Il marito di Eugenia Roccella disperso nel lago di Vico e l’odio social che non dovrebbe avere spazio
Ci sono momenti in cui la politica dovrebbe fermarsi davanti all’umanità. Non perché le idee smettano di essere discutibili, né perché le responsabilità pubbliche vengano meno. Semplicemente perché una tragedia personale non dovrebbe mai diventare il pretesto per esultare, insultare o augurare altra sofferenza.
È quello che sta accadendo in queste ore a Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, dopo la scomparsa del marito Luigi Cavallari nel lago di Vico. Una vicenda drammatica che si è trasformata rapidamente anche in un caso social, con centinaia di commenti che hanno superato ogni limite del confronto civile.

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ToggleLa tragedia nel lago di Vico
Luigi Cavallari, 84 anni, è disperso da sabato pomeriggio nelle acque del lago di Vico, in provincia di Viterbo. Secondo la ricostruzione emersa finora, si trovava su una piccola imbarcazione insieme alla moglie, Eugenia Roccella, quando ha deciso di tuffarsi in acqua.
Dopo essere riemerso avrebbe detto di non sentirsi bene. Pochi istanti dopo è sprofondato. La barca, non ancorata, si era nel frattempo allontanata a causa delle correnti, impedendo un intervento immediato. È stata la stessa ministra a lanciare l’allarme intorno alle 17.30.
Da quel momento è scattata una complessa operazione di ricerca che vede impegnati Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e squadre di sommozzatori provenienti da diverse regioni italiane.
Perché le ricerche sono così difficili

Il lago di Vico è spesso descritto come uno degli specchi d’acqua più complessi in cui operare per i soccorritori. Non tanto per la qualità delle sue acque – considerate tra le più pulite d’Italia – quanto per le caratteristiche del fondale.
Il lago, di origine vulcanica, raggiunge profondità di circa 50 metri. Il fondo è ricco di fango, sedimenti e vegetazione acquatica che, mossi dalle correnti, rendono l’acqua torbida e riducono drasticamente la visibilità.
Come spiegato dalla Prefettura di Viterbo, già a quattro o cinque metri di profondità vedere qualcosa diventa praticamente impossibile. Per questo motivo i soccorritori stanno utilizzando non solo sommozzatori, ma anche sonar e ROV, robot sottomarini telecomandati dotati di telecamera, indispensabili per scandagliare il fondale limitando i rischi per gli operatori.
Le operazioni proseguono giorno e notte, con una ricerca “palmo a palmo” nell’area in cui Cavallari è stato visto per l’ultima volta.
Un lago che in passato è già stato teatro di tragedie
Quella di Luigi Cavallari è la prima tragedia dell’estate 2026 nel lago di Vico, ma purtroppo non è un episodio isolato.
Negli ultimi quindici anni almeno sei persone hanno perso la vita in questo lago. Un dato che va comunque contestualizzato: non significa automaticamente che il lago sia più pericoloso di altri, anche perché il numero assoluto degli incidenti dipende da moltissimi fattori.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, tra il 2024 e il 2025 sono morte annegate 82 persone nei laghi italiani, all’interno di un totale di 277 vittime nelle acque interne tra laghi, fiumi e canali.
Il lago di Vico presenta caratteristiche particolari che possono complicare enormemente i soccorsi: fondali melmosi, profondità elevate, improvvisi cambi di temperatura dell’acqua e correnti che possono spostare rapidamente un corpo. Alcuni residenti ricordano casi in cui il recupero è avvenuto dopo settimane, perfino a grande distanza dal punto della scomparsa.
Dalla solidarietà ai commenti più disumani
Alla ministra sono arrivati messaggi di vicinanza da esponenti di maggioranza e opposizione, dal presidente del Senato Ignazio La Russa fino al segretario generale della CGIL Maurizio Landini. Anche l’associazione D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza – ha espresso solidarietà, sottolineando come il dissenso politico non possa mai trasformarsi in violenza verbale.
Ma accanto ai messaggi di vicinanza si è sviluppato un lato ben più inquietante. Sui social sono comparsi commenti come: “Se l’è cercata”, “Peccato che sia morto solo il marito”, “Chi paga le ricerche?”, fino ad arrivare a ipotizzare che Cavallari si sia volontariamente nascosto. Frasi che non rappresentano una critica politica, ma una totale perdita del senso della misura.
“Leggere in queste ore commenti ignobili e disumani contro Eugenia Roccella è qualcosa che fa rabbrividire. C’è un limite che non dovrebbe mai essere superato, ed è quello del rispetto dovuto alla sofferenza umana. Quando si arriva a colpire una persona e una famiglia in un momento così drammatico, non si è più nel campo dello scontro politico, ma in quello della miseria morale. È anche il frutto di un clima avvelenato che alcuni hanno alimentato per troppo tempo, legittimando odio, disumanizzazione e disprezzo. E questo schifo dovrebbe indignare tutti, senza eccezioni e senza ambiguità“, scrivi la Premier Meloni.
Chiaramente questo discorso, dovrebbe valere per tutti. Anche per gli elettori di Giorgia Meloni che gioiscono ogni volta che c’è un naufragio di migranti (e per lei stessa, che mentre i bambini a Cutro morivano, lei faceva un karaoke insieme a Salvini).
Giorgia Meloni ha postato ora che in questo paese
— un girovago (@UGirovago77000) June 28, 2026
qualcuno ha alimentato il clima di odio.
Buonanotte suonatori pic.twitter.com/hhXeaikIvU
Si può contestare una ministra senza perdere l’umanità
Vale la pena essere chiari: Eugenia Roccella è una delle figure politiche più divisive degli ultimi anni.
Le sue posizioni sui diritti civili, sull’aborto, sulle famiglie omogenitoriali e sull’educazione sessuale sono state contestate da associazioni, movimenti e opposizioni. È perfettamente legittimo criticarne l’operato, contestarne le dichiarazioni e opporsi alle sue politiche.
Anzi, in una democrazia è doveroso.
Ma esiste una differenza enorme tra il dissenso e il disprezzo per la sofferenza. Esultare perché una persona sta vivendo il probabile lutto del marito non rende più forte una posizione politica. La svuota.
Non esiste alcuna battaglia civile che possa essere combattuta augurando la morte o deridendo chi sta affrontando un dramma personale.
Il problema non è solo la politica
Questa vicenda racconta anche qualcosa di più ampio sul modo in cui oggi vengono vissuti i social network.
Ogni tragedia diventa immediatamente terreno di scontro ideologico. Ogni notizia viene letta attraverso la lente del tifo politico. Si perde completamente la distinzione tra la persona e il ruolo istituzionale.
Succede con esponenti di destra e di sinistra (mi permetto di dire, soprattutto di destra). Succede ogni volta che una figura pubblica attraversa un momento personale difficile.
Come se il dolore diventasse una sorta di risarcimento politico. È una deriva pericolosa, perché normalizza l’idea che alcune persone meritino meno empatia di altre semplicemente per le idee che rappresentano.
L’umanità viene prima dello scontro

Le ricerche di Luigi Cavallari continuano e, purtroppo, con il passare delle ore le speranze di ritrovarlo in vita si riducono sempre di più.
La politica tornerà. Torneranno le polemiche, le critiche alle decisioni del Governo e alle posizioni della ministra Roccella. Ed è giusto che sia così.
Ma c’è un tempo per il confronto politico e un tempo per il rispetto del dolore.
Confondere le due cose non è radicalità. Non è giustizia. Non è militanza.
È semplicemente la rinuncia a quel minimo di umanità che dovrebbe restare anche quando ci troviamo davanti alle persone con cui siamo più profondamente in disaccordo.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






