Collin Martin sogna i Mondiali ma il Qatar non è sicuro per le persone LGBT

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Non solo Josh Cavallo. Anche Collin Martin, che ha fatto coming out nel 2018, sogna il Mondiale di calcio ma teme per la sua vita e per la sua sicurezza a causa dell’omofobia a Qatar. «Il Qatar e i Paesi limitrofi sono molto conservatori e chiediamo ai tifosi rispetto. Siamo sicuri che lo faranno, così come noi rispettiamo le diverse culture, speriamo che lo sia anche la nostra», disse Asser Al-Khater, presidente del comitato organizzatore dei Mondiali in Qatar. Ma questo non rassicura i giocatori e chi sogna il Mondiale.

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La situazione non è così semplice, come abbiamo già visto in diverse occasioni. SVT Sport, insieme a NKR e DR, hanno condiviso un report in cui hanno affermato di aver contattato i 69 hotel consigliati dal sito FIFA per pernottare in Qatar durante il mondiale di calcio, e non tutti sembrano essere disposti a ospitare persone queer. Molti si sono rifiutati di avere delle persone LGBT nel proprio hotel, altri invece hanno avvertito che rischiano di essere arrestati. Per questo motivo Josh Cavallo ha voluto denunciare ancora una volta questa situazione.

Lo sportivo, lo scorso anno ha detto di essere «orgoglioso di annunciare pubblicamente che sono gay», ha raccontato di aver «combattuto la mia sessualità per oltre sei anni ormai, ma ora sono felice di potermene finalmente liberare. Tutto quello che voglio fare è giocare a calcio ed essere trattato allo stesso modo». Ha raccontato della realtà di cosa si prova a essere un calciatore professionista omosessuale, e del suo percorso per accettarsi e per amarsi, per trovare il coraggio di parlarne pubblicamente.

Perché «nel calcio, hai una piccola finestra per raggiungere la grandezza, e fare coming out pubblicamente potrebbe avere un impatto negativo sulla tua carriera. Come calciatore gay, so che ci sono altri calciatore che vivono nel silenzio. Voglio aiutare a cambiare questo, a mostrare che tutti sono i benvenuti nel mondo del calcio, e che c’è il diritti di essere autentici», ha scritto. Delle parole forti, importanti e di grande impatto che speriamo possano arrivare al cuore di chiunque, non solo delle persone LGBT ma soprattutto degli omofobi, per far sì che si rendano conto di sbagliare.

Non è però l’unica persona che sta cercando di alzare la voce contro il Qatar, e l’esempio è Collin Martin, 27enne centrocampista statunitense del San Diego Loyal, che 10 anni fa ha giocato con la nazionale USA under 20 e che adesso sogna di poter indossare nuovamente la maglia degli Stati Uniti d’America all’imminente mondiale. Tuttavia, l’omofobia del Qatar spaventa anche lui.

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Collin Martin e il sogno del Mondiale rovinato dal Qatar

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In un’intervista con il The Sun ha detto che, quando ha fatto coming out ha avuto molta ansia e aveva anche paura di «vedere quanti tifosi sarebbero rimasti dalla mia parte e la reazione di altri giocatori di altre squadre», e sicuramente aprirsi con lo sport più seguito in tutto il mondo, non è stato semplice. «Non ero sicuro di quale sarebbe stata la reazione, ma sapevo nel profondo, a livello personale, di essere pronto a condividere la notizia», ha detto nell’intervista.

Adesso, a distanza di qualche anno dal suo coming out, 27enne e ancora un calciatore che sogna di arrivare sempre più in alto, ha detto che andrebbe «sicuramente» alla Coppa del Mondo se venisse convocato, ma non solamente per realizzare un suo sogno, bensì anche per dimostrare di essere orgoglioso di chi è. «Penso che cercherei di onorare la comunità in un certo modo – la comunità gay – e lo farei con rispetto», ha detto.

Ha aggiunto: «Mi assicurerei che si sappia che un giocatore gay sta partecipando ai Mondiali, che non ci siano problemi e che ho bisogno di essere rispettato», perché ritiene che le questioni relative ai diritti umani a “più livelli” per i cittadini del paese devono essere affrontate. «Penso che non sia solo la comunità gay a preoccuparsi che il paese ospitante accetti le persone LGBT e penso che ci siano stati un sacco di problemi diversi che sono sorti dallo svolgimento della Coppa del Mondo in Qatar».

Continua: «Ci sono questioni sui diritti umani a più livelli e sui diritti delle donne e su come il Paese vede e accetta le donne. Ovviamente, nel mio caso, c’è qualche preoccupazione e solo genuini problemi di sicurezza come “mi sarebbe permesso di giocare in questo paese se fossi in Coppa del Mondo?”, “Vorrei essere accettato?”, “Che tipo di insulti potrei ricevere dai tifosi negli stadi?”», si è domandato. E poi si risponde: «Penso che ci sia sicuramente del lavoro da fare e sicuramente c’è qualche preoccupazione lì, ma se le persone non possono andare negli stadi e sentirsi come se non potessero andare con i loro altri significativi, questo è un problema».

Infine, conclude: «L’obiettivo dovrebbe essere quello di sostenere il proprio Paese, divertirsi, divertirsi e godersi il gioco del calcio. È uno sport per tutti ed è qualcosa che dovrebbe essere apprezzato da tutti».

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