La trilogia Splendid di Julia Quinn: tre storie d’amore tra ironia, equivoci e personaggi indimenticabili
Prima ancora dei Bridgerton, Julia Quinn aveva già dimostrato di avere una particolare capacità nel raccontare i romance storici in modo leggero, ironico e soprattutto divertente. La trilogia Splendid, composta da Meravigliosa, Danzando sotto le stelle e Cieli di Cornovaglia, è infatti una delle prime opere dell’autrice e ci porta nell’Inghilterra del periodo Regency attraverso tre storie d’amore autoconclusive ma collegate tra loro dalla presenza di alcuni personaggi ricorrenti. L’edizione italiana di Cieli di Cornovaglia comprende inoltre la novella Le due sorelle, dedicata a un personaggio secondario della serie.
Quella di Splendid è una trilogia che, pur essendo meno articolata rispetto a quella dei Bridgerton, permette di riconoscere già molti degli elementi che renderanno celebre lo stile di Julia Quinn: dialoghi brillanti, protagoniste determinate, uomini affascinanti ma spesso alle prese con le proprie insicurezze e, soprattutto, una buona dose di ironia.

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ToggleVale la pena leggere Splendid?
Meravigliosa: Emma e Alexander
Il primo volume di Splendid, Meravigliosa (acquistalo qui), presenta Emma Dunster e Alexander Ridgely, Duca di Ashbourne. Emma è un’ereditiera americana che arriva a Londra portando con sé un carattere decisamente poco convenzionale. È intelligente, vivace, spontanea e non sembra avere alcuna intenzione di adattarsi completamente alle regole della società londinese.
Alexander, invece, è il classico aristocratico libertino: affascinante, consapevole del proprio fascino e abituato a non avere difficoltà nel conquistare le donne. Il loro primo incontro, infatti, nasce proprio da un equivoco: Alex scambia Emma per una cameriera e le ruba un bacio. Quando scopre di essersi sbagliato, la situazione prende una piega sempre più assurda.
Ed è proprio qui che secondo me emerge uno degli aspetti migliori del romanzo: l’ironia.
Meravigliosa non è un romance caratterizzato da grandi tragedie o da protagonisti tormentati. Julia Quinn sceglie piuttosto di costruire la storia attraverso equivoci, situazioni improbabili e dialoghi divertenti. Emma e Alex hanno una chimica evidente praticamente fin dall’inizio e il loro rapporto cresce senza che la storia debba necessariamente ricorrere a drammi esasperati.
Ho apprezzato molto anche i personaggi secondari. In particolare, l’amicizia tra Emma e sua cugina Arabella, detta Belle, è uno degli elementi più belli del libro. Non è soltanto un rapporto funzionale alla trama, ma una vera amicizia, piena di complicità e affetto.
Anche Dunford, amico di Alex, è un personaggio che si fa notare immediatamente e che diventa ancora più interessante sapendo che sarà protagonista del terzo volume.
Una delle cose che mi ha colpito di più è proprio l’assenza del classico “eroe tormentato”. Alex è un libertino, ma non è un uomo distrutto dal proprio passato che deve essere salvato dall’amore della protagonista. È semplicemente un personaggio che si innamora e che deve fare i conti con una donna molto diversa da quelle a cui è abituato.
Il principale limite, almeno per me, riguarda invece l’ambientazione storica. In alcuni dialoghi si percepisce molto il periodo in cui il romanzo è stato scritto e alcune espressioni possono sembrare decisamente moderne. Se si cerca una ricostruzione storica estremamente rigorosa, potrebbe essere un elemento disturbante. Se invece si considera Meravigliosasoprattutto per quello che vuole essere, cioè un romance ironico e leggero, questo aspetto passa abbastanza in secondo piano.
Danzando sotto le stelle: Belle e Lord John
Nel secondo volume (che puoi acquistare qui) lasciamo Emma e Alex per seguire la storia di Arabella Blydon, detta Belle, e Lord John Blackwood. Belle è la cugina di Emma e l’abbiamo già conosciuta nel primo libro.
La protagonista è una donna intelligente, colta e bellissima, ma proprio questa combinazione sembra essere un problema nel suo rapporto con gli uomini. Belle è stanca di essere considerata soltanto per il suo aspetto fisico e per la sua dote, mentre la sua intelligenza viene spesso trattata quasi come un difetto. Dopo l’ennesimo corteggiatore che riesce a offenderla invece di conquistarla, decide di allontanarsi dal mercato matrimoniale londinese.

Ed è qui che incontra Lord John Blackwood.
John è molto diverso da Alex. È un eroe di guerra, segnato dalle esperienze vissute sul campo di battaglia sia fisicamente sia psicologicamente. Una delle sue maggiori difficoltà è proprio il modo in cui vede se stesso: nonostante il titolo ottenuto grazie al proprio valore militare, si sente inferiore rispetto agli aristocratici con cui si trova a confrontarsi.
Belle, naturalmente, non sembra avere alcuna intenzione di lasciarlo crogiolare nelle sue insicurezze.
Questa volta ho apprezzato particolarmente la protagonista femminile. Belle è determinata, intelligente e soprattutto non si lascia scoraggiare facilmente. È lei, in molti momenti, a prendere l’iniziativa e a cercare di conquistare John, mentre lui continua a convincersi di non essere abbastanza per lei.
La loro dinamica mi è piaciuta proprio per questo contrasto. Belle vede in John qualcosa che lui non riesce a vedere in se stesso.
«C’era qualcosa in lui. Qualcosa di immensamente buono… che gli saliva dall’anima.»
È una frase che secondo me riassume bene il cuore del romanzo: Belle non si innamora dell’uomo che John pensa di dover essere, ma di quello che è realmente.
Rispetto al primo volume, però, ho trovato John un protagonista più difficile da apprezzare in alcuni momenti. Le sue insicurezze, che inizialmente contribuiscono a renderlo interessante, con il procedere della storia rischiano infatti di diventare ripetitive. Belle, al contrario, acquista sempre più forza e diventa il vero motore della relazione.
Rimane comunque una storia piacevole, romantica e con alcuni momenti che ricordano perfettamente il lato più ironico della Quinn.
Cieli di Cornovaglia: Dunford e Henry
Con Cieli di Cornovaglia (acquistalo qui) arriviamo al terzo e ultimo romanzo della trilogia. Protagonisti sono William Dunford, che abbiamo conosciuto nei due libri precedenti, e Henrietta Barrett, chiamata Henry.
Ed è probabilmente il volume che ho trovato più interessante per i suoi protagonisti.
Henry è completamente diversa dalle classiche giovani donne dei romance Regency. È cresciuta in Cornovaglia, lontana dalle convenzioni della società londinese, e si occupa da anni della tenuta di Stannage Park. Indossa pantaloni, lavora, prende decisioni e non ha alcuna intenzione di lasciare che un aristocratico appena arrivato le dica come vivere la propria vita.
Poi arriva Dunford.

William eredita improvvisamente una proprietà, un titolo e, soprattutto, una pupilla. La sua intenzione iniziale è abbastanza semplice: trasformare Henry in una vera lady e trovarle un marito.
Naturalmente, il piano non va esattamente come previsto.
Ho apprezzato moltissimo il rapporto tra questi due personaggi. Henry è anticonformista, testarda e assolutamente determinata a difendere il proprio mondo, mentre Dunford è autoritario, ironico e abituato a muoversi nella società londinese. Il risultato è una serie di battibecchi e situazioni rocambolesche che rendono soprattutto la prima parte del romanzo molto divertente.
In questo libro ho apprezzato anche molto l’ambientazione. La Cornovaglia rappresenta una piacevole variazione rispetto ai salotti e ai balli londinesi dei primi due romanzi. La vita nella tenuta, i paesaggi e il rapporto di Henry con quelle terre danno alla storia un’atmosfera diversa.
«Il sole già calava, tingendo di rosa il cielo. Henry sospirò di amore per quelle terre. Non c’era niente che la toccasse di più.»
Questa frase rappresenta bene il legame tra Henry e la Cornovaglia e uno dei conflitti principali del romanzo: per Henry Stannage Park non è semplicemente una casa, ma tutto ciò che ha costruito nella propria vita.
La seconda parte, invece, mi è piaciuta un po’ meno. Quando la storia si sposta maggiormente a Londra e Henry deve imparare a comportarsi come una lady, secondo me si perde in parte quella spontaneità che rendeva il personaggio così interessante. Alcune dinamiche diventano inoltre più simili a quelle già viste nei romanzi precedenti.
Nonostante questo, considero Cieli di Cornovaglia una degna conclusione della trilogia e probabilmente il volume che mi ha lasciato più affezionata ai personaggi.
Le due sorelle: una piccola storia per chiudere il cerchio
Alla fine di Cieli di Cornovaglia troviamo anche Le due sorelle, una novella collegata alla serie. Non si tratta quindi del quarto romanzo della trilogia, ma di un racconto dedicato a Ned Blydon, fratello di Belle, che era rimasto uno dei pochi personaggi principali ancora senza una propria storia d’amore.
È una storia decisamente più breve, ma secondo me ha una funzione importante: permette di dare una conclusione anche a un personaggio che avevamo imparato a conoscere nei libri precedenti.
Mi è piaciuto ritrovare l’universo della famiglia Blydon e vedere ancora una volta come i personaggi delle storie precedenti continuino a esistere anche quando non sono più al centro della narrazione.
È proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato della trilogia: i protagonisti non spariscono completamente dopo l’ultima pagina del loro romanzo. Continuano a comparire, a partecipare alle vicende degli altri e a far sentire il lettore parte di una storia più grande.
Una trilogia che punta soprattutto sui personaggi
Nel complesso, Splendid è una trilogia molto diversa dai romance contemporanei più drammatici. Le trame non sono particolarmente complesse e, soprattutto nei primi due libri, il vero punto di forza non è il conflitto ma il rapporto tra i protagonisti.
La Quinn costruisce storie in cui è piacevole semplicemente stare insieme ai personaggi. Ci sono famiglie unite, amicizie sincere, protagonisti secondari che finiscono per conquistare il lettore e una quantità considerevole di equivoci.
La scrittura è semplice e scorrevole e l’ironia è probabilmente l’elemento che accomuna maggiormente i tre romanzi. Non siamo davanti a una trilogia che punta sulla ricostruzione storica dettagliatissima o su trame estremamente articolate: è una serie che vuole soprattutto intrattenere.
E ci riesce.
Se dovessi scegliere il mio preferito, probabilmente direi Cieli di Cornovaglia, soprattutto per Henry, Dunford e per l’ambientazione. Meravigliosa rimane però quello che introduce meglio lo stile della Quinn, mentre Danzando sotto le stelle mi ha conquistata soprattutto per Belle e per il suo modo di affrontare le insicurezze di John.
In definitiva, credo che la trilogia Splendid sia interessante soprattutto per chi ha conosciuto Julia Quinn attraverso i Bridgerton e vuole scoprire i suoi primi lavori. È una serie meno ambiziosa e meno articolata, ma contiene già quella combinazione di romanticismo, ironia, dialoghi brillanti e personaggi vivaci che diventerà uno dei marchi di fabbrica dell’autrice.
Non è una trilogia perfetta e alcuni elementi oggi possono sembrare datati, ma proprio nella sua leggerezza trova il suo punto di forza.
E, soprattutto, è una di quelle serie che si leggono con il sorriso.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


