Cosa succede in Sri Lanka?

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È Pasqua, in Italia si festeggia, ma in altri Paesi non si è così fortunati come noi, che viviamo in una dittatura sanitaria. In Sri Lanka si sta vivendo una fortissima crisi, considerata la peggiore degli ultimi 70 anni; in Palestina delle persone sono aggredite mentre pregano nelle moschee, dei bambini vengono arrestati; e sappiamo tutti cosa sta succedendo in Ucraina, dove la guerra incendia le strade da ormai quasi due mesi. Oggi, però, parleremo dello Sri Lanka, un Paese di cui purtroppo troppo poco si parla.

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Fonte: AFP

Prima di parlare di quel che succede, parliamo in generale del Paese. Lo Sri Lanka si trova in Asia meridionale, ed è particolarmente vicino alla costa indiana, tanto da essere definito lacrima dell’India. Fa parte del Commonwealth britannico, con capitale a Sri Jayawardenapura Kotte, situata nell’area metropolitana di Colombo, che è l’ex capitale. È uno stato che conta molto sul turismo, con dei paesaggi meravigliosi che meritano di essere visti almeno una volta nella vita, ma a causa del Covid-19 la situazione è peggiorata in un modo che nessuno poteva mai immaginare.

Sri Lanka: cosa sta succedendo

La gran parte delle testate si è accorto di quello che sta succedendo nello Sri Lanka in seguito alla dichiarazione riguardo la sospensione del pagamento del debito ai crediti internazionali, un debito che è pari a 50 miliardi di dollari e che quindi è più della metà del PIL annuale del Paese. «Lo Sri Lanka ha avuto un record di debito estero dall’indipendenza nel 1948» ha detto il Ministero delle Finanze in una dichiarazione. «Gli eventi recenti, tuttavia, compresi gli effetti della pandemia COVID-19 e le ricadute delle ostilità in Ucraina, hanno eroso la posizione fiscale dello Sri Lanka in modo tale che il normale servizio degli obblighi di debito pubblico estero è diventato impossibile».

Ma da dove è iniziato tutto? Diciamo che la causa principale è stata il Covid-19, ma le proteste vere e proprie che sono sfociate in questa pericolosa crisi sono iniziate due settimane fa circa, quando il 31 marzo centinaia di manifestanti si sono radunati di fronte alla casa del presidente Gotabaya Rajapaksa, chiedendo le sue dimissioni. La polizia in quell’occasione ha lanciato gas lacrimogeni e ha usato i cannoni ad acqua. La capitale è stata posta sotto coprifuoco.

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Fonte: Dinuka Liyanawatte/Reuters

Il primo aprile, poi, le proteste hanno cominciato a diffondersi in tutto il Paese, e per questo il presidente ha deciso di dichiarare lo stato di emergenza, dando la possibilità alle autorità di arrestare i civili per il solo manifestare. Il giorno dopo è stato dichiarato un coprifuoco nazionale di 36 ore e sono state persino schierate delle truppe. L’ordine sarebbe dovuto essere revocato la mattina del 4 aprile, ma sappiamo che così non è stato. Intanto è stato anche bloccato l’accesso ai social media, poiché i manifestanti si organizzavano lì per protestare. Il divieto è stato revocato in seguito a una sentenza del Consiglio per i diritti umani.

Intanto il presidente Rajapaksa si è reso disponibile a collaborare con l’opposizione con un’amministrazione unitaria, ma è stato respinto. Il governatore della banca centrale, dopo aver resistito alle chiamate per cercare un salvataggio dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha annunciato le sue dimissioni. Il giorno successivo si dimette anche il ministro delle Finanze, e tutti e 26 ministri del governo (escluso il premier), così il presidente perde la maggioranza parlamentare e nomina un gruppo di esperti per organizzare il debito.

La banca centrale del paese a questo punto ha aumentato le tasse di interesse con un record di 700 punti base, cercando di fermare la caduta libera dello Sri Lanka. Questo però ha, ovviamente, solo dato un motivo in più a migliaia di persone di manifestare ancora e ancora davanti all’ufficio del presidente, chiedendo le sue dimissioni immediate. I medici intanto hanno anche denunciato la mancanza di farmaci, affermando che questa crisi potrebbe causare per loro più morti di quante ne abbia fatte il Coronavirus.

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Fonte: Ishara S Kodikara/AFP

Davanti a questa situazione, il primo ministro (fratello del Presidente)ha chiesto ai manifestanti di avere «pazienza». Il Paese ha annunciato all’inizio di questa settimana di non riuscire ad adempiere all’intero debito di 51 miliardi di dollari, e in una dichiarazione il ministero delle finanze promette «un trattamento giusto ed equo di tutti i creditori» (i maggiori creditori sono Cina e Giappone), prima di un programma di recupero assistito dal FMI. Il primo ministro si è anche offerto di parlare con i manifestanti, che però sono fermi sulle proprie idee: il governo deve dimettersi. L’opposizione minaccia anche di portare una mozione di sfiducia in parlamento.

Il governo ha deciso, intanto, di rivolgersi anche all’India e alla Cina. «La Cina ha fatto del suo meglio per fornire assistenza allo sviluppo socioeconomico dello Sri Lanka, e continuerà a farlo in futuro», ha detto un rappresentante del Ministero degli Esteri martedì. Una fonte indiana invece ha detto a Reuters che «stiamo sicuramente cercando di aiutarli e siamo disposti a offre più linee di scambio e prestiti». Intanto, però, le manifestazioni continuano e anche in modo violento, tanto che avevano dato fuoco a due autobus e avevano lanciato dei mattoni contro le forse dell’ordine.

Insomma, la crisi dello Sri Lanka è più grave di quel che si pensa, ed è triste che davvero poche persone ne stiano parlando. Il 2022 non è di certo un anno di crescita e rinascita, ma solo di crisi e guerra. Ci auguriamo che tutto possa risolversi al più presto per i cittadini srilankesi, ma la situazione sembra essere ancora fin troppo seria, soprattutto considerando che né il premier né il presidente (proveniente da una famiglia che è sempre stata al potere) sembrano avere intenzione di dimettersi e lasciare la poltrona.

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