Mario Alyokhina (Pussy Riot) fugge dalla Russia

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Maria Alyokhina, 33 anni, è una delle componenti delle Pussy Riot, l’incubo di Putin da ormai il 2011. Sembra che la ragazza sia riuscita a fuggire illesa dalla Russia, dove è scomparsa e dichiarata latitante dallo scorso aprile, da quando si era tagliata il braccialetto elettronico per protesta, pubblicando la foto sui social. Lo ha fatto sapere il suo avvocato all’agenzia Interfax.

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Maria Alyokhina in una foto tratta dal suo profilo Twitter. TWITTER MARIA ALYOKHINA +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

Secondo il New York Times, la donna (nascosta in un appartamento di un’amica nella capitale russa) sarebbe fuggita dal paese travestendosi da addetta per la consegna del cibo a domicilio, riuscendo ad arrivare in Lituania. Alla fine di aprile il tribunale aveva ordinato la carcerazione per aver violato i termini della libertà vigilata a cui era stata condannata nel settembre del 2021. Ma lei si era resa irreperibile.

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Le scarpe senza lacci di Maria Alyokhina

«Sono contenta di avercela fatta, perché è stato un imprevedibile vaffanculo alle autorità russe. Ancora non mi rendo completamente conto di come abbia fatto», ha detto Maria Alyokhina al New York Times, raccontando di aver viaggiato con al piede degli stivali neri senza lacci in memoria delle vessazioni subite in carcere dove i lacci venivano confiscati. Dal 12 maggio, tra l’altro, terrà un tour a partire da Berlino insieme alle altre Pussy Riot, per raccogliere fondi per l’Ucraina.

Al New York Times ha anche detto che «non credo che la Russia abbia più il diritto di esistere. Anche prima, c’erano domande su come fosse unita, da quali valori sia unita, e dove stia andando. Ma ora non credo che sia più una domanda». Secondo lei, come gli altri membri del gruppo con cui è riuscita a unirsi (ormai sono una dozzina), la Russia le «teme perché non ci possono controllare».

Chi sono le Pussy Riot

Le Pussy Riot sono l’incubo di Putin dal 2011. In 11 anni, con i loro vestiti eccentrici e colorati, hanno davvero provato a rivoluzionare la Russia con i loro messaggi femministi e lgbt-friendly. Dalla preghiera punk ai baci ai poliziotti di pattuglia, le ragazze non hanno paura di nulla, neanche di tutto ciò che la Russia nega. Il loro nome, tra l’altro, significa proprio rivolta delle vagine, pussy infatti significa micia ma anche vagina.

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Dalla libertà di espressione a quella sessuale, dai diritti delle donne a quelli della comunità LGBT, dalla distruzione del patriarcato a quella della supremazia maschilista, tutti valori per cui e contro cui le Pussy Riot lottano, accettando anche le conseguenze (molte di loro sono state arrestate più volte). Tuttavia, loro hanno imparato dalle proprie antenate: per ottenere qualcosa bisogna far rumore.

E loro l’hanno fatto. Una delle proteste più popolari è quella alla Cattedrale di Cristo Salvatore nel 2012, dove tre artiste del gruppo si sono introdotte nella Cattedrale di Cristo Salvatore, tempio della Chiesa ortodossa russa a Mosca e, dopo aver fatto il segno della croce, si sono esibite in una canzone che invocava Theotòkos (Madre di Dio), con il ritornello che diceva: «merda, merda, merda del Signore». La canzone menzionava anche il patriarca Cirillo I, alludendo al fatto che credesse più in Putin che in Dio.

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Le Pussy Riot hanno diverse persone dalla propria parte, persino Amnesty International che le ha citate come “prigioniere di coscienza”
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