Il tribunale polacco stabilisce l’abolizione di quattro LGBT-Free Zone

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Martedì scorso una corte d’appello polacca ha stabilito che le cosiddette “LGBT Free Zone” in quattro diversi comuni devono essere abolite. Il verdetto è stato ovviamente accolto con molto piacere dagli attivisti per i diritti umani e la democrazia, dopo che da anni, dal 2019, si sta lottando affinché queste zone omofobe in cui è vietato far parte della comunità LGBT, vengano del tutto debellate dalla Polonia. Poi ovviamente a causa della pandemia e della guerra in Ucraina la situazione è passata in secondo piano.

Il problema omofobo in Polonia è un gravissimo problema da ormai anni, quando è stata introdotta la Carta della Famiglia polacca che però prendeva in considerazione solo la famiglia eterosessuale escludendo in maniera totale quelle LGBT. Si sono aggiunte poi tante situazioni, come, ad esempio, i vescovi che volevano guarire gli omosessuali tramite delle cliniche create ad hoc. Il colmo lo si è però raggiunto con le LGBT-Free zones.

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Cosa sono le LGBT-Free zones? Sono delle città o addirittura comuni conservatori che hanno firmato delle dichiarazioni negli ultimi tre anni affermando di essere «liberi dall’ideologia LGBT» oppure semplicemente sostenendo il «matrimonio tradizionale», insomma, in altre parole, essendo degli omofobi. A riguardo si è anche espressa a marzo scorso Ursula von der Leyen, Presidente della commissione europea, che in un tweet ha scritto «Essere noi stessi non è un’ideologia. È un’identità. Nessuno può portarcelo via», allegando la bandiera LGBT.

Tutto questo avvenne dopo che Clément Beaune, Segretario di Stato incaricato degli Affari europei presso il Ministero dell’Europa e degli Affari Esteri della Repubblica francese e che ha fatto coming out lo scorso dicembre, ha denunciato l’omofobia polacca: «le autorità polacche mi hanno specificato che non erano in grado di pianificare questa visita, e me ne rammarico profondamente. È una decisione che deploroAi miei occhi, non è così che si dovrebbe comportare uno Stato membro dell’UESe ho deciso di visitare comunque la Polonia è perché un altro tema, altrettanto importante ai miei occhi, è emerso: quello dei diritti delle donne ad abortire».

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In ogni caso, finalmente, dopo mesi di attesa, l’Unione Europea alza la voce contro gli stati più omofobi del nostro territorio, la Polonia e l’Ungheria. L’avviso pubblicato sul sito ufficiale dell’Unione Europea inizia con una frase della presidente Ursula von der Leyen al Parlamento Europeo, il 7 luglio 2021: «L’Europa non permetterà mai che parti della nostra società siano stigmatizzate: sia per il motivo per cui amano, per la loro età, la loro etnia, le loro opinioni politiche o le loro convinzioni religiose».

Intanto alcune zone LGBT Free sono cadute, hanno deciso di rinunciare in cambio di fondi in denaro (Polonia: tre regioni fanno un passo indietro sulle “LGBT Free-Zones” per non perdere i finanziamenti UE), ma altre hanno resistito, come ad esempio quella del padre del presidente Duda (Polonia: la regione Małopolska preferisce perdere 2,5 miliardi di fondi Ue piuttosto che non essere omofoba). Adesso, però, la situazione cambia ancora e la Camera ha stabilito la demolizione di altre LGBT Free Zone.

LGBT Free Zone: la decisione della corte d’appello polacca

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Le LGBT Free Zone mettono in collisione la Polonia con la Commissione Europea, che ha affermato che le zone potrebbero violare la legge dell’UE in materia di non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale. Dopo un ricorso legale da parte dell’Ombudsman polacco per i diritti umani, i tribunali di grado inferiore hanno stabilito che nove di queste risoluzioni devono essere cancellate. La Procura della Repubblica, il gruppo di professionisti ultraconservatore Ordo Iuris ei comuni coinvolti hanno poi presentato ricorso contro queste sentenze. Nei primi quattro casi i ricorsi sono stati respinti martedì.

«La decisione di oggi… è una grande vittoria per la democrazia, i diritti umani e il rispetto delle persone», ha scritto la Campagna contro l’omofobia della Polonia in un post sui social media. Il ministro del governo Michal Wojcik, membro del partito conservatore Polonia Unita, ha ovviamente criticato la sentenza. «Se i consiglieri decidono di voler sostenere le nostre tradizioni e identità, è un loro diritto sovrano. Nessuno dovrebbe limitarlo», ha detto a Reuters.

Tuttavia, la sentenza pubblicata dalla corte afferma qualcos’altro. «La Commissione desidera sottolineare che dichiarare territori, luoghi di lavoro o servizi liberi da LGBTIQ/non graditi costituisce un’azione contraria ai valori stabiliti nell’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea», leggiamo. Essere omofobi non è un’opinione, questo nel 2022 dovrebbe essere chiaro ovunque.

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Intanto una fonte dell’UE ha confermato che i comuni che adottano politiche giudicate discriminatorie dal blocco non riceverebbero finanziamenti per le infrastrutture, l’ambiente e alcune altre aree. Le zone, ha detto il giudice Malgorzata Masternak-Kubiak, «ledono la dignità e la vita privata delle persone omosessuali. Indipendentemente dalle intenzioni dei consiglieri, l’effetto sociale della risoluzione è una violazione della dignità, dell’onore e del buon nome, nonché della vita privata di un determinato gruppo di residenti».

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