Perché si mangiano le uova di cioccolato a Pasqua?

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Buona Pasqua a tutti! Gustando animosamente le uova di cioccolato, quest’oggi è giorno di festa per il mondo cristiano (e non solo, vista la fama raggiunta da questa festa già soltanto come evento culturale), e si festeggia per i più piccoli (e anche dai più grandi, dato che il peccato di gola colpisce un po’ tutti) proprio mangiando cioccolata.

Ma vi siete mai domandati quando e perché sia nata questa tradizione? Scopriamolo assieme!

Perché si mangiano le uova di cioccolato a Pasqua?

L’origine di questo costume é da rintracciare nella Francia del Settecento, sotto la reggenza di Luigi XIV, il quale ordinò al suo mastro cioccolatiere di realizzare il primo uovo di cioccolato – di crema al cacao – nelle cucine della Reggia di Versailles.

In realtà, però, la tradizione del dono ha radici ancora più antiche: per gli antichi Egizi l’uovo era il nucleo dei quattro elementi aria, acqua, terra e fuoco, quindi nucleo della realtà medesima.

Altre culture ritenevano che fosse il simbolo della vita, in quanto l’unione tra Terra e Cielo formava proprio un uovo; anche i Persiani ritrovano fosse simbolo di vita, così amavano donarsi delle uova una volta giunta la Primavera, assieme al risveglio della natura.

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Fonte: Getty Images

Non dobbiamo dimenticare che si tratta di una festività prettamente cristiana, volta a celebrare la Resurrezione di Cristo. I cristiani della Germania medievale decisero di reinterpretare l’usanza del dono alla luce delle Sacre Scritture: tra il popolo si era soliti scambiare uova bollite, avvolte fiori e foglie per fornire loro una colorazione naturale; tra gli aristocratici e le alte sfere, invece, si preferiva realizzarne in materiali preziosi quali argento, oro e platino, con diversi ornamenti raffinati.

E l’usanza di nascondere una sorpresa all’interno delle uova di Pasqua? Il primo esempio di questa tradizione risale al XIX secolo, in una Russia ancora zarista. Proprio lo zar Alessandro III commissionò a Peter Carl Fabergé, orafo di corte, la realizzazione di uova che parevano veri e propri capolavori artistici: la collezione imperiale si compone di 52 di tali meraviglie, la prima delle quali in platino smaltato di bianco, contenente al suo interno un secondo uovo, che presentava oltre le sue pareti in oro una riproduzione della corona imperiale e un pulcino dorato.

Fabergé smise di fabbricare tali gioielli solo nel 1918, l’anno seguente alla Rivoluzione Russa, quando la Casa Fabergé venne nazionalizzata dai bolscevichi, e trovò la morte due anni dopo.

Altre voci sostengono che questa tradizione debba essere oggetto di merito dei Piemontesi, maestri della pasticceria del cioccolato: nel Settecento, tra le vie di Torino, si era soliti inserire un piccolo regolo dentro le uova di cioccolato!

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Fonte: Getty Images

Il vero significato del dono: preferiamo la cioccolata o la “sorpresa”?

Bronislaw Malinowski, antropologo padre dell’etnografia moderna, nella sua opera “Gli Argonauti del Pacifico Occidentale” del 1922, illustrò il rituale del dono praticato dalle popolazioni delle isole Trobiand: gli uomini navigavano per migliaia di chilometri allo scopo di donare collane di conchiglie rosse e braccialetti di conchiglie bianche agli abitanti dell’altro polo dell’isola.

Il carattere simbolico del rituale del dono si deve rintracciare nella credenza che questi oggetti portassero al ricevente un pezzo dell’anima di coloro che lo avevano donato, creando così solidi legami di fiducia tra i diversi villaggi.

I bambini sono sempre felici di ricevere le uova di cioccolato durante il periodo pasquale, tra l’entusiasmo della sorpresa al loro interno ancora da scoprire e la golosità del cioccolato che la ricopre. La celebre “caccia alle uova” – di origini inglesi – è ormai diventata sempre più diffusa anche nel resto del mondo. Ma persino gli adulti non si fanno pregare di spiluccare un po’ di cioccolata avanzata.

L’affetto celato dietro al semplice scambio delle uova di Pasqua, tra il luccichio della carta in cui sono imballate, nastri e nastrini, è sempre ben accettato da grandi e piccini, per cui non reputatelo un gesto banale o promotore del capitalismo, anzi, provate ad appuntarvi questo consiglio per il prossimo anno!

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Fonte: Getty Images


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