Ucraina verso l’Unione Europea: l’Ungheria ritira il veto e sblocca i negoziati di adesione
Dopo due anni di stallo, il percorso europeo dell’Ucraina compie un passo che fino a poche settimane fa sembrava tutt’altro che scontato. L’Ungheria ha infatti ritirato il veto che impediva l’avanzamento della candidatura di Kiev all’Unione Europea, consentendo ai 27 Stati membri di raggiungere l’unanimità necessaria per aprire formalmente una nuova fase dei negoziati di adesione. Si tratta di una svolta politica significativa non solo per l’Ucraina, ma anche per la Moldova, il cui cammino verso Bruxelles è stato finora strettamente collegato a quello ucraino. Entrambi i Paesi potranno ora procedere con il primo e più importante blocco negoziale, quello dedicato ai cosiddetti “fondamentali”, considerato il cuore dell’intero processo di adesione.
La decisione è arrivata durante una riunione degli ambasciatori dell’Unione Europea a Bruxelles. Secondo fonti diplomatiche, il rappresentante ungherese ha ritirato le riserve che fino a oggi avevano impedito qualsiasi progresso concreto nel dossier. Negli ultimi due anni il veto di Budapest aveva rappresentato uno degli ostacoli più importanti all’avanzamento delle trattative. La posizione dell’allora primo ministro ungherese, Viktor Orbán, aveva congelato il processo proprio mentre l’Ungheria esercitava la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, creando forti tensioni con Bruxelles e con diversi governi europei favorevoli all’integrazione di Kiev.

L’impasse sembrava destinata a proseguire ancora a lungo, ma il cambio di governo a Budapest ha modificato gli equilibri politici. Dopo la sconfitta elettorale di Orbán, il nuovo leader ungherese Péter Magyar ha adottato una linea più conciliatoria nei confronti dell’Ucraina, facendo della normalizzazione dei rapporti con Kiev uno dei punti principali del suo programma. «In sole tre settimane, abbiamo raggiunto ciò che Viktor Orbán e il suo governo non sono riusciti a ottenere in dieci anni», ha affermato sui social Magyar.
In un post su Instagram, ha scritto che «il governo ucraino si è impegnato a incorporare le misure concordate nel suo sistema legale nei prossimi giorni. Di conseguenza, la minoranza ungherese godrà di diritti educativi, culturali, linguistici e politici significativamente più ampi di prima».
In just three weeks, we have achieved what Viktor Orbán and his government failed to achieve in ten years.
— Magyar Péter (Ne féljetek) (@magyarpeterMP) June 3, 2026
We have reached a comprehensive agreement with Ukraine on expanding the linguistic, educational, cultural, and political rights of the more than 100,000 members of the…
Cosa significa aprire il capitolo dei “fondamentali”
L’adesione all’Unione Europea non avviene attraverso una singola trattativa, ma tramite un lungo percorso composto da 33 capitoli negoziali, raggruppati in sei grandi aree tematiche. Il primo gruppo che verrà aperto riguarda i cosiddetti “fondamentali”: stato di diritto, indipendenza della magistratura, tutela dei diritti umani, lotta alla corruzione e riforme delle istituzioni democratiche.
Non è un capitolo come gli altri. Nella procedura europea viene infatti aperto per primo e chiuso per ultimo, perché rappresenta la base su cui si costruisce l’intero percorso di adesione. In altre parole, Bruxelles vuole verificare fin dall’inizio che il Paese candidato sia in grado di rispettare gli standard democratici e giuridici richiesti a tutti gli Stati membri. Per l’Ucraina questo significa che le riforme interne continueranno a essere osservate con particolare attenzione, soprattutto in un momento storico segnato dalla guerra e dalle difficoltà legate alla ricostruzione del Paese.

La decisione dell’Unione Europea ha soprattutto un forte valore simbolico e politico. Da quando la Russia ha lanciato l’invasione su larga scala nel 2022, l’avvicinamento all’Europa è diventato uno degli obiettivi strategici più importanti per il governo di Volodymyr Zelenskyy.
L’apertura dei negoziati non significa che l’ingresso nell’UE sia imminente. Il percorso potrebbe richiedere ancora molti anni e comporterà ulteriori riforme, verifiche e passaggi istituzionali. Tuttavia, il superamento del veto ungherese elimina uno dei principali blocchi politici che avevano rallentato il processo negli ultimi tempi. Anche la Moldova beneficia direttamente di questa svolta. Bruxelles ha infatti scelto di mantenere collegati i percorsi dei due Paesi, considerandoli parte dello stesso progetto di allargamento verso l’Europa orientale.
I prossimi passaggi
Dopo il via libera degli ambasciatori, il Consiglio dell’Unione Europea invierà una comunicazione ufficiale a Ucraina e Moldova. I due governi dovranno confermare la propria posizione e i documenti saranno successivamente esaminati dagli Stati membri. L’appuntamento più atteso è ora la conferenza intergovernativa prevista a metà giugno a Lussemburgo, probabilmente il 15 o il 16 giugno. Sarà quello il momento che segnerà formalmente l’inizio della nuova fase negoziale.

Per Kiev non si tratta ancora dell’arrivo, ma sicuramente di una delle tappe più importanti raggiunte dall’inizio del suo percorso europeo. Dopo anni di attese, ostacoli diplomatici e tensioni politiche, la strada verso Bruxelles resta lunga, ma oggi appare decisamente più aperta di quanto fosse soltanto pochi mesi fa.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






