Il Corriere e il problematico post sul “come non ingrassare durante le feste”

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Caro Corriere… Vergogna! A ottobre 2022, secondo i dati condivisi dal professore Stefano Vicari, docente presso la Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile della neuropsichiatria infantile all’Ospedale Bambino Gesù (Opbg) di Roma, ci sono stati record di ricoveri per disturbi della nutrizione e del comportamento alimentare (DCA) all’ospedale Bambino Gesù. Come pensi che sia un’ottima idea pubblicare il giorno della Vigilia di Natale un post (o, in generale, un articolo) in cui si danno dei consigli su come “non ingrassare (troppo) durante le feste”?

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Certo, comprendiamo che le testate sono sempre alla ricerca del click. D’altronde, lo vediamo benissimo quando uno studente si suicida: articolino, cosa non andava nella sua vita (spesso anche un po’ romanzato come nel caso di Riccardo Faggin) e fine. Poi, due giorni dopo, via con lo studente prodigio del mese, quello che si è laureato in tempi record, quello che ha fatto medicina in due anni, quella che non dormiva per studiare, quello che ha preso tre lauree insieme… Ma sia mai che qualcuno parli di come sia essere uno studente medio, lavorare per pagarsi gli studi e non riuscire a dormire per l’ansia! Sia mai!

C’è anche da aggiungere che nel momento in cui ho scritto “come non ingrassare” nella barra di ricerca di Google, sono uscite decine e decine di articoli delle più varie testate e blog, e non solo di anni e anni fa, ma anche recenti. Il problema, quindi, non è solo il Corriere ma in generale la mentalità secondo cui ingrassare è un male assoluto, soprattutto durante le festività! E ve lo dice una che per anni si pesava prima e dopo ogni pasto, prima e dopo ogni allenamento, appena sveglia e prima di andare a dormire, e sentiva tutto il peso di quei numeri sulla bilancia.

Durante il Natale, se posso, non pensate al cibo. Non pensate a quei numeri. Non pensate alle calorie, alla pancia gonfia, al vostro corpo in generale. Anzi, ascoltatelo. Avete voglia di mangiare le pettole che avete fatto con tanto amore insieme a vostra nonna? Mangiatele, finché riuscite. Volete fare un brindisi, o più brindisi, insieme a tutta la vostra famiglia, che vedete giusto quella notte all’anno tutta insieme? Fatelo tranquillamente, e sorridete. Se, al contrario, sentite che mangiare tutte le portate vi farebbe sentire male e troppo a disagio, allora mangiate quanto sentite. Ma non perché vi farebbero ingrassare. Solo perché dovete stare bene, e questa è l’unica cosa importante.

Il problema dei dca a Natale e durante tutto l’anno

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Il 15 marzo, per la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, risultavano in carico al 65% dei Centri censiti quasi 9.000 utenti (8.947), prevalentemente di genere femminile 90% rispetto al 10% di maschi. Il 58% degli utenti ha tra i 13 e i 25 anni, il 7% meno di 12 anni. Rispetto alle più frequenti diagnosi l’anoressia nervosa è rappresentata nel 36,2% dei casi, la bulimia nervosa nel 17,9% e il disturbo di binge eating nel 12,4%. Laura Dalla Ragione, Responsabile Rete Disturbi Comportamento Alimentare Usl 1 dell’Umbria, ha sottolineato come «durante la pandemia, le persone che soffrivano di un disturbo alimentare si sono aggravate».

Secondo i dati del Consorzio interuniversitario CINECA relativi a una survey conclusasi a febbraio 2021, durante la pandemia le persone con DCA sono aumentate quasi del 40% rispetto al 2019, ma soprattutto l’età di esordio si è abbassata: il 30% della popolazione ammalata è sotto i 14 anni, e fra i 12 e i 17 anni il 10% sono uomini. Tornando ai dati del professor Vicari, nell’Ospedale Bambino Gesù, il 10% dei bambini e il 20% degli adolescenti ha un disturbo alimentare.

A Vanity Fair, Leonardo Mendolicchio, Direttore del Reparto Riabilitazione DCA dell’Auxologico Piancavallo ha denunciato un’emergenza posti letto per la cura dei casi legati al disturbo del comportamento alimentare. «L’anoressia e la bulimia e tutti i disturbi alimentari sono patologie molto complesse. Li potremmo paragonare a patologie oncologiche di grande complessità, perché riguardano la psiche e il corpo e già questo è un aspetto che rende ancora più difficile la questione. In più, sono disturbi che conosciamo ancora molto poco, nel senso che l’anoressia è una patologia relativamente nuova, avrà circa un secolo di storia e stiamo ancora imparando a scoprirla», ha detto.

Anche lui, tra l’altro, ha confermato l’abbassamento dell’età: «Oggi si assiste a un esordio medio che si aggira intorno agli 11-12 anni e ci sono anche casi di bambini che si ammalano di disturbi alimentari a 10 anni. I nuovi pazienti, ovvero quelli che hanno avuto l’esordio in questi ultimi due anni, sono tutti adolescenti e preadolescenti», e questo è inevitabilmente legato agli standard, spesso falsi (Influencer: quali seguire per vedere body positivity), che i social ci offrono.

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Certo, noi siamo la generazione cresciuta con la Disney in cui i corpi magri erano tutti di principi e principesse e quelli in sovrappeso (o estremamente magri) di cattivi o aiutanti goffi, ma gli adolescenti e i pre adolescenti di oggi nascono praticamente con il cellulare in mano, sanno muoversi su YouTube sin da bambini, ancor prima di imparare a leggere, e non è difficile che vedano video o contenuti che spronino, in qualche modo, all’anoressia o comunque al volere un corpo sempre più magro, come quello che hanno visto online, come quel tiktoker che riesce a conquistare tutte le ragazzine, come quella influencer che vedono perfetta.

Ovviamente, non serve solo togliere il cellulare. Se togli il cellulare o un social a un adolescente probabilmente contribuisci solo a renderlo ancora più fragile. Devono essere seguiti, hanno bisogno di uno psicologo, di parlare con qualcuno di professionista che faccia comprendere loro che sono dei sopravvissuti, che non serve essere magri per essere amati, che il cibo è un nostro amico e non dobbiamo vomitarlo per essere felici.

Il direttore consiglia ai genitori di «affidarsi alle persone competenti perché il più delle volte è una diagnosi che esclude la presenza di un disturbo alimentare. Se però riusciamo a fare una diagnosi precoce, l’intervento sarà molto più rapido, meno faticoso e molto più risolutivo, per cui i genitori devono avere coraggio e sapere che ci saranno comunque, con tutti i limiti del caso, una serie di professionisti sul territorio pronti a prenderli per mano e ad aiutarli a curare i loro figli. Prima iniziamo, però, meglio è».

Alla politica, invece, suggerisce «una cabina di regia ministeriale sul tema specifico dei disturbi alimentari. Una cabina che possa pianificare e monitorare quello che dovranno fare le regioni, perché purtroppo il Covid ce l’ha insegnato: la parcellizzazione dei sistemi regionali è un grave problema e non rende omogenea l’offerta assistenziale». Perché l’anoressia, la bulimia, l’obesità, i disturbi del comportamento alimentare in generale sono sempre esistiti, ma adesso è arrivato il momento di non vederli come devianze ma combatterli per davvero, affinché i giovani possano essere felici e in salute. E per carità, la cura non è lo sport, ma potrebbe esserlo se anche accompagnato da uno psicologo.

In conclusione, caro Corriere, perché? Perché tu che non sei un bloggettino come noi o come tanti altri ma una testata internazionale seguita da milioni di italiani, hai dovuto pubblicare un articolo e persino un post su come non ingrassare durante le feste? Perché hai dovuto demonizzare i dolci, i cioccolatini, sottolineando persino che il panettone è più magro del pandoro? Perché hai dovuto persino dire quante calorie ingeriamo nel nostro corpo con un bicchiere di vino? Perché hai dovuto sconsigliare il bis? Perché, semplicemente, non hai potuto augurare buone feste, sperando che tutti stiano bene con se stessi?

Per il click, giusto. Per le condivisioni. Forse persino per la polemica che causa visual su visual. Perché tutti quei ragazzini che soffrono di disturbo del comportamento alimentare, oggi cercheranno “come non ingrassare a Natale“, e si troveranno il vostro articolo. Cari ragazzi che cercheranno quella parola chiave, adesso mi rivolgo a voi: siate felici. Amiate il vostro corpo, che vi permette di vivere, di camminare, di correre, di respirare, di abbracciare le persone a cui volete bene. Apprezziate voi stessi a prescindere dalle domande che vi faranno oggi, a prescindere dall’attacco di panico che vi viene non appena vedete una tavola piena, a prescindere dal numero sulla bilancia.

Voi non siete quel numero. Questo lo dico agli studenti così come a voi che soffrite di un disturbo del comportamento alimentare. Voi siete delle persone, delle persone meravigliose che stanno combattendo una battaglia contro il peggiore dei nemici: voi stessi. E la vincerete solo se imparerete a capire cos’è importante davvero. Vi prego, non cercate un modo per non ingrassare. Cercate solo un modo per segnalare articoli del genere. Buon Natale a tutti voi.

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