Cina: università di Shangai chiede “lista” degli studenti omosessuali

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Sconvolgente la notizia che arriva dalla Cina e che riguarda la comunità LGBT: sembra che una nota università di Shangai avrebbe chiesto a tutti i college di stilare una lista di tutti gli studenti omosessuali iscritti, aggiungendo anche delle note sul loro «stato mentale». A riportare la notizia è il The Guardian basandosi su una denuncia avvenuva dal sito cinese Weibo ma anche da alcuni utenti su Twitter, in cui si vede proprio la direttiva in cui l’università chiede di «indagare e cercare» come se essere omosessuali significhi essere degli assassini.

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Fonte: Pinterest

Da ormai decenni in ogni stato civile l’omosessualità non è considerata né una malattia né un reato. In Italia stiamo ancora discutendo sul DDL Zan e su come sia necessario per aiutare le persone LGBT a essere più rispettate, ma almeno amare non è un crimine. Neanche in Cina, tecnicamente, amare una persona dello stesso sesso è un reato, dal 1997, mentre quattro anni dopo non è più stata considerata come una malattia. Insomma, sembra che non vada poi così male. Sembra.

Sei anni fa la China Television Drama Production Industry ha introdotto delle regole che stabilivano che «nessun dramma televisivo deve mostrare relazioni e comportamenti sessuali anormali, come incesto, rapporti tra persone dello stesso sesso, perversioni sessuali, violenza sessuale e così via», tanto che la serie tv Addicted è stata interrotta nonostante le tante visualizzazioni. Un anno dopo anche i contenuti di streaming online con tematiche LGBT sono vietati per legge.

Quindi, in conclusione, in Cina le persone LGBT possono essere omosessuali alla luce del sole, non sono considerati malati e le persone transgender possono cambiare legalmente sesso anche nei documenti una volta superata la maggiore età. Tuttavia non esiste una legge anti-discriminazione sul lavoro o nei vari settori, non c’è il matrimonio egualitario né l’unione civile, non è consentito adottare, non possono far parte delle forze armate e né possono donare il sangue. Tra l’altro non c’è neanche la libertà di espressione poiché non si può parlare di omosessualità online. Insomma, diciamo che non ci stupisce troppo questa richiesta da parte dell’università di Shangai.

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Università in Cina chiede “lista” delle persone LGBT

Secondo il The Guardian e le varie testimonianze online, una molto popolare università di Shangai avrebbe chiesto a tutti i college di stilare una lista con le persone LGBT insieme a una nota con lo stato mentale di questi studenti. Al momento l’Università di Shangai, fa sapere il The Guardian, non ha né confermato né negato né risposto alle innumerevoli domande che sono state poste in seguito a questa notizia che ha fatto il giro della Cina e del mondo. Tra l’altro Shangai è la città dove fu annullato il Pride, unica manifestazione annuale cinese.

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Il giornale americano riporta che il «Campus Survey», che dovrebbe essere l’organo preposto alle indagini nel campus, ha menzionato la necessità di ottenere dei «requisiti rilevanti», ma non si comprende quali siano questi “requisiti rilevanti”. In più, oltre a questo, ha chiesto ai college di indagare sull’orientamento sessuale e persino sull’opinione politica, sui contatti social e sulla salute psicologica e d’animo degli studenti, che ovviamente hanno manifestato e alcuni esperti legali di Weibo si sono interrogati se questo sondaggio violi la nuova legge cinese sulla privacy dei dati.

Il post originale di Weibo in cui si legge lo screen del documento e che ha ottenuto migliaia di reazioni, è stato rimosso e non dall’utente che lo ha postato. Il The Guardian fa sapere che ha tentato di accedere al post originale ma risulta esserci sempre un messaggio di errore. Tuttavia, il suo contenuto è arrivato fino all’occidente, fino a Twitter in cui si discute ancora oggi di quanto questo sondaggi arrivi proprio in un momento in cui c’è intolleranza verso gli attivisti.

Gli osservatori cinesi hanno affermato di sperare che «questo sia solo uno studio demografico sbagliato», ha detto Eric Hundman, assistente professore alla NYU di Shanghai. James Palmer, vice direttore di Foreign Policy e di molti libri sulla politica della Cina, invece ha un’ipotesi ben chiara: «questo non è il modo per perseguitare le persone omosessuali ma la costante necessità del sistema di identificare e monitorare – soprattutto potenziali attivisti».

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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