Il più grande di sempre: Muhammad Alì

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Ci sono vite destinate alla grandezza. Ci sono vite destinate a non morire mai, vite che oltrepassano il tempo per cercare rifugio nella parte dedita alla luce dei nostri animi. Venuto al mondo il 17 gennaio del 1942 a Louisville nel Kentucky, Muhammad Alì nato col nome di Cassius Marcellus Clay Jr non è soltanto uno dei pugili più grandi della storia ma è soprattutto colui che ha ispirato il mondo a migliorarsi con la sola forza dei suoi pugni e del suo spirito.

Le origini del mito

Muhammad Alì alle prese con i bendaggi
Alì alle prese con i bendaggi

Quando il destino ci si mette orchestra le nostre vite in maniera del tutto imprevedibile e Alì non è escluso dalla roulette della vita. Un bambino di sette anni piangeva disperato perché aveva perso la sua bici, fu avvicinato da un uomo e quest’ultimo introdusse il giovane Alì alla boxe e così una vittoria dopo l’altra il mito prese vita. Ma la sfida più dura di Alì non era ancora arrivata.

La lotta contro la supremazia bianca

La carriera pugilistica di Alì scorreva a gonfie vele, riuscì infatti a vincere l’oro alle olimpiadi di Roma svoltesi nel 1960, ma l’ombra della segregazione razziale sempre crescente nel suo paese tormentava l’animo indomito del pugile che da sempre era vicino ai problemi dei suoi fratelli. Famose sono queste sue parole: “Come mi piacerebbe essere ricordato? Come un uomo che non ha mai venduto la sua gente. Ma se questo è troppo, allora come un buon pugile”

La convivenza con il razzismo

Gli episodi di razzismo si susseguivano nella vita di Alì e in quella di tutte le persone colpevoli di avere la pelle di un colore diverso. Gli episodi erano così forti che Alì arrivò a gettare la medaglia conquistata alle olimpiadi nel fiume Ohio. Se nella vita il campione trovava mille ostacoli, sul ring dominava, danzava e affondava ogni avversario che gli si parasse davanti.

Il titolo e la conversione all’Islam

Alì vince il suo primo titolo mondiale contro Liston

Il 25 febbraio del 1964 Alì contro ogni pronostico sconfisse l’allora campione Sonny Liston prendendone il posto. Dopo la vittoria del titolo annunciò al mondo la sua conversione all’islam con l’intento di abbracciare le sue origini, in contempo cambiò il suo nome in Muhammad Alì, abbandonando quello che a detta sua era il proprio nome da schiavo. Considerato il periodo storico questa scelta destò clamore nelle menti chiuse del popolo bianco ma fu solo l’inizio di quello che portò Mohammed Ali a diventare un simbolo.

La chiamata alle armi

Nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro“. Sono queste le parole che pronunciò Alì quando si rifiutò di combattere nella guerra in Vietnam. Siamo alla fine degli anni 60 e l’America è divisa fra i favorevoli e i contrari al conflitto in Vietnam, le strade sono gremite di proteste e fra tutte le persone Alì spiccherà. Per capire meglio la sua scelta possiamo analizzare questa sua dichiarazione: “Perché dovrebbero mandarmi a migliaia di chilometri da casa a lanciare bombe e pallottole sulla gente del Vietnam mentre a Louisville le persone di colore sono trattate come cani e private dei diritti umani?

Le conseguenze delle sue scelte

Se già da prima Alì era malvisto dal popolo bianco, ora veniva ritenuto un codardo e un traditore. La sua scelta lo portò a subire un processo dove venne condannato a 5 anni, inoltre perse la possibilità di combattere e perse anche il suo titolo di campione.

Il ritorno

Locandina del match

La corte suprema degli Stati Uniti nel 1971 dopo l’appello di Alì annullò la sua condanna così da permettergli di tornare sul ring. Se c’è una cosa che distingue un campione da una persona comune è la capacità di rialzarsi e Alì lo fece in modo incredibile, conquistando il titolo nel 1978 e nel 1974 nell’incontro ritenuto da tutti il più bello di sempre, il famoso Rumble in the Jungle tenutosi a Kinshasa nello  Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo) contro il rivale di sempre George Foreman, dove risuonava nel vento il famoso coro ‘Alì bomaye’ che significa letteralmente ‘Alì uccidilo’.

La figura di Muhammad Alì nella storia

Alì è morto il 3 giugno del 2016 all’età di 74 anni, dopo una lunga lotta contro il Parkinson che col tempo aveva debilitato oltremodo il suo corpo ma non il suo spirito. La sua vita è stata di ispirazione per tutta l’umanità, ha portato innovazione nel mondo della boxe ma soprattutto si è messo sempre in primo piano per aiutare il prossimo e per portare avanti un ideale di uguaglianza e di pace, anche se spesso le sue scelte gli hanno causato ingenti danni.

Tutte le persone del mondo sono uguali e meritano amore e rispetto, era questo quello che voleva dirci.

Alì io credo che tu avessi ragione: ESISTE SOLO LA RELIGIONE DEL CUORE.

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