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Qatar: ragazzo gay vittima di un’imboscata della polizia

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Giulia

Le cose in Qatar non vanno meglio dell’ultima volta in cui ne abbiamo parlato. A meno di venti giorni dall’inizio della Coppa del Mondo 2022, di cui in molti espressero perplessità per la salvezza della comunità LGBT, la polizia starebbe continuando a fare “pulizia” per le strade del paese, arrestando e condannando le persone LGBT. L’ultima testimonianza arrivata è quella di Ali, un uomo omosessuale violentato e arrestato da alcuni agenti prima di essere deportato nel suo paese d’origine.

La situazione non è così semplice, come abbiamo già visto in diverse occasioni. SVT Sport, insieme a NKR e DR, hanno condiviso un report in cui hanno affermato di aver contattato i 69 hotel consigliati dal sito FIFA per pernottare in Qatar durante il mondiale di calcio, e non tutti sembrano essere disposti a ospitare persone queer. Molti si sono rifiutati di avere delle persone LGBT nel proprio hotel, altri invece hanno avvertito che rischiano di essere arrestati. Per questo motivo Josh Cavallo ha voluto denunciare ancora una volta questa situazione.

Lo sportivo, lo scorso anno ha detto di essere «orgoglioso di annunciare pubblicamente che sono gay», ha raccontato di aver «combattuto la mia sessualità per oltre sei anni ormai, ma ora sono felice di potermene finalmente liberare. Tutto quello che voglio fare è giocare a calcio ed essere trattato allo stesso modo». Ha raccontato della realtà di cosa si prova a essere un calciatore professionista omosessuale, e del suo percorso per accettarsi e per amarsi, per trovare il coraggio di parlarne pubblicamente.

Perché «nel calcio, hai una piccola finestra per raggiungere la grandezza, e fare coming out pubblicamente potrebbe avere un impatto negativo sulla tua carriera. Come calciatore gay, so che ci sono altri calciatore che vivono nel silenzio. Voglio aiutare a cambiare questo, a mostrare che tutti sono i benvenuti nel mondo del calcio, e che c’è il diritti di essere autentici», ha scritto. Delle parole forti, importanti e di grande impatto che speriamo possano arrivare al cuore di chiunque, non solo delle persone LGBT ma soprattutto degli omofobi, per far sì che si rendano conto di sbagliare.

Omofobia in Qatar, la storia di Ali

Ali è un un uomo omosessuale violentato e arrestato da alcuni agenti prima di essere deportato nel suo paese d’origine, le Filippine, che aveva abbandonato per trasferirsi a Doha e iniziare una nuova vita da quando era morto il padre. Dopo essersi trasferito, aveva anche deciso di iscriversi ad alcune app di incontro, sempre facendo attenzione a non farsi scoprire dalla polizia in quanto, come abbiamo sottolineato più volte, in Qatar l’omosessualità è un reato punibile con l’incarcerazione e in alcuni casi anche con la pena di morte.

Nonostante tutte le sue precauzioni, però, è stato scoperto. Talvolta accade che quando un ragazzo omosessuale viene arrestato, viene torturato fino a fargli confessare i nomi delle persone con cui hanno avuto rapporti, e quindi le app di incontri diventano un problema serio per la vita delle persone LGBT. Il giorno in cui è stato arrestato, Ali aveva un incontro con un potenziale partner, ma al suo arrivo in hotel ha trovato la bellezza di sei agenti di polizia del Qatar.

Un amico di Ali ha detto alla stampa che «lo hanno catturato subito, non ha opposto resistenza perché sarebbe stato inutile». Tuttavia, Ali avrebbe pensato di lanciarsi dalla finestra per provare a scappare. «Volevo davvero saltare giù, ma non potevo, il palazzo era troppo alto ed ero circondato. Mi hanno catturato e buttato sul letto. Poi, mi hanno violentato», racconta. Gli ufficiali gli hanno anche sequestrato il telefono, facendo degli screenshot a tutte le conversazioni avute con gli uomini omosessuali.

Adesso Ali è imputabile di prostituzione e omosessualità, ma intanto, dopo esser stato in cella per una notte, è stato portato all’ufficio immigrazione per poi essere deportato nuovamente nelle Filippine, che per quanto sia triste, almeno lo ha lasciato in vita. «Ciò che mi è successo mi ha causato un trauma profondo, che non credo riuscirò mai a superare», ha detto Ali alla stampa. I problemi di omofobia in Qatar quindi continuano, e la cosa migliore sarebbe boicottare la Coppa del Mondo di calcio. Ma sappiamo che per molti uomini, il calcio viene prima di ogni cosa. Anche prima dei diritti umani.

Giulia

Giulia, 24 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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