L’Iran ha giustiziato un uomo perché omosessuale

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L’Iran ha giustiziato dieci persone mercoledì, tra cui un uomo gay, a Karaj, capitale della provincia di Alborz, appena fuori Teheran. L’agenzia di stampa Human Rights Activists News Agency (HRANA) ha denunciato la situazione giovedì. Il ragazzo omosessuale sarebbe Iman Safari-rad, ucciso per “sodomia” insieme a Mehdi Khalgoldi, accusato di “stupro”. Secondo degli esperti, il regime dell’Iran spesso accusa di sodomia le persone LGBT per imporre loro la pena di morte.

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Bandiera dell’Iran nella piazza della stazione ferroviaria di Nishapur
(credito foto: Wikimedia Commons)

Della situazione LGBT in Iran ne abbiamo parlato per la storie di Sareh, arrestata per “sostegno all’omosessualità”, ma la ripeteremo ancora una volta. In Iran le persone LGBT vivono nascoste, questo perché la mentalità che vige non è delle migliori, infatti ci sono delle leggi draconiane contro le persone che amano una persona dello stesso sesso. Amnesty International Iran, che si impegna sempre nel cercare di proteggere la vita delle persone e dei loro diritti, in occasione dell’arresto di Sareh, lanciò un appello:

«La criminalizzazione delle persone LGBTI perpetua violenza e discriminazione contro di loro. Rinnoviamo i nostri appelli alle autorità iraniane di depenalizzare la condotta sessuale tra persone dello stesso sesso, rilasciare immediatamente tutti coloro che sono detenuti sulla base della loro identità o per aver difeso i diritti LGBTI e adottare una legislazione che rispetti e protegga i diritti umani delle persone LGBTI», scrisse su Twitter, dicendo di essere «preoccupati per i rapporti di @6rangiran secondo cui una donna lesbica iraniana, Sareh, è ​​stata arrestata dalle Guardie rivoluzionarie il 27 ottobre nella provincia dell’Azerbaigian occidentale, vicino al confine con la Turchia».

La situazione però, come potete vedere, non è minimamente migliorata, e non solo per le persone LGBT. La pena di morte non dovrebbe esistere in uno stato civile, eppure 10 detenuti sono stati giustiziati nella prigione di Rajai Shahr, nella città settentrionale di Karaj, il 29 giugno. Che tra di loro ci fosse anche un uomo condannato per il proprio orientamento sessuale, rende tutto ancora più grave, in quanto una persona non può essere condannata a morte per qualcosa che non si sceglie, come chi si ama.

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19 luglio 2006 Giornata mondiale di protesta. 
Iran: smettere di uccidere i gay (credito: Wikimedia Commons)

Iran: condannate a morte perché omosessuale

Il dottor Kazem Moussavi (al momento in Germania), un dissidente iraniano che scrive delle violazioni dei diritti umani da parte del regime clericale, ha detto al Jerusalem Post che il regime dei mullah etichetta le relazioni omosessuali come sodomia e crede che Iman Safavi Rad fosse gay. Moussavi ha twittato giovedì sulle esecuzioni a Karaj e altrove nel paese e ha esortato il «governo federale tedesco a resistere assolutamente alla macchina di esecuzione dei mullah». Ritiene che le esecuzioni sono avvenute subito dopo il viaggio dell’alto funzionario dell’UE per le relazioni estere Josep Borrell in Iran per discutere del rientro di Teheran nell’accordo nucleare.

Secondo il cablogramma diplomatico britannico di WikiLeaks del 2008, il regime iraniano ha giustiziato tra 4.000-6.000 gay e lesbiche dalla rivoluzione islamica della nazione nel 1979. Peter Tatchell, attivista LGBTQ+ britannico, ha dichiarato al Jerusalem Post: «Ancora una volta un altro uomo è stato giustiziato con l’accusa di sodomia, che potrebbe aver commesso o meno, con o senza consenso. Quello che è certo è che quest’uomo quasi certamente non ha ricevuto un processo equo sotto il sistema giudiziario iraniano notoriamente prevenuto. Agli imputati viene regolarmente negato l’accesso ad avvocati e testimoni della difesa».

Ha anche ricordato che le persone «possono essere condannati dopo brevi “processi” della durata di appena 20 minuti, con avvocati forniti solo poco prima inizia l’udienza in tribunale. Le persone possono essere dichiarate colpevoli senza prove corroboranti. Questa esecuzione è coerente con la politica statale iraniana della pena di morte per le relazioni omosessuali». Ha anche aggiunto che «il mondo deve subordinare le relazioni con l’Iran all’osservanza da parte di Teheran del diritto internazionale sui diritti umani, compreso il divieto di usare la pena di morte in ogni circostanza e il rispetto dei diritti umani di LGBT, donne, non credenti e religiosi e minoranze etniche».

«La comunità internazionale deve imporre sanzioni Magnitsky ai funzionari del regime, ai giudici e al personale carcerario che hanno autorizzato queste esecuzioni – e ai responsabili di molti altri casi di abusi sui diritti umani in Iran, inclusa l’impiccagione di pacifici attivisti curdi, baluch e arabi ahwazi con false accuse di terrorismo».

Peter Tatchell
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Fonte: Pexels

Il rapporto più recente del Statistics and Publication Center of the Human Rights Activists in Iran (HRA) afferma che tra il 1 gennaio 2021 e il 20 dicembre 2021 almeno 299 cittadini, tra cui quattro minorenni, sono stati giustiziati. Inoltre, in questo periodo sono stati condannati a morte 85 cittadini. Le fonti recenti, invece, non sono state riportate da fonti ufficiali e media all’interno del paese, poiché, come sottolinea anche il rapporto, le autorità giudiziarie iraniane non annunciano pubblicamente oltre l’88% delle esecuzioni.

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