Ignazio La Russa è presidente del Senato, anche grazie ai voti degli “antifascisti”

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La sinistra all’opposizione può essere peggio della sinistra alla maggioranza? Evidentemente sì. Ignazio La Russa è stato eletto come presidente del Senato, con il sostegno anche della sinistra. 116 voti (su una maggioranza di 104), senza i voti di Forza Italia (esclusi due), sessantacinque invece le schede bianche, mentre due voti sono andati a Liliana Segre, che presiedeva l’Aula, e altrettanti per Calderoli. E quindi dopo un emozionante discorso di una sopravvissuta al fascismo e all’Olocausto, la sinistra ha contribuito a eleggere un fascista.

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«Sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva. In questo mese di ottobre, nel quale cade il centenario della marcia su Roma che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio a me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica e il valore simbolico di questa circostanza, casuale, si amplifica nella mia mente», ha detto la senatrice a vita Liliana Segre, evidentemente commossa.

Poi continua: «perché vedete, ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre ed è impossibile per me non provare una specie di vertigine, ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fui costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco nella scuola elementare e che quella stessa oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato».

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Dà poi un consiglio che sembra riferito proprio a Giorgia Meloni: «potremmo anche concederci il piacere di lasciare fuori da questa assemblea la politica urlata, che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione dal voto, interpretando invece una politica “alta” e nobile, che senza nulla togliere alla fermezza dei diversi convincimenti, dia prova di rispetto per gli avversari, si apra sinceramente all’ascolto, si esprima con gentilezza, perfino con mitezza».

«In Italia il principale ancoraggio attorno al quale deve manifestarsi l’unità del nostro popolo è la Costituzione Repubblicana, che come disse Piero Calamandrei non è un pezzo di carta, ma è il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una lotta che non inizia nel settembre del 1943 ma che vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti», aggiunge. E io davvero immagino questa donna, forte, coraggiosa, pronunciare queste parole davanti a chi ha dei busti di Mussolini in casa propria. E fra questi, Ignazio La Russa.

Ignazio La Russa è Presidente del Senato

Voglio iniziare la storia di Ignazio La Russa ponendo un quesito a me stessa: se è vietata l’apologia del fascismo, cosa deve fare un individuo per far scattare un’indagine nei propri confronti? Deve bruciare gli ebrei in un forno, e perdonatemi per la crudeltà delle parole, ma quello che leggerete di La Russa in quest’articolo, che altro non è che la sua documentata vita, vi farà porre la stessa domanda. Se l’Italia è una Repubblica antifascista, come stabilisce la nostra Costituzione, com’è possibile che una persona che cinque anni fa faceva il saluto romano in Parlamento, è divenuta Presidente del Senato?

Quando nel 2017 ha deciso di andare contro una legge antifacsista, facendo per qualche secondo il saluto fascista, si stava discutendo della Legge Fiano, che, riportiamo proprio quello scritto su camera.it, prevede «l’introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista». E lui ovviamente era contrario, inutile sottolinearlo. Perché evidentemente per Ignazio La Russa il fascismo è un’opinione, e come tale deve essere rispettata. Beh, no. Se comunque in quel caso il saluto romano l’ha fatto come dimostrazione, a un funerale a cui partecipa il fratello Romano, il gesto è inconfondibile:

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Se poi andiamo più indietro nel tempo, lo vediamo il 12 aprile 1973 in piazza con il fratello Romano (il secondo nome di Ignazio La Russa, tra l’altro, è Benito, ma chiaramente questa non è una colpa che possiamo imputargli) in quello che oggi ricordiamo come il “giovedì nero” di Milano, una manifestazione di neofascisti e MSI non organizzata e che sfociò nell’omicidio del poliziotto Antonio Marino, colpito da una bomba lanciata dal manifestanti. Ai tempi era il leader della Fronte della Gioventù, e insieme al vicesegretario Franco Servello e all’onorevole Francesco Petronio, ha organizzato la protesta. Trovate il suo discorso in “Sbatti il mostro in prima pagina” girato da Marco Bellocchio.

Cos’altro possiamo raccontare? Ricordate il massacro alla scuola Diaz durante il G8 di Genova? Ignazio La Russa, laureato in giurisprudenza e avvocato, è colui che difende i poliziotti che hanno ferito 82 persone durante la spedizione punitiva. Quindici anni fa, poi, è presente al funerale dell’amico Nico Azzi, militante milanese legato a Ordine Nuovo, anche lui coinvolto nel giovedì nero e condannato a due anni. Ai suoi funerali, in chiesa, era presente la svastica.

In più, in questi giorni ha ripreso a circolare il popolare video del Corriere della Sera realizzato quattro anni fa in cui Ignazio La Russa accoglie dei giornalisti nella sua dimora, mostrando statuette e busti di Benito Mussolini, immagini del ventennio, foto del colonialismo fascista, camicie nere, certamente non la casa di una che ama dire che in Fratelli d’Italia «non c’è spazio per i nostalgici». Perché tutto sembra, tranne che non fascista (non dico antifascista, ma proprio non fascista).

Infine, molto recente, è il post che scrisse all’inizio della pandemia, invitando le persone a non stringere «la mano a nessuno, il contagio è letale. Usate il saluto romano, antivirus e antimicrobi». Chiaramente, ci fu una polemica, e sapete cosa rispose? Che un suo collaboratore lo aveva pubblicato al posto suo. Tipo quei ragazzini che giocano a farsi i dispetti e si pubblicano reciprocamente foto o storie imbarazzanti sui vari social. Solo che c’è differenza fra invitare a fare il saluto romano e scrivere un “sono scemo” in bacheca.

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