La vittima di Piacenza è stata riconosciuta a causa del video postato da alcune testata e da Giorgia Meloni

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Oltre alla sofferenza, anche la beffa. La vittima di stupro di Piacenza, divenuta popolare in tutta Italia poiché la leader del primo partito italiano, Giorgia Meloni, ha diffuso il video in cui viene violentata (per onestà: prima di lei, è stato diffuso anche da alcune testate come Il Messaggero), ha fatto sapere di essere disperata in quanto i suoi familiari l’hanno riconosciuta a causa di quel video che è, sì, censurato, ma dove si sente chiaramente la voce della donna. La Procura di Piacenza sta indagando a carico di ignoti per la diffusione del video.

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Il revenge porn in Italia è punibile. La legge 19 luglio 2019 n. 69, all’articolo 10 stabilisce che la “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti” è vietata in Italia ed è punibile «con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro». Ma se pensate che a esser puniti sono solamente gli individui che “realizzano, sottraggono, inviano, consegnano, pubblicano o diffondono le immagini o i video” incriminati, sbagliate.

La stessa pena infatti si applica anche a chi «avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento». Ovviamente, ci auguriamo, l’intento di Giorgia Meloni non era quello di causare problemi alla donna ucraina, bensì quello di continuare la sua becera campagna elettorale sulla vita di persone reali. Ma questo non rende (a livello umano) il suo gesto meno grave.

Tra l’altro, vi poniamo la domanda di ieri: «chi assicura a Giorgia Meloni che adesso quella donna, che già ha sofferto, sta soffrendo e soffrirà a causa di un uomo che non ha avuto il minimo rispetto nei suoi confronti, non sarà costretta a trovare il suo video su un sito, magari con milioni di visualizzazioni, di condivisioni e persino di commenti? Chi le assicura che quel video non sia già su qualche canale Telegram? Come ha potuto pensare che fosse una cosa plausibile e umana, pubblicare il video di uno stupro? Di una donna che soffre?».

In più, la possibile futura premier si è giustificata dicendo che il video da lei pubblicato era oscurato per non far riconoscere la vittima e che era stato pubblicato «dal sito di un importante quotidiano nazionale», che però nessuno aveva visto prima che lei lo pubblicasse. Tuttavia, oggi l’AGI e altre testate ci fanno sapere che la vittima è stata riconosciuta proprio a causa di quel video. Sono molto attese le scuse da parte della donna che potrebbe diventare Presidente del Consiglio italiano. E ovviamente anche da parte delle testate che lo hanno condiviso.

Stupro di Piacenza, video ricondiviso da Giorgia Meloni: la vittima ha detto che è stata riconosciuta

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La Procura di Piacenza sta indagando a carico di ignoti sulla diffusione del video dello stupro di domenica sera avvenuto a Piacenza, condiviso su diversi siti di testate giornalistiche e sui profili social di Giorgia Meloni, da cui però è stato rimosso (non dalla leader di Fratelli d’Italia, bensì dai social che hanno ritenuto che violasse le policy). A riguardo, sta anche indagando il Garante della Privacy, che avvisa di aver «avviato un’istruttoria per accertare eventuali responsabilità da parte dei soggetti che a vario titolo e per finalità diverse vi hanno proceduto e avverte tutti i titolari del trattamento a verificare la sussistenza di idonee basi giuridiche legittimanti tale diffusione».

Allo stesso modo, sta facendo la procura, per il reato ipotizzato di “diffusione senza consenso di materiale riproducente atti sessuali“. Questo, in seguito alle parole della vittima che lunedì ha riferito agli inquirenti di essere “disperata“, in quanto è «stata riconosciuta per colpa di quelle immagini», di quelle stesse immagini che secondo Giorgia Meloni erano completamente anonime. La donna di origine ucraina di 55 anni vive e lavora in Italia da molti anni, e nel video la sua voce è ben riconoscibile.

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Giorgia Meloni

Aggiungiamo anche che l’articolo 734 bis del codice penale ipotizza un reato a carico di chi “porta a conoscenza di un numero indeterminato di persone le generalità o l’immagine della vittima, senza il suo consenso, attraverso modalità che comunque consentano di poter risalire alla persona offesa“. Il filmato è stato girato da un cittadino che ha anche chiamato i soccorsi e in pochissimo tempo è finito in rete. Lo stupratore (che, sia chiaro, non giustifichiamo in alcun modo) è un richiedente d’asilo della Guinea, che nega tutto.

L’uomo di 27 anni, operaio incensurato, in Italia dal 2014 e fidanzato, è stato arrestato, accusato di aver violentato la donna. La Procura, con il pm Ornella Chicca, ha chiesto il carcere, mentre la difesa, avvocata Nadia Fiorani, aveva chiesto la liberazione. Secondo la versione dell’uomo, la stava soccorrendo, pensando che stesse male. Ha anche detto di non sapere nulla del filmato che sta girando in rete. Noi ci auguriamo che il colpevole paghi, e che ci sia giustizia per l’unica vittima di tutta questa situazione: una donna violentata e finita online a causa di una campagna elettorale.

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