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Euphoria 3×08 recensione: un finale agrodolce che divide, ma che non si dimentica

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[ATTENZIONE SPOILER IMPORTANTI DEL FINALE DI STAGIONE DI EUPHORIA 3, NON LEGGERE SE NON LO HAI ANCORA VISTO]

Dopo una stagione che ha diviso il pubblico come forse mai era successo prima, Euphoria arriva al suo finale con un episodio che racchiude perfettamente tutto ciò che questa terza stagione è stata: ambiziosa, eccessiva, dolorosa e profondamente imperfetta. Sam Levinson sceglie di non offrire conforto agli spettatori e di non concedere quel lieto fine che molti speravano di vedere. Al contrario, decide di portare fino alle estreme conseguenze le storie dei suoi personaggi, costruendo un finale che lascia addosso un senso di amarezza difficile da scrollarsi di dosso. È uno di quegli episodi che probabilmente farà discutere per settimane, perché alcune scelte funzionano molto bene, mentre altre lasciano inevitabilmente l’impressione di un’occasione mancata.

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Rue meritava davvero questo finale?

La morte di Rue è senza dubbio la scelta più controversa dell’intero episodio. Per tre stagioni è stata il cuore pulsante della serie, il personaggio attraverso cui abbiamo osservato il dolore, la dipendenza, la solitudine e la disperata ricerca di una seconda possibilità. Abbiamo assistito ai suoi errori, alle sue ricadute, alle sue fughe e ai suoi tentativi di ricostruire una vita che sembrava continuamente sfuggirle dalle mani. Per questo motivo la sua morte colpisce così duramente. Non soltanto perché è triste, ma perché appare profondamente ingiusta.

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Rue non era un personaggio perfetto. Ha ferito molte persone, ha mentito, ha tradito la fiducia di chi la amava. Eppure il suo percorso era sempre stato quello di qualcuno che stava cercando di sopravvivere a se stesso. Vederla morire proprio nel momento in cui sembrava finalmente vicina a una forma di pace lascia una ferita aperta. È come se la serie volesse ricordarci che la vita non premia necessariamente chi lotta di più. Una scelta coerente con il tono tragico di Euphoria, certo, ma che non riesce a evitare una domanda inevitabile: dopo tutto quello che Rue ha passato, era davvero necessario farla finire così?

La verità è che la sua morte funziona dal punto di vista emotivo proprio perché non sembra meritata. Rue meritava di vivere. Meritava la possibilità di costruire qualcosa di diverso. Ed è probabilmente questo il motivo per cui la sua scomparsa è destinata a rimanere una delle decisioni più discusse dell’intera serie, e probabilmente non condivise dall’attrice stessa.

Se la morte di Rue rappresenta il momento più doloroso del finale, l’incontro con Fez è probabilmente quello più emozionante. Una scena breve, quasi sospesa nel tempo, che riesce però a racchiudere tutto il peso emotivo di tre stagioni. Perché Fez è sempre stato una delle poche persone che hanno amato Rue senza pretendere nulla in cambio. Non ha mai cercato di cambiarla o di controllarla: le è semplicemente rimasto accanto quando quasi tutti gli altri si erano arresi.

Vedere i due ritrovarsi dopo la morte di Rue è devastante proprio per quello che rappresentano. Due anime spezzate che hanno trascorso gran parte della loro vita cercando di sopravvivere a un mondo che sembrava volerli distruggere. La scena non punta sugli effetti speciali o sui grandi discorsi, ma sulla forza del loro legame. Per molti spettatori è stato impossibile non pensare anche alla tragica scomparsa di Angus Cloud, interprete di Fez, che rende questo momento ancora più struggente e carico di significato.

C’è qualcosa di profondamente malinconico nel vedere Rue e Fez insieme. Da una parte perché entrambi sono morti troppo presto, dall’altra perché rappresentano tutto ciò che Euphoria è stata nelle sue stagioni migliori: una storia di persone imperfette che cercano disperatamente una connessione umana in mezzo al caos. In una puntata che spesso sceglie la tragedia, questo incontro appare quasi come un ultimo gesto di gentilezza nei confronti dei personaggi e del pubblico. Non cancella il dolore per la morte di Rue, ma offre almeno l’illusione di non essere completamente sola. E, considerando tutto quello che ha vissuto, è forse il regalo più bello che la serie potesse concederle.

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Maddy e Cassie sono il colpo di scena più bello del finale

Se c’è una storyline che sorprende positivamente è quella che riguarda Maddy e Cassie. Per anni le abbiamo viste distruggere la propria amicizia, ferirsi a vicenda e lasciarsi dividere da Nate. La loro relazione sembrava irrimediabilmente compromessa, soprattutto dopo tutto quello che era successo nelle stagioni precedenti. E invece il finale sceglie una strada completamente diversa.

Le ritroviamo ricche, indipendenti e soprattutto unite. Non si tratta semplicemente di una riconciliazione tra due ex amiche. Quello che emerge è qualcosa di molto più profondo: entrambe hanno vissuto l’incubo rappresentato da Nate e ne sono uscite segnate. La sua morte diventa un segreto condiviso, una cicatrice che solo loro possono comprendere davvero. Per la prima volta da anni sembrano aver smesso di definirsi attraverso un uomo e iniziano finalmente a costruire qualcosa per se stesse (nonostante Maddie abbia sacrificato la sua libertà per Cassie, e per fortuna è riuscita comunque ad avere un lieto fine).

È comunque uno degli sviluppi più soddisfacenti dell’intero episodio, anche perché rappresenta una delle poche conclusioni realmente positive offerte dalla serie. Dopo tanta sofferenza, vedere Maddy e Cassie trovare una forma di serenità è quasi liberatorio.

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Nate, Alamo e Laurie: la stagione crime arriva alla sua conclusione

Gran parte della terza stagione ha spostato l’attenzione verso territori molto più oscuri e criminali rispetto al passato. Una scelta che ha diviso il pubblico, perché molti spettatori si erano affezionati all’anima più intimista della serie e hanno faticato ad accettare questa trasformazione. L’episodio precedente al finale cerca di chiudere tutte queste storyline contemporaneamente, portando alla morte di Nate, mentre in quest’ultimo vediamo la brutale eliminazione di Alamo e la fine definitiva di Laurie.

Da un lato è impossibile negare che alcune di queste sequenze siano girate in modo spettacolare. La tensione funziona e il senso di pericolo è costante. Dall’altro lato, però, resta la sensazione che Euphoria abbia sacrificato parte della propria identità nel tentativo di trasformarsi in qualcosa di diverso. Molti dei momenti più memorabili delle prime stagioni nascevano dai dialoghi, dalle relazioni e dai conflitti interiori dei personaggi. Qui, invece, spesso sono le sparatorie, i tradimenti e la violenza a dominare la scena.

In questo contesto emerge comunque il personaggio di Bishop, probabilmente uno dei più interessanti introdotti quest’anno. Il suo tradimento nei confronti di Alamo non nasce da un’improvvisa crisi morale, ma dalla consapevolezza che esiste un limite oltre il quale non è più disposto ad andare. Quello che è successo a Rue rappresenta quel limite. La conversazione con Maddy e la promessa di proteggerla rendono il suo percorso sorprendentemente umano all’interno di una stagione spesso dominata dalla brutalità.

Jules e Lexi meritavano molto di più

Se il finale riesce a chiudere alcune storie in modo soddisfacente, altre vengono invece lasciate in una posizione decisamente più debole. Il caso più evidente è quello di Jules (per non parlare del personaggio di Kat che non viene neanche minimamente citato, completamente sparita nel nulla). Nelle prime due stagioni era uno dei personaggi più complessi e affascinanti della serie, una figura centrale nella vita di Rue e uno dei pilastri emotivi dello show. In questa terza stagione, però, sembra progressivamente scomparire.

Il finale la mostra ancora legata al suo uomo sposato, impegnata nella sua arte e nella sua quotidianità, ma manca completamente quel senso di evoluzione che aveva caratterizzato il personaggio in passato. Non c’è una vera conclusione, non c’è una grande presa di coscienza, non c’è nemmeno un momento particolarmente memorabile. Per un personaggio così importante, è difficile non percepire questa scelta come una delusione.

Anche Lexi finisce per occupare uno spazio sorprendentemente ridotto. La vediamo concentrata sulla propria carriera e sul proprio futuro professionale, ma il suo percorso sembra quasi incompleto. Dopo il ruolo fondamentale che aveva avuto nelle stagioni precedenti, era lecito aspettarsi qualcosa di più sostanzioso. Invece il finale si limita a suggerire il suo futuro senza approfondirlo davvero.

Un finale che funziona e delude allo stesso tempo

La sensazione che rimane dopo aver visto questo episodio è profondamente contraddittoria. Da una parte ci sono scelte narrative coraggiose, momenti emotivamente devastanti e alcune conclusioni che riescono davvero a colpire nel segno. Dall’altra ci sono personaggi trascurati, storyline che sembrano affrettate e decisioni che lasciano inevitabilmente perplessi.

La morte di Rue continuerà probabilmente a dividere il fandom per anni. Maddy e Cassie rappresentano una delle poche luci all’interno di un finale estremamente cupo. Nate ottiene la conclusione che molti spettatori desideravano vedere, mentre Jules e Lexi vengono relegate sullo sfondo proprio quando avrebbero meritato maggiore attenzione.

In definitiva, il finale di Euphoria è esattamente ciò che è stata l’intera terza stagione: un’esperienza agrodolce. Alcune conclusioni sono straordinarie, altre frustranti. Alcuni personaggi brillano, altri vengono sacrificati lungo la strada. Ma una cosa è certa: che lo si ami o lo si odi, è un finale che lascia il segno. E forse, nel bene e nel male, era proprio questo l’obiettivo di Sam Levinson.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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