Muro fra Polonia e Bielorussia: conclusa la costruzione

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È stata ufficialmente ultimata la costruzione del muro al confine tra Polonia e Bielorussia, voluto dal governo polacco per respingere i migranti provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa. Perché esistono rifugiati di serie A e rifugiati di serie B. Poi ovviamente c’è anche da dire che Lukashenko ha più volte accolto e poi respinto verso la Polonia i migranti e i richiedenti in modo da mettere in difficoltà non solo la Polonia ma tutta l’Unione Europea, tuttavia sembra che tutti stiano giocando con la vita delle persone.

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Fra Polonia e Bielorussia, la situazione è sempre un po’ tragica, forse nella seconda un po’ di più. Certo, la Polonia è omofoba, la Polonia ha una legge sull’aborto molto restrittiva, ma la Bielorussia vive in una dittatura e molti ne sono anche felici. Basti pensare allo splendido servizio sui Maneskin del programma bielorusso in cui si vantava della libertà e della superiorità della Bielorussia (e della sua dittatura), ma poi voglio anche ricordarvi dell’attivista bielorusso, Vitaly Shishow, trovato morto in un parco in Ucraina (questo prima che scoppiasse la guerra).

E ancora di Krystsina Tsimanouskaya, velocista bielorussa rifugiatasi nell’ambasciata polacca in Giappone, che temeva per la sua sicurezza. Infine, Svetlana Tikhanouskaya, leader dell’opposizione, invita gli esiliati a star attenti alla propria. E come non citare quando hanno dirottato un aereo per catturare un oppositore di Lukashenko. In quest’occasione il regime di Lukashenko fece deviare un aereo di Ryanair, partito da Atene e che è stato fatto atterrare a Minsk in modo da arrestare Roman Protasevich, uno dei giornalisti più noti dell’opposizione che in quel momento si trovava a bordo dell’aereo. La scusa che usarono era quella della presenza di una bomba, di terrorismo, notizia poi smentita.

Riguardo la Polonia, iniziò a costruire il muro dopo che il ministro dell’Interno Mariusz Kaminski lo ha annunciato a tutti: barriere di filo spinato alte 2 metri e mezzo ed erette ad agosto scorso dall’esercito sono state rinforzate con una barriera «solida», insieme a un sistema di sorveglianza e a dei rilevatori di movimento. Il muro è simile a quello che già esiste fra la Grecia e la Turchia, quindi alto 5 metri, ed è stato realizzato con investimento pubblico, guidato dalla Guardia di frontiera e sotto il controllo dell’Ufficio centrale di anticorruzione.

Concluso il muro fra Polonia e Bielorussia

Un anno dopo che i migranti hanno iniziato ad attraversare l’Unione Europea dalla Bielorussia alla Polonia, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e alti funzionari della sicurezza hanno visitato giovedì l’area di confine per celebrare il completamento del nuovo muro d’acciaio. È stato anche ritirato lo stato di emergenza lungo il confine che ha impedito a giornalisti, operatori dei diritti umani e altri di assistere a una crisi dei diritti umani. Almeno 20 migranti sono morti nelle gelide foreste e paludi della zona.

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«Il primo segno della guerra in Ucraina è stato l’attacco del (presidente della Bielorussia) Alexander Lukashenko al confine polacco con la Bielorussia», ha detto Morawiecki in una conferenza stampa. «È stato grazie alla (nostra) previsione politica e all’anticipazione di ciò che potrebbe accadere che ora possiamo concentrarci sull’aiuto all’Ucraina, che sta combattendo per proteggere la sua sovranità», ha aggiunto.

La Polonia ha proseguito con i lavori del muro, lungo 186 km, anche mentre accoglieva i milioni di rifugiati ucraini che fuggivano e fuggono tuttora dall’invasioni russa. Lo scopo è quello di tenere fuori richiedenti d’asilo di diverso tipo: coloro che fuggono dal conflitto e dalla povertà in Medio Oriente e Africa, che sono stati incoraggiati a tentare la fortuna dal regime autoritario della Bielorussia – stretto alleato della Russia – come parte di una faida con l’Unione Europea.

Uno dei richiedenti asilo, fa sapere APNews, era il 32enne Ali, che ha lasciato la Siria alla fine dell’anno scorso dopo aver letto sui social media che il modo più semplice per entrare nell’UE era volare in Bielorussia ed entrare in Polonia. Ali, da un villaggio fuori Hama, nella Siria occidentale, è volato nella capitale bielorussa, Minsk, e si è messo alla ricerca di un punto non custodito nella foresta dove avrebbe potuto intrufolarsi nell’UE. «Stavo cercando un posto dove poter vivere in sicurezza, lontano dall’oppressione e dalla disperazione a casa. Ci sono state notti in cui sono andato a dormire sulla nuda terra nei boschi pensando che non mi sarei svegliato di nuovo», ha raccontato.

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«Se dai un passaggio a un rifugiato al confine ucraino sei un eroe. Se lo fai al confine con la Bielorussia sei un contrabbandiere e potresti finire in prigione per otto anni», ha commentato Natalia Gebert, fondatrice e CEO di Dom Otwarty, o Open House, una ONG polacca che aiuta i rifugiati. Intanto Lukashenko è accusato di aver condotto una «guerra ibrida» per vendicare le sanzioni del blocco sul trattamento riservato dal regime ai dissidenti.

Ali, insieme ad altri richiedenti, è arrivato a Berlino in aprile e ha chiesto asilo. Attivisti per i diritti umani e psicologi hanno documentato il suo racconto e anche quelli di altri richiedenti asilo che affermano di aver subito abusi da parte delle guardie di frontiera sia bielorusse che polacche. «Mi sento meglio qui. La gente mi chiama di nuovo per nome. Ma sono sempre preoccupato che i tedeschi mi rimanderanno in Polonia».

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