglio frequentare io?». Insomma, continua a mettere gli altri davanti a se stessa e, infatti, anche durante tutte le attività estive continua ad accontentare o Noah o Lee. Come ha sempre fatto durante gli altri due film. In più in questo vediamo anche un Noah abbastanza geloso e… insicuro? Tuttavia, anche più maturo.

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Fonte: Twitter

Perché più maturo? Ebbene, entra in scena Marco, che ha ancora una cotta per Elle e se ne accorgono tutti tranne lei. Ovviamente Noah è geloso e insicuro, si sfoga con Chloe ma poi esplode, con una bella schiacciata in faccia del suo rivale, che di risposta, dopo una serie di provocazioni verbali, gli tira un pugno in faccia. Tutti si aspettavano che Noah Flynn, famoso per partecipare sempre alle risse, ricambiasse il pugno. «Non sono come te», dice, invece, e poi se ne va. Abbiamo avuto i brividi.

La prima parte del film, comunque, è molto concentrata sull’estate, sul godersi l’estate e i momenti pre-collage e sulla sacrosanta lista, con delle attività impossibili tra cui nuotare con gli squali che penso abbiano fatto salire la talassofobia alla gran parte degli spettatori. Cominciamo anche a vedere che qualcosa non va fra Lee e Rachel, che in genere sembrano la coppia perfetta e follemente innamorata (esclusi i problemi dello scorso film), soprattutto da parte di Rachel. Insomma, la prima parte è molto shalla, non succede niente di troppo degno da essere scritto.

Penso tra l’altro sia molto simile ai precedenti due The Kissing Booth, c’è l’amicizia con Lee, c’è la storia d’amore con Noah, c’è Elle che si divide fra queste due relazioni e ovviamente mentendo a loro come a se stessa, l’unica cosa in più è che è ambientato in estate e non durante il periodo scolastico. Molte parti sono più veloci e allegre, circondate da amici e da persone, altre invece sono più lente e cominciano a fare d’introduzione per quello che vedremo nei minuti dopo, quando il teen drama comincia a prendere davvero forma.

Essere libera

È più o meno da metà film che la situazione si scalda e cominciamo a vedere dei problemini sorgere, in particolare da quando Noah scopre che in realtà Elle è stata accettata anche alla Barkley e che quindi ha scelto lui rispetto al fratello. Questa è stata una parte che ho apprezzato, perché si è davvero visto quanto Noah amasse la protagonista di The Kissing Booth. Qualcuno avrebbe semplicemente fatto finta di non vedere la lettera e sarebbe stato felice che la propria fidanzata avesse scelto lui. Ma non Noah.

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Fonte: Twitter

Lui ha compreso la situazione: Elle non stava andando a Harvard perché non era stata presa nella sua altra scelta o perché le piaceva l’università che, diciamocelo, non è una sconosciuta di una piccola cittadina, ma è la signora Harvard, ma aveva scelto Boston a causa sua. Tuttavia, il nostro futuro dipende solo da noi stessi e non dalle persone che ci circondano e se tutti rispettassimo questa frase saremmo molto più felici. Ho apprezzato tanto il messaggio che hanno fatto passare, soprattutto considerando l’età media delle persone che lo vedono.

Tuttavia, lo capisce Noah, ma non lo comprende Elle. Lei è convinta che chi si ama debba stare insieme, ma non sempre è così. Credo che il ragazzo abbia preso la decisione giusta nel mettere fine alla relazione, perché la protagonista di The Kissing Booth aveva davvero bisogno di comprendere chi è davvero, perché sinceramente sembrava essere «la migliore amica di Lee» e «la fidanzata di Noah», dimenticandosi chi fosse davvero: Elle Evans.

Come contorno in questa parte c’è anche l’essere liberi dal passato, che riguarda più Lee. Spesso tendiamo a vivere nel passato e non deve essere così, perché se rimaniamo attaccati al passato non riusciremo mai a proiettarci verso il futuro. Lee aveva programmato tutto l’anno con la sua fidanzata, ma poi anche Rachel si rende conto di voler essere libera per non affrontare una relazione a distanza. E qui apro un bell’excursus.

Non apprezzo come nelle serie tv Netflix, che sia The Kissing Booth o Tutte le volte che ho detto ti amo, le relazioni a distanza vengano sempre descritte come difficili e impossibili. Nello scorso The Kissing Booth avevo apprezzato come Noah ed Elle avessero deciso di star insieme nonostante la distanza, ma poi hanno avuto problemi. Anche in questo la distanza è vista come un problema. Ma non è così. Se ci si ama, una relazione la si fa funzionare e io comprendo il discorso di Noah perché Elle aveva davvero bisogno di star sola e comprendersi, ma Rachel e Lee?

Trovare se stessi

In ogni caso, alla fine Elle trova se stessa dopo una commovente (e dico commovente perché io ho pianto tutte le lacrime che avevo in corpo) chiacchierata con la sua seconda mamma, la mamma di Noah e Lee, che io amo immensamente. Lei le fa capire, finalmente, dopo tre film, che deve prendere le decisioni in base a quel che vuole lei e non in base a quello che vogliono il suo migliore amico o il suo fidanzato. Più che altro perché la vita è sua e non loro.

Ho apprezzato tanto le parole della signora Flynn, perché sono quelle che ogni ragazza e ogni ragazzo deve sentirsi dire quando finisce il liceo e magari sceglie l’università in base a quella del proprio fidanzato del liceo. Molte relazioni che iniziano al liceo durano anche durante l’università, ma altre si interrompono e alla fine voi vi troverete in un luogo che magari non era neanche la vostra prima scelta. Dovete prendere delle scelte in base a quello che volete voi, non in base a una relazione o ad altre persone.

In The Kissing Booth 3, finalmente, possiamo dire di conoscere Elle per com’è davvero e non in base a quei due. Ad Elle Evans piacciono i videogiochi ed è quello che vuole fare in futuro: la sviluppatrice di videogames. È una ragazza geniale, coraggiosa (anche perché chi è che rinuncerebbe ad Harvard, siamo onesti) e, finalmente, libera dai legami a cui inconsciamente si teneva ancorata. Finalmente nel terzo film di The Kissing Booth vediamo sbocciare la protagonista, e ci è piaciuta tanto.

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Fonte: Twitter

Conclusione

Concludendo, ho trovato diverse parti di The Kissing Booth 3 troppo lente e forse noiose, altre più divertenti. Ho tanto apprezzato soprattutto nel finale i parallelismi con i primi film e anche la parte dei “6 anni dopo“, giusto per dare un degno finale a quei tre scellerati che ci hanno accompagnati negli ultimi tre anni. Ho apprezzato il fatto che Lee e Rachel siano tornati insieme, a testimonianza di come «se è destino, torneremo insieme», perché a volte «ci si incontra solo nel momento sbagliato», e anche il piccolo dettaglio sul matrimonio.

Ho amato il fatto che Elle abbia una sua moto, e ho stra adorato l’incontro con Noah. Ma soprattutto, quando lui si gira in cima alle scale, si guardano, e ridono. Li vediamo andare in moto insieme e per me quello è un endgame. Tutti i nostri ragazzi riescono a realizzarsi, a trovare la propria strada e ad andare avanti, senza però dimenticare il passato, a cui sono sempre legati. In fin dei conti, tutti hanno avuto il loro lieto fine.

Sebbene abbia apprezzato la trama incentrata sulla scelta universitaria e sul trovare se stessi perché non ci sono mai abbastanza film a riguardo e ritengo che le nuove generazioni ne abbiano tanto bisogno, era un tantino simile al secondo di Tua per sempre, prodotto sempre da Netflix. In ogni caso, è stato un bel film, per quanto le aspettative fossero già basse. Mi mancheranno Elle, Lee e Noah, mi mancherà lo stand dei baci.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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