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Zuckerberg e negazionismo: un passo avanti per Facebook

L’avvento di Internet, ma soprattutto del cosiddetto Web 2.0 con Facebook in testa, aveva creato all’epoca grandi aspettative: democrazia, dibattito, condivisione di ideali. Una rivoluzione, insomma.

Sebbene non si possa dire che queste aspettative siano state completamente deluse, è innegabile come sui social network molto spesso ci si possa imbattere in contenuti non propriamente “illuminati”.

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Fonte: Pixabay

Più che favorire il dibattito tra fazioni opposte, i social odierni tendono a concentrare la discussione intorno a determinati temi nelle mani di persone molto simili tra loro per estrazione sociale, età, ideali, opinioni politiche ecc.. Amministratori di gruppi e pagine molto spesso, infatti, non accolgono con favore gli account che tentano di portare il proprio punto di vista su determinate tematiche, e questi tentativi molto spesso si risolvono in messe alla berlina, ban, e le cd. shitstorm (ovvero una vera e propria pioggia di commenti, spesso offensivi, indirizzati ad account e persone prese di mira).

I social network, qui in particolare Facebook, hanno così visto proliferare sulle proprie piattaforme l’immissione e la condivisione di teorie complottistiche e negazioniste. Tra queste la più diffusa sembra essere quella che nega l’esistenza dell’Olocausto, una tragica pagina della storia contemporanea che ha visto milioni di ebrei deportati in campi di sterminio per mano dei nazisti.

“E Facebook che fa?!”

Per questo motivo Mark Zuckerberg, ideatore della celebre piattaforma, è stato più volte chiamato in causa, non senza polemica. Se prima la sua posizione era stata una sorta di neutralità, nel 2018 addirittura il numero uno di Facebook aveva dichiarato che – seppur non difendendo le persone che negano l’Olocausto – preferiva sostenere una generale libertà di espressione.

Pochi giorni fa abbiamo assistito ad un cambiamento di rotta. Proprio su Facebook, Zuckerberg ha annunciato:

«Oggi abbiamo aggiornato le nostre policy in merito all’hate speech. Da tempo eliminiamo i post che esaltano i crimini d’odio e gli omicidi di massa, incluso l’Olocausto. Ma con l’aumento della violenza anti-semita estenderemo la nostra policy fino a proibire anche ogni contenuto che neghi o distorca l’Olocausto. Se le persone cercheranno ‘Olocausto’ su Facebook, verranno reindirizzate a fonti autorevoli per ottenere informazioni accurate.

Ho faticato a lungo con la tensione tra il sostenere la libertà di espressione e i danni causati dal minimizzare o negare gli orrori dell’Olocausto. Il mio pensiero si è evoluto quando ho visto i dati che mostrano un incremento della violenza anti-semita, così anche le nostre policy sull’hate speech. Tracciare le giuste linee tra ciò che è o non è accettabile non è semplice, ma vista la situazione attuale del mondo, credo che questo sia il giusto equilibrio.»

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Fonte: Forbes

Un cambiamento di rotta, quindi, verso l’informazione corretta e autorevole. Come sottolinea lo stesso Zuckerberg vi è una linea sottile tra libertà di espressione – grande vanto per Facebook – e un certo revisionismo storico che danneggia la società.

Cosa sanno gli americani dell’Olocausto

Tuttavia, come sottolinea l’ideatore di Facebook, i dati parlano chiaro. Nei primi mesi del 2020, infatti, la Claims Conference (un’associazione che rappresenta, a livello globale, gli interessi degli ebrei che desiderano ottenere risarcimenti per i danni da loro subiti per mano dei nazisti) ha commissionato un sondaggio per valutare lo stato delle opinioni dei giovani americani riguardo l’Olocausto.

Il sondaggio è stato condotto dalla Shoen Cooperman Research, ed ha mostrato risultati allarmanti: l’11% dei giovani (età compresa tra i 18 e i 39 anni) americani intervistati crede che siano stati gli stessi ebrei a causare l’Olocausto, circa il 60% di loro non sa che sei milioni di ebrei sono stati uccisi per mano dei nazisti, il 30% – sebbene a conoscenza dell’esistenza dei campi di sterminio – non ha saputo nominarne uno.

Per quanto riguarda i social media, inoltre, quasi la metà degli intervistati (il 49%) ha dichiarato di aver visto sul web contenuti che negano l’Olocausto o che ne parlano in termini distorti.

 

Facebook verso una soluzione

Appare evidente quindi la necessità di rimediare ad una situazione che porta danni incommensurabili allo status dell’informazione, della cultura, della società.

I social hanno fatto venir meno quello che è il ruolo dell’informazione specializzata e professionale, autorevole, attendibile. Se ognuno può scrivere e diffondere informazione da sé, la figura dei professionisti di tutti i settori viene quasi messa alla berlina, relegata a “professoroni” invischiati in un grande complotto col fine di distorcere la verità. Ecco perché, la disinformazione presente su Facebook per quanto riguarda l’Olocausto la fa da padrona.

Una corretta informazione, invece, non deve passare solo per l’abbattimento di ogni post negazionista ma per il reindirizzamento a fonti attendibili, autorevoli e professionali. In questo modo i social possono diventare uno strumento di conoscenza valido per chiunque lo desideri.

Non è ancora chiaro come queste policy verranno attuate e quanto tempo ancora bisognerà aspettare affinché siano effettivamente messe a punto e disponibili sulla piattaforma.

Tuttavia qualcosa sembra muoversi affinché i social facciano finalmente la loro parte in un corretto e libero dibattito su questioni delicate come l’Olocausto, a beneficio di tutti gli utenti.

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Lia

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