Governo Meloni vuole eliminare Bonus 18app: si continua a togliere ai poveri per dare ai ricchi

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La destra italiana è terrorizzata dalla cultura, altrimenti non si spiega davvero il motivo per cui il governo Meloni abbia deciso di eliminare il Bonus 18app, anche conosciuto come bonus cultura. Aveva dei difetti? Sì. Ma era una delle poche cose che i giovani avevano. Molti lo utilizzavano per comprare i libri universitari o persino quelli scolastici, altri per visitare musei, comprare romanzi o libri vari, o ancora per andare a concerti. Insomma, dei modi per avvicinarsi alla cultura. Ma come è stato fatto per il reddito di cittadinanza, piuttosto che migliorare qualcosa per rendere migliore la vita degli italiani, si sceglie di eliminarla. Ed è così che l’unico bonus dedicato ai giovani, ci abbandona.

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Era il 2 agosto quando abbiamo parlato dell’Italia che dimentica i 20enni e 30enni: esistiamo anche noi, e non ce la facciamo più, ed evidentemente il governo Meloni l’ha presa come una sfida. Ai tempi parlavamo della dote ai 18enni, proposta dal PD di Enrico Letta «per la generazione più in crisi un aiuto concreto per studi, lavoro, casa».

Peccato che in quel caso la generazione più in crisi non è quella dei 18enni che bene o male ancora vivono con i genitori o comunque possono contare su di loro, bensì quella dei 20enni e 30enni che non riesce a trovare un appartamento che può permettersi o un lavoro che non sia sfruttamento o che sia nel suo ambito di studi.

La dote comunque non è andata a buona fine e ai 18enni è rimasto solo il bonus 18app, o meglio, era rimasto, in quanto il governo Meloni ha intenzione di toglierlo perché… vuole ridestinare le risorse a finalità di sostegno del mondo dello spettacolo e della cultura ed evidentemente il futuro e la cultura dei giovani è meno importante rispetto a un bonus di €5500 per ogni deputato (perché ricordiamolo quanto sono infami, tolgono ai poveri o comunque ai cittadini ma loro, con uno stipendio che è decisamente molto più superiore di quello del popolo, non si tolgono niente dallo stomaco).

Vorrei scrivere che comunque qualcosa per i giovani questo governo Meloni sta tentando di farlo… Ma cosa? Hanno avuto il coraggio (perché ce ne vuole davvero tanto) di non approvare una legge sul salario minimo in modo che tutti possano lavorare con dignità, hanno tolto l’obbligo di poter far pagare con il Pos e non commenterò perché tanto sappiamo il motivo per cui l’hanno fatto, hanno proposto, nel primo giorno di legislatura, delle leggi per rendere implicitamente illegale l’aborto… Come arriveremo alla fine di questo governo?

Il governo Meloni vuole abolire 18app

Il bonus cultura potrebbe essere tolto, basta con la 18app che per anni ha permesso a studenti che uscivano dalle superiori o durante il loro ultimo anno di acquistare libri universitari. L’emendamento è ovviamente della maggioranza, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, e ha abrogato la misura ridestinando le risorse – pari 230 milioni di euro annui a decorrere dal 2022 – a finalità di sostegno del mondo dello spettacolo e della cultura. Certo, il mondo dello spettacolo e della cultura è importante… Ma perché non togliere i €5500 ai deputati? Perché togliere al popolo dopo aver già eliminato il reddito di cittadinanza?

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Più che altro, il bonus andrà a dare sostegno economico temporaneo dei lavoratori dello spettacolo, oppure gli operatori dell’editoria o delle librerie, ma, ripropongo la domanda, perché togliere l’unico sostegno che hanno i giovani? Perché questo governo si occupa dei giovani solo quando si tratta di togliere loro diritti (pensiamo, ad esempio, al DDL Zan che vieta loro un’educazione di genere che di certo non è il lavaggio del cervello che fanno i conservatori in Polonia, in Russia o Ungheria)?

L’emendamento della maggioranza prevede anche il ‘Fondo per il libro‘, con una dotazione pari a 15 milioni di euro annui. Il Fondo è ripartito annualmente, con uno o più decreti del Ministro della cultura, mentre 30 milioni vanno alle biblioteche dal 2024 e 2 milioni l’anno al Fondo rievocazioni storiche (dal 2019 al 2022) che diventano 5 milioni a partire dal 2023. Il Fus diventa “Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo” ed è «incrementato di euro 40 milioni a decorrere dall’anno 2023». Il Fondo cinema è incrementato di 10 milioni e da 250 passa a 260 milioni. Cinque milioni l’anno vanno ai carnevali storici.

Ovviamente, vedendo come al governo Meloni importi più dei Carnevali storici (tra l’altro non sono loro che chiamavano i Pride delle “carnevalate“? Adesso i Carnevali sono importanti?), la sinistra si è indignata. Dario Franceschini del PD ha scritto su Twitter: «l’emendamento della maggioranza azzera la app18. Una cosa assurda dopo che Francia, Spagna e Germania hanno introdotto un bonus cultura esplicitamente ispirato dal nostro. Il governo faccia marcia indietro e non tagli alla cultura».

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Gli esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura di Camera e Senato hanno invece affermato: «Il danno sarebbe enorme, perché le risorse a copertura di questo strumento sono state rese stabili nella scorsa legge di bilancio e gli operatori del settore contano su quegli introiti. Dopo la pandemia il settore culturale va sostenuto con misure che si dispiegano nel tempo, soprattutto in questa fase di crisi energetica e di calo generalizzato dei consumi. In campagna elettorale Giorgia Meloni disse testualmente ‘ai giovani è stato tolto tutto, il diritto all’educazione, alla socialità, allo sport. È nostra responsabilità restituire ai ragazzi quello che gli è stato tolto’. E invece è proprio lei a togliere risorse per i giovani».

Chiaramente contrario il Terzo Polo e Matteo Renzi, che del bonus 18app è padre (anche se, siamo chiari, fu una mossa molto di marketing ai tempi). «Il bonus Renzi per i diciottenni (18app) ha aumentato i consumi culturali e aiutato molti giovani a essere cittadini consapevoli. Viene copiata in tutta Europa. Cancellarla oggi sarebbe una follia. Chiedo alla premier Meloni di bloccare questo autogol», ha scritto Maria Elena Boschi. Renzi, invece, presenta la sua petizione: «Per me è un errore gravissimo. Chi crede che tagliare sulla cultura sia un errore firmi e faccia girare questa petizione. Grazie».

Anche Enzo Mazza, Ceo di Fimi (Federazione industria musicale italiana), esprime la sua contrarietà: «L’emendamento per abolire il bonus cultura è uno schiaffo ai giovani già penalizzati da assenza di politiche per le nuove generazioni. Un danno enorme per la cultura. Il bonus per anni è stato un successo che ha avvicinato i ragazzi a libri, musica e film, tanto da essere copiato da Paesi come Francia, Spagna e Germania». E online le persone e i giovani viaggiano tutti su questa linea:

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