Giornata internazionale dell’aborto sicuro: quest’anno più che mai

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Si è sempre discusso di aborto, ma quest’anno più che mai. Negli USA è stata ribaltata la Roe vs Wade, in Polonia una donna è morta perché non le è stato concesso di abortire, in Ungheria le donne che vogliono abortire saranno costrette ad ascoltare il battito del feto, e in Italia abbiamo Giorgia Meloni come premier, donna che dice di non essere contro l’aborto e di non voler toccare la legge 194, ma che ha fra i suoi nel partito molti antiabortisti. Per questo, oggi più che mai, la giornata internazionale dell’aborto sicuro è importante.

«La Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente protetto da alcuna disposizione costituzionale, inclusa quella su cui ora si basano principalmente i difensori di Roe e Casey: la Due Process Clause del quattordicesimo emendamento». «Quella disposizione è stata ritenuta garante di alcuni diritti che non sono menzionati nella Costituzione, ma qualsiasi diritto del genere deve essere ‘profondamente radicato nella storia e nella tradizione di questa nazione’ e ‘implicito nel concetto di libertà ordinata», ha detto il giudice Samuel Alito, dagli USA.

Dalla Polonia, invece, parliamo di Izabela, 30enne che, prima di essere ricoverata e di morire, aveva scritto a sua madre dei messaggi: «Il bambino pesa 485 grammi, per il momento però tutto ciò che mi hanno detto di fare è di sdraiarmi. Non c’è niente che possano fare. Aspetteranno che il feto muoia, loro non possono spingere questo processo: il suo cuore deve smettere di battere da solo». Tuttavia poi le sue condizioni si sono aggravate: «Mi hanno fatto una flebo perché tremavo per la febbre alta: per fortuna ho insistito. Avevo 39,9. Qui non c’è nessuno, l’ho detto ai medici che non mi sento bene ma nessuno fa niente». Izabela è morta perché le è stato negato l’aborto.

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E l’ultima notizia viene dall’Ungheria, dove le donne che desiderano abortire saranno costrette ad ascoltare il battito cardiaco del feto prima di poter portare a termine la procedura. Il provvedimento, firmato dal ministro dell’Interno Sandor Pinter, obbliga le donne a ottenere prima la perizia da un ostetrico-ginecologo, in cui si assicura di essere state confrontate «in modo chiaramente identificabile» con le «funzioni vitali» del feto. E in Italia?

In Italia i medici obiettori sono fin troppi, per cui sebbene l’aborto sia legalmente possibile, trovare un medico che sia disposto a farti abortire è davvero complesso. E in più abbiamo diversi personaggi che contribuiscono a rendere la discussione ancora più complessa. Simone Pillon, leghista, scrive due post con in primo piano una foto di allegri neonati, scegliendo come titolo: «Una grandissima vittoria: la corte suprema ha abrogato l’aborto negli USA!». «Ora portiamo anche in Europa e in Italia la brezza leggera del diritto alla vita di ogni bambino, che deve poter vedere questo bel cielo azzurro».

Cos’è la Giornata internazionale dell’aborto sicuro

Il 28 settembre è la giornata internazionale dell’aborto sicuro. Il giorno è stato celebrato per la pima volta nel 1990 per mano della Campaña 28 Septiembre, che mirava a depenalizzare l’aborto in America Latina e nei Caraibi. Nel 2011, poi, il Women’s Global Network for Reproductive Rights (WGNRR, Rete mondiale delle donne per i diritti riproduttivi) l’ha resa una giornata internazionale.  Il nome della giornata fu cambiato in “International Safe Abortion Day” nel 2015, anno in cui furono organizzate 83 manifestazioni in 47 paesi da ONG e attivisti a livello nazionale, regionale e internazionale.

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Quest’anno è importante non solo per quello che il mondo sta passando, ma anche perché sono passati esattamente 100 anni dall’adozione della prima legge che legalizzava l’aborto, un “Decreto sulla salute delle donne” promulgato nell’ottobre 1920 dall’Unione Sovietica e fortemente voluto da Alexandra Kollantai, Ministra del Welfare, femminista e prima donna nella storia a far ufficialmente parte di un governo.

Poi, da quel momento, in tanti Paesi l’hanno seguita, sebbene ancora oggi ci siano Paesi in cui è illegale, e per altri è ancora difficile. Silvana Agatone, presidente di Laiga, Libera associazione italiana ginecologi per applicazione della Legge 194, sottolinea che «la percentuale media di ginecologi obiettori in Italia media è del 69% con picchi del 91% in alcune Regioni e la quota degli ospedali in cui si rende usufruibile l’interruzione di gravidanza è del 64,9% e non del 100% come dovrebbe essere, in base all’Art. 9 della Legge 194/78».

«L’aborto terapeutico, ovvero quello dopo i 90 giorni a causa di malformazioni del feto o pericolo per la salute della madre, viene eseguito solo in pochissime città italiane da pochissimi ginecologi. Qualsiasi miglioramento delle tecniche di aborto come ad esempio l’aborto farmacologico, spesso accompagnato dall’inutile ricovero obbligatorio di tre giorni in ospedale, viene demonizzato come pericoloso e etichettato come un abbandono della donna. Ricordiamo che in Francia è da 15 anni che le donne ricevono il farmaco dal loro medico di famiglia e lo assumono a casa, poiché è stata confermata la mancanza pressoché totale di rischi».

Silvana Agatone

Altra dichiarazione, più attuale rispetto alla situazione italiana concernente le elezioni, arriva da Giorgia Pagano, di Non Una di Meno Bologna: «Probabilmente Giorgia Meloni, come ha dichiarato, non abrogherà la legge 194, ma finanzierà le associazioni Pro Life invece dei consultori. Ci sono regioni in Italia in cui l’accesso all’aborto non è garantito perché gli obiettori di coscienza sono il 100%. A livello nazionale sono il 70% e la stessa percentuale la troviamo anche al Sant’Orsola di Bologna».

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Manifesto di Non Una di Meno

E a noi non resta che ricordare che l’aborto non nega un diritto a nessuno, che è una scelta personale e che spesso ti salva la vita. Soprattutto, nessuna persona pro all’aborto costringerà mai qualcuno ad abortire. Ma le persone contro all’aborto, vogliono arrogarsi questo diritto.

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