Roland Garros, il dramma di Berrettini e il sogno di Arnaldi: il derby italiano finisce nel modo più amaro
Doveva essere una festa per il tennis italiano. Un quarto di finale tutto azzurro al Roland Garros, uno di quei momenti destinati a entrare nella storia indipendentemente dal risultato. Invece, il derby tra Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi si è trasformato in una delle immagini più dolorose di questo torneo: Berrettini costretto al ritiro, in lacrime, per l’ennesimo problema fisico della sua carriera.
Il punteggio finale recita 7-5, 5-2 rit., ma i numeri raccontano solo una parte della storia. Perché quella che si è consumata sul Philippe-Chatrier è stata soprattutto una partita segnata dalla sfortuna e dall’amarezza. Da una parte la gioia immensa di Matteo Arnaldi, che conquista la prima semifinale Slam della sua carriera; dall’altra il dolore di Berrettini, ancora una volta fermato dal suo corpo proprio quando sembrava aver ritrovato continuità e fiducia.

Una partita combattuta fino all’infortunio
L’inizio del match aveva raccontato una storia diversa. Berrettini era partito meglio, riuscendo a conquistare un doppio vantaggio e dando l’impressione di poter controllare la tensione della grande occasione. Arnaldi, invece, appariva contratto, forse schiacciato dal peso dell’evento e dalla consapevolezza di trovarsi a un passo da qualcosa di straordinario.
Con il passare dei game, però, il sanremese ha trovato il proprio ritmo. Punto dopo punto, ha iniziato a commettere meno errori, a muoversi con maggiore sicurezza e a mettere pressione sull’avversario. Emblematico il lunghissimo ottavo game del primo set, nel quale Berrettini è stato costretto a salvare ben cinque palle break in un turno di servizio durato sedici minuti.
Era il segnale che qualcosa stava cambiando. Arnaldi era più lucido, più ordinato negli scambi, mentre Berrettini sembrava faticare sempre di più a trovare continuità. Il primo set è così finito nelle mani del ligure, che ha completato una rimonta importante sia dal punto di vista tecnico che mentale.

Matteo Berrettini (ITA) defeated Francisco COMESANA (ARG) 7-6(3) 5-7 6-7(4) 6-4 7-6(13)
Photo © Ray Giubilo
Nel secondo set la partita sembrava destinata a proseguire sulla stessa linea. Arnaldi continuava a spingere, Berrettini cercava di restare aggrappato all’incontro. Poi, sul 2-2, è arrivato il momento che ha gelato il pubblico francese e tutti gli appassionati italiani. Il romano ha chiesto l’intervento del fisioterapista per un problema alla coscia destra. Dopo il medical time out ha provato a tornare in campo, ma è apparso subito evidente che qualcosa non andava. I movimenti erano limitati, gli spostamenti dolorosi, la corsa praticamente impossibile.
Pochi minuti dopo è arrivata la decisione inevitabile. Berrettini si è avvicinato alla rete con le mani sul volto, visibilmente commosso, e ha comunicato il ritiro. Un’immagine difficile da vedere per chiunque abbia seguito la sua carriera negli ultimi anni. Perché il problema non è soltanto una sconfitta. È la sensazione di rivivere un copione già visto troppe volte: quando il tennis di Berrettini sembra pronto a riportarlo ai massimi livelli, arriva sempre un infortunio a interrompere il percorso.
Arnaldi si prende il suo momento
La gioia di Arnaldi non può e non deve essere oscurata dall’epilogo della partita. Il venticinquenne ligure ha disputato un torneo straordinario e stava dimostrando sul campo di meritare quel traguardo anche prima del ritiro dell’avversario. La sua crescita nelle ultime settimane è stata impressionante. Arrivato a Parigi da numero 104 del mondo, il sanremese si ritrova ora virtualmente al numero 34 del ranking ATP, con un balzo di circa settanta posizioni che pochi avrebbero immaginato alla vigilia del torneo.

Ancora più significativo il risultato nella Race stagionale, dove Arnaldi si avvicina alla top 20 grazie a una cavalcata che potrebbe non essere ancora finita. Il suo percorso assume un valore ancora maggiore se si considera che arriva dopo mesi complicati e dopo aver superato a sua volta problemi fisici che avevano rallentato la sua crescita. Per questo la semifinale conquistata a Parigi rappresenta non soltanto un risultato sportivo, ma anche una rivincita personale.
Ad attendere Arnaldi ci sarà ora Flavio Cobolli, in quello che sarà un altro derby destinato a entrare nella storia del tennis italiano. Per la prima volta due azzurri si contenderanno un posto nella finale del Roland Garros maschile. Un risultato che certifica il momento straordinario vissuto dal movimento italiano, capace ormai di produrre talenti e protagonisti ai massimi livelli in tutti i grandi tornei.
Eppure, mentre Arnaldi si prepara a vivere il momento più importante della sua carriera, resta inevitabile pensare a Berrettini. Perché il tennis è anche questo: gioie immense e dolori profondi che spesso convivono sullo stesso campo. Arnaldi ha meritato ogni centimetro di questa semifinale. Berrettini, però, non meritava che il suo torneo finisse così. Ancora una volta. Ancora per colpa di un corpo che continua a tradirlo proprio quando il destino sembrava pronto a concedergli una nuova occasione.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


