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Il nuovo report GLAAD dice una cosa molto chiara: internet sta diventando sempre meno sicuro per le persone LGBTQ+

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C’è una cosa che molte persone LGBTQ+ raccontano sempre più spesso negli ultimi anni: stare online è diventato stancante. Non solo per il doomscrolling generale, la rabbia continua e il caos dei social, ma proprio perché piattaforme che una volta sembravano spazi relativamente sicuri oggi appaiono molto più ostili. E il nuovo Social Media Safety Index pubblicato da GLAAD praticamente conferma questa sensazione collettiva con numeri, analisi e dati molto precisi.

Secondo il report 2026, infatti, le principali piattaforme social stanno diventando sempre meno sicure per le persone LGBTQ+, soprattutto per le persone trans e non binary. Il report ha analizzato TikTok, YouTube, X, Facebook, Instagram e Threads valutando sicurezza, moderazione, privacy, gestione dell’odio online e libertà di espressione LGBTQ+. E il risultato generale è abbastanza inquietante: quasi tutte le piattaforme hanno peggiorato il proprio punteggio rispetto agli anni precedenti. 

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GLAAD parla apertamente di “passi indietro” intenzionali

La parte più pesante del report è probabilmente questa: secondo GLAAD, molte aziende tech non starebbero semplicemente “fallendo” nel proteggere gli utenti queer. Starebbero facendo veri e propri passi indietro volontari nelle politiche di sicurezza. Nel report si legge infatti che: «Le piattaforme stanno attivamente compromettendo la sicurezza delle persone LGBTQ». GLAAD accusa soprattutto Meta e YouTube di aver modificato le proprie policy in modo pericoloso negli ultimi mesi, permettendo più facilmente contenuti anti-LGBTQ+, hate speech e campagne di disinformazione contro persone queer e trans. 

Secondo l’organizzazione, il problema non riguarda soltanto gli insulti espliciti. Riguarda anche algoritmi che amplificano contenuti d’odio, moderazione incoerente e shadowban che finiscono spesso per colpire creator LGBTQ+ più dei contenuti discriminatori stessi.  E sinceramente credo che chiunque viva tanto online abbia notato questo cambiamento. Questa è la classifica di tutti i social analizzati:

  • TikTok: 56/100
  • Facebook: 45/100
  • Instagram: 45/100
  • YouTube: 41/100
  • Threads: 40/100
  • X: 30/100

«In un momento in cui la violenza e le molestie del mondo reale contro le persone LGBTQ sono in aumento, le società di social media stanno approfittando delle fiamme dell’odio anti-LGBTQ invece di garantire la sicurezza di base degli utenti LGBTQ. Questi punteggi bassi dovrebbero terrorizzare chiunque si preoccupi di creare spazi online più sicuri e inclusivi», ha affermato la Presidente e CEO di GLAAD Sarah Kate Ellis.

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I risultati chiave dell’SMSI 2025 includono:

  • I recenti rollback della politica di incitamento all’odio da Meta e YouTube presentano gravi minacce alla sicurezza e sono dannosi per le persone LGBTQ su queste piattaforme.
  • Le piattaforme non riescono in gran parte a mitigare l’odio e la disinformazione anti-LGBTQ dannosi che violano le proprie politiche.
  • Le piattaforme sopprimono in modo sproporzionato i contenuti LGBTQ, attraverso la rimozione, la demonetizzazione e forme di shadowbanning.
  • È stato dimostrato che la retorica anti-LGBTQ e la disinformazione sui social media portano a danni offline.
  • Le società di social media continuano a trattenere una trasparenza significativa sulla moderazione dei contenuti, sugli algoritmi, sulla protezione dei dati e sulle pratiche sulla privacy dei dati.

X continua a essere la piattaforma peggiore

Una delle cose meno sorprendenti del report di GLAAD è il punteggio di X, ex Twitter, che continua a essere la piattaforma considerata meno sicura per le persone LGBTQ+. Secondo il Social Media Safety Index 2026, X avrebbe ottenuto appena 29 punti su 100. TikTok resta la piattaforma con il punteggio più alto, ma anche lì il livello generale di sicurezza viene comunque considerato insufficiente. 

GLAAD sostiene che negli ultimi anni il social di Elon Musk abbia ridotto drasticamente moderazione, protezioni contro l’hate speech e strumenti di sicurezza per utenti marginalizzati. E online questa percezione ormai è diventata abbastanza comune. In molte discussioni LGBTQ+ si parla apertamente del fatto che stare su X sia diventato emotivamente estenuante, soprattutto per persone trans, creator queer o attivisti. 

Ma il report critica molto anche Meta

Una parte importante del report riguarda anche Meta, quindi Facebook, Instagram e Threads. Secondo GLAAD, alcune modifiche recenti alle policy avrebbero reso molto più facile la diffusione di contenuti anti-LGBTQ+. Il report critica in particolare la decisione di permettere affermazioni che associano le persone LGBTQ+ a “malattie mentali” o “anormalità” in determinati contesti politici o religiosi. 

GLAAD definisce queste modifiche estremamente pericolose perché: «L’odio online porta a danni offline». Ed è probabilmente il punto centrale di tutta la discussione. Perché internet non resta mai davvero confinato online. Retoriche, disinformazione e odio che circolano sui social finiscono inevitabilmente per influenzare politica, cultura e vita reale. 

Le raccomandazioni di GLAAD

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  • Rafforzare e far rispettare (o ripristinare) le politiche e le mitigazioni esistenti che proteggono le persone LGBTQ e gli altri dall’odio, dalle molestie e dalla disinformazione; riducendo anche la soppressione dell’espressione LGBTQ legittima.
  • Migliora la moderazione fornendo una formazione obbligatoria per tutti i moderatori dei contenuti (compresi quelli impiegati da appaltatori) incentrati sulla sicurezza, la privacy e l’espressione LGBTQ; e modera in tutte le lingue, contesti culturali e regioni. I sistemi di intelligenza artificiale dovrebbero essere utilizzati per contrassegnare per la revisione umana, non per le rimozioni automatizzate.
  • Lavorare con ricercatori indipendenti per fornire una trasparenza significativa sulla moderazione dei contenuti, le linee guida della comunità, lo sviluppo e l’uso di intelligenza artificiale e algoritmi e i rapporti di applicazione.
  • Rispetta la privacy dei dati. Le piattaforme dovrebbero ridurre la quantità di dati che raccolgono, deducono e conservano e cessare la pratica della pubblicità di sorveglianza mirata, compreso l’uso di sistemi algoritmici di raccomandazione dei contenuti e altre incursioni sulla privacy degli utenti.
  • Promuovere e incentivare il discorso civile, incluso il lavoro con i creatori e la messaggistica proattiva delle aspettative per il comportamento degli utenti, come il rispetto delle politiche di odio e molestie della piattaforma.

Il problema forse è che internet sta diventando sempre più costruito sulla rabbia

Una delle cose più interessanti emerse online dopo la pubblicazione del report è che moltissime persone LGBTQ+ hanno reagito dicendo praticamente: “Sì, lo sappiamo già. Lo viviamo ogni giorno.” Su Reddit e altri social tanti utenti queer raccontano di sentirsi sempre più invisibili, censurati o semplicemente esausti dal livello continuo di aggressività presente online. Alcuni parlano di aver abbandonato completamente certe piattaforme, altri spiegano di evitare di parlare apertamente della propria identità per paura di molestie o campagne d’odio. 

E la parte inquietante è che questa sensazione non riguarda soltanto gli spazi apertamente politici. Ormai anche contenuti normalissimi su serie TV, makeup, musica, videogiochi o lifestyle possono trasformarsi immediatamente in terreno di attacco appena compare una persona queer o trans. La sensazione leggendo il report GLAAD è che il problema non sia soltanto “l’omofobia online”. Il problema è che i social moderni sembrano premiare continuamente conflitto, rabbia e polarizzazione perché sono le cose che generano engagement.

E dentro questo sistema le persone marginalizzate finiscono inevitabilmente per diventare bersagli perfetti. Più un contenuto genera reazioni forti, più viene spinto dagli algoritmi. E quindi indignazione, odio e campagne contro le persone LGBTQ+ diventano spesso incredibilmente redditizie per le piattaforme stesse.

Forse è proprio questo il punto più deprimente del report: non l’idea che internet sia diventato tossico (quello lo sappiamo già) ma il fatto che, secondo GLAAD, molte aziende sembrano ormai perfettamente disposte ad accettarlo pur di mantenere traffico, attenzione e profitto. 

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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