Un altro 8 marzo a chiedere rispetto, e non una mimosa
Perché oggi non è un giorno di festa e non basta una mimosa a risolvere ogni sopruso. Un mio caro amico mi ha portata a conoscere questa canzone, “Di abbattere le mura (18 Donne)“, un carosello di storie da non dover dimenticare, che sono un simbolo più forte di qualsiasi fiore.
Di abbattere le mura e dei diritti delle donne
Conosciuto nella scena musicale come Nayt, William Mezzanotte all’anagrafe, il suo brano “Di abbattere le mura (18 donne)” appartiene all’album “Lettera Q” del 2024. Si tratta di un invito a riflettere sulla società che ci circonda, di cui ognuno di noi è responsabile, attraverso il peso che accompagna i nomi di queste donne, in un Paese che proprio alle donne non concede lo spazio che si meritano.

L’uguaglianza di genere è ancora un obiettivo lontano. Sempre che si consideri ancora un obiettivo. Oggi non è un giorno di festa, ma una data simbolica in onore dei diritti delle donne, perennemente messi in discussione, bistrattati e rinnegati, in forme sempre più gravi in ogni angolo del mondo.
Nel periodo storico che stiamo vivendo diventano addirittura una scusa, proprio adesso sotto i nostri occhi, un pretesto per diffondere quella che si vuole vendere agli occhi del mondo come cultura, come giusta morale, come libertà.
Nayt scrive di donne a lui molto vicine, e di donne la cui storia è ben nota a tutti noi. Scrive di Ilaria Cucchi, di Alda Merini, di Letizia Battaglia, di Giulia Cecchettin. Scrive di fotografie di violenza, di coraggio, di onore e di orrore.
“Michela Murgia dirà che questo posto è troppo piccolo: ci hanno sottovalutato e svalutato ancora una volta, sussurrerà torva. Parlando di se stessa, al noi e del noi, a noi tutti come a se stessa, come se la società sia un problema suo. Spoiler: avrà ragione. Anche domani la società sarà un problema di ciascuno di noi, in questo consiste il gesto politico di Michela Murgia“.
Queste sono le parole pronunciate da Chiara Valerio al funerale di Michela Murgia nel 2023, riprese da Nayt nelle ultime strofe della sua canzone. Entrambe compaiono nel brano a dimostrazione di personalità di donne forti e senza peli sulla lingua. Quel genere di donna che si cerca di denigrare per evitare che altre possano prenderne esempio.

Non mancano all’appello le storie di Rosaria Costa, di Gessica Notaro e ancora di Nancy Porsia.
La prima, giovanissima quando perse il marito nella strage di Capaci del 1992, agente della scorta di Giovanni Falcone, rimasta con un bambino di quattro mesi a suo carico e una preghiera amara da pronunciare in chiesa. La seconda, sfregiata con dell’acido dall’ex fidanzato nel 2017, dopo che le sue denunce non erano state ascoltate. L’ultima, giornalista e ricercatrice esperta di Medio Oriente, Nord Africa e Corno d’Africa, che non ha mai smesso di far sentire la sua voce riguardo alle emergenze umanitarie che interessano il nostro mondo.
Io non sono Maria Lai e i suoi fili che collegano
Ho pensieri e sentimenti che non legano
Non ho perso un fratello come accadde a Ilaria Cucchi
Che mostrò a tutti un omicidio che altri non vedevano
Non ho visto l’inferno di Liliana Segre
La colpa di esser nata, l’amore che ha esternato
Non sono Michela Murgia e la sua lotta al patriarcato
Il suo sorriso, gli strumenti che ha lasciato
Non ho di Chiara Valerio l’impeto della cultura
Di Margherita Hack la ragione della scienza
Non sono Rosaria Costa e non ho
La tenerezza struggente che usò
Con cui rispose alla violenza
Io non sono Alda Merini, la poesia e l’elettroshock
Vestito incandescente che indossò andando via
Non sono Paola Zukar per l’hip hop
O Maura Gancitano che avvicina il mondo alla filosofia
Non sono la signora Anna che mi ha detto che l’amore è una carezza
In un giorno qualunque in cui cercavo il sole
Né Letizia Battaglia e la sua guerra alla mafia
Di Nancy Porsia so che non ho il suo coraggio
Come Gessica Notaro che ha continuato ad amare
O Giulia Cecchettin che invece ci ha provato
Io non sono mia madre e tutti i suoi sacrifici
Né mia nonna e i problemi con tre figli
Ma io che cosa sono? Davvero, chi sono?
La mia identità è un interrogativo a cui non rispondo
E per arrivare in fondo, per trovare me
A volte penso di dover sottrarre quello che c’è intorno
La luce dall’ombra, una donna da un uomo
Pianeta che non conosco, fuggire l’ignoto
E così, scordare ancora chi sono
Di certo io non sono te, che hai ancora tutto il tempo
Di abbattere le mura, di insegnare ad amare di nuovo
Ma tu non credere
Oh-oh-oh
A chi dipinge l’umano
Oh-oh-oh
Come una bestia zoppa
Oh-oh-oh
Grazie, amore mio, eh, come stai?
Oh-oh-oh
Michela Murgia dirà che questo posto è troppo piccolo, parlando di sé stessa al noi e del noi, noi tutti, come sé stessa.
Io sto abbastanza bene.
Secondo lei che cos’è l’amore?
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e di sangue.
È un sentimento, cos’è? È volersi bene, è volersi bene, non, non l’accoppiarsi, ma la pacca sulla spalla. Quanto mi manca mio marito.
Come la società, come se la società sia un problema suo. Spoiler: avrà ragione Michela Murgia anche domani, la società è un problema di ciascuno di noi e in questo consiste il gesto politico di Michela Murgia.
Il tuo destino è l’amore, nient’altro, nient’altro, nient’altro.
Se bastasse una mimosa a risolvere ogni male, non ci sarebbe stato bisogno di scrivere queste parole.

Giulia, Giu per chiunque. 21 anni. Studentessa di lettere e fonte di stress a tempo pieno. Mi diletto nello scrivere di ogni (ma soprattutto di F1) e amo imparare. Instagram: @ xoxgiu






