Raha Ajoudani: l’appello per salvare la ragazza trans minorenne arrestata in Iran

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Come si può festeggiare il Natale coscienti di quel che sta avvenendo in Iran, da mesi? Adesso in pericolo è una 17enne transgender, Raha Ajoudani, arrestata il il 17 Dicembre mentre usciva dalla propria abitazione situata nella zona di Shahre Rey, a Teheran. Adesso si trova in un centro di detenzione minorile, ma, poiché a breve compirà la maggiore età, la famiglia teme che potrebbe essere trasferita in un centro di detenzione maschile e sottoposta a trattamenti brutali dalla polizia penitenziaria. Ricordiamo che già in diversi sono stati condannati a morte e uccisi, solo per aver manifestato.

Tutto inizia qualche mese fa, quando la polizia molare iraniana ha picchiato a morte Mahsa Amini, arrestata per aver indossato un “hijab improprio” e morta durante la custodia. Tuttavia, un capo della polizia iraniana ha categoricamente negato tutte le accuse. Intervenendo a una conferenza stampa lunedì, il capo della polizia di Teheran, il generale di brigata Hossein Rahimi, ha affermato che le affermazioni che Mahsa Amini  è stata picchiata o in qualche modo maltrattata sono “completamente false”.

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Mahsa Amini

«Improvvisamente ha avuto un problema cardiaco mentre era in compagnia di altre persone che ricevevano una guida [ed] è stata immediatamente portata in ospedale con la collaborazione dei servizi di emergenza», ha detto la polizia. Il presidente Ebrahim Raisi ha ordinato al ministro dell’Interno di aprire un’inchiesta sul caso. Diversi legislatori hanno affermato che solleveranno il caso in parlamento, mentre la magistratura ha affermato che formerà una task force speciale per indagare.

Amnesty International intanto ha denunciato la situazione: «Le circostanze che hanno portato alla morte sospetta in custodia della giovane donna di 22 anni Mahsa Amini, che includono accuse di tortura e altri maltrattamenti in custodia, devono essere indagate penalmente. La cosiddetta ‘polizia della moralità’ di Teheran l’ha arrestata arbitrariamente tre giorni prima della sua morte mentre applicava le leggi del Paese sul velo forzato abusivo, degradante e discriminatorio. Tutti gli agenti e i funzionari responsabili devono affrontare la giustizia».

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In più, è stata uccisa anche un’altra ragazza: Hadith Najafi, «uccisa da 6 proiettili nella città di Karaj». A ciò si aggiunge anche che il ministro degli Esteri iraniano, Nasser Kanaani, citato dai media statali, ha dichiarato: «Minimizzando la gravità di una serie di blocchi imposti nelle comunicazioni nel Paese, gli Stati Uniti stanno cercando di portare avanti i loro obiettivi contro l’Iran», facendo riferimento a come Elon Musk, con il sostegno del governo USA, ha attivato il servizio Internet satellitarie Starlink, in quanto il governo dell’Iran aveva bloccato l’accesso a internet in tutto il Paese.

Ma non solo Mahsa Amini e Hadith Najafi, anche Mahak Hashemi, 16enne uccisa in Iran perché indossava un cappello invece del velo durante le manifestazioni per i diritti delle donne iraniane. Per riavere il suo cadavere, i genitori della ragazza avrebbero dovuto pagare un riscatto per ottenere il corpo indietro. Non solo, è stato anche vietato di essere in grado di dare un ultimo addio attraverso un funerale o altri tipi di ricordi organizzati pubblicamente.

C’era stata poi la notizia data da un alto funzionario iraniano secondo cui l’Iran avrebbe abolito la polizia morale, dicendo che è stata abolita dalle stesse autorità che l’hanno installata». Tuttavia, quando è stato chiesto a riguardo al ministro degli esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian, non ha negato, ma ha detto: «In Iran, tutto sta andando avanti bene nel quadro della democrazia e della libertà». Montazeri in più ha detto che la magistratura applicherà ancora restrizioni al «comportamento sociale». Gli attivisti intanto negano che le forze siano state ritirate dalle strade. E intanto le condanne a morte e le uccisioni aumentano giorno dopo giorno.

Raha Ajoudani: la storia della 17enne trans arrestata in Iran

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Raha Ajoudani

Raha Ajoudani è stata arrestata lo scorso 17 dicembre e da quel momento non si sa come stia, né che fine abbia fatto, questo perché non ha il diritto di vedere il proprio avvocato tantomeno la sua famiglia, e per questo la preoccupazione è tanta. Sul suo profilo Twitter si definisce “Femminista, LGBT, Attivista per i diritti civili e umani“, e non aveva minimamente nascosto il suo dissenso per quello che è successo a Mahsa Amini e a tutte le sorelle e i fratelli dell’Iran, brutalmente uccisi. Secondo l’agenzia di stampa Hrana ad oggi 502 manifestanti e 62 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi.

Matthew Nouriel, attivista che quotidianamente parla di tutte le ingiustizie e gli omicidi che stanno avvenendo in Iran, ha condiviso l’appello della famiglia e dice di conoscere anche Raha Ajoudani. La descrive come una ragazza «dall’anima gentile ma con una forza da non credere. Non sapevo quanto fosse giovane, ma è saggia più dei suoi anni. Il mio cuore si spezza pensando a quello che potrebbero farle passare. Vi prego dite il suo nome. Se qualcuno ha contatti a Lgbtq pubblicazioni si prega di condividere la sua storia con loro» e invita a taggare politici e associazioni per i diritti LGBT.

Secondo quanto dice Matthew, Raha Ajoudani, giovane donna trans e attivista, «è stata arrestata il 17 Dicembre scorso nella propria casa di Shahre Rey, a Teheran, poco prima del suo 18° compleanno. È stata condotta in un centro di detenzione minorile, in attesa di essere trasferita in un carcere per adulti non appena avrà compiuto la maggiore età. La sua famiglia ha il timore che possa essere inarcerata in una prigione maschile e che il trattamento a cui verrà sottoposta da parte della Polizia Penitenziaria possa essere particolarmente brutale, visti i precenti di violenza sessuale, umiliazione e tortura che la Repubblica Islamica è solita riservare alle persone LGBTQ+».

Vi chiediamo di condividere la storia di Raha Ajoudani, affinché l’Unione Europea non si limiti a “fare pressioni” ma intervenga in modo concreto. Non possiamo accettare più tutta questa violenza.

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