Auto sull’asilo, perizia: “morte del piccolo Tommaso evitabile”

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Qualche mese fa abbiamo pianto un piccolo bambino, Tommaso D’Agostino di 4 anni, morto nel suo asilo quando un’auto ha distrutto la recinzione e lo ha travolto. Qualche ora fa è stata resa pubblica la perizia depositata dal consulente della Procura, Cristiano Ruggeri, secondo cui c’è stata sia negligenza da parte della proprietaria dell’auto che ha lasciato il figlio di 12 anni senza inserire il freno a mano elettronico, sia problemi di sicurezza dei luoghi scolastici, in particolare l’area circostante adibita a parcheggio e la chiusura del cancello principale. In altre parole, la morte del piccolo Tommaso sarebbe stata evitabile.

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L’unica indagata per omicidio stradale in questa storia è la donna di 38 anni, la cui auto ha causato la morte del piccolo Tommaso, un bambino di 4 anni. Insieme alla vittima, sono rimasti feriti altri cinque bambini e tanti hanno assistito. La donna, madre di tre figli di cui uno nell’auto e due, gemelli, che frequentavano la scuola, disse di aver «parcheggiato la macchina in pianura, ho inserito la marcia, non mi ricordo di aver inserito il freno a mano». Secondo la ricostruzione, quindi, la Passat, avrebbe iniziato a muoversi travolgendo la recinzione della scuola.

Dei testimoni, tuttavia, affermarono di aver visto il figlio maggiore della donna seduto al posto di guida, ma, come sottolineato, il ragazzino non è indagato. Ai tempi la Repubblica parlò con il padre di Tommaso, Patrizio D’Agostino, che fece commuovere tutta Italia con la sua bontà e con il perdono. Disse infatti che «la madre dei gemellini non c’entra nulla, non coviamo un senso di vendetta nei confronti di quella donna. Sarà disperata quanto noi, anche la sua vita in fondo è stata rovinata. Si vede che il Signore aveva bisogno di un angelo e ha scelto Tommaso».

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Raccontò anche tutto quello che si trovò davanti quando andò all’asilo, descrivendolo come «un inferno. C’erano sirene e ambulanze che arrivavano, agitazione a mille, volti provati. Ho visto una macchina nel giardino dei bambini, col muso dentro l’area giochi e la cancellata sbragata a terra. Ho sceso i 21 scalini che costeggiano la discesa, mi sono trovato davanti la maestra e le ho chiesto: ‘Tommaso dov’è?’. Lei mi ha risposto: ‘Sta qui, non si preoccupi’. ‘Ma cosa è successo? Si può sapere?’. Qualcuno ha risposto: ‘Un brutto incidente ma dovete lasciar passare i soccorsi’». Poi, però, la tragica scoperta.

La perizia sull’incidente in cui morì il piccolo Tommaso D’Agostino

La tragedia è avvenuta a maggio, e quindi a quasi sei mesi di distanza, la consulenza del perito Cristiano Ruggeri, nominato dal pm Stefano Gallo per la ricostruzione della dinamica dell’incidente, aggiunge all’inchiesta degli agenti della Squadra mobile anche i rappresentanti della scuola e del Comune, oltre che la conducente della macchina che è già indagata per omicidio stradale e abbandono di minore. Sarà la magistratura a dover individuare le figure che risponderanno della tragedia, ma nelle oltre 100 pagine di perizia il consulente offre degli spunti.

In primis, la causa dell’incidente è da attribuire alla conducente della Volkswagen Passat che, scendendo dal veicolo, non aveva azionato il freno di stazionamento, inserendo la sola marcia, poi disinserita per gioco dal figlio 12enne della donna che a sua volta, a macchina lanciata verso i bambini, nel vano tentativo di fermarla, si era poi lanciato dal finestrino. Ma non solo. Secondo Ruggeri, le concause sarebbero anche il libero accesso e parcheggio delle auto nell’area comune della struttura scolastica.

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Quest’ultimi sarebbero un «elemento di evitabilità originaria all’evento la cui efficacia era legata all’analisi del rischio. Precludere l’accesso ai veicoli interni e, se consentito, la gestione degli stessi e parcheggio, impedendo la sosta in posizione prospiciente e parallela alla rampa, avrebbe di certo evitato la genesi dell’evento». Poi, la recinzione, «non idonea a proteggere l’area giochi di pertinenza della scuola dell’infanzia, assume rilievo come protezione passiva materialmente negli esiti di cui dovevano godere gli utilizzatori dell’area (lavoratori e bambini) rispetto al pericolo del potenziale energetico dei veicoli».

Infine, il consulente fa notare come il posizionamento di un new jersey al posto di una rete metallica in uso per delimitare i cantieri, avrebbe evitato l’investimento dei bambini. Ma l’auto, piombata ad una velocità di poco più di 27 km/h con un tempo di percorrenza di un secondo, non è stata bloccata da quella rete metallica. Il perito ha anche parlato del Documento di Valutazione del Rischio (Dvr), ovvero «documenti che in entrambe le gestioni (asilo nido e scuola dell’infanzia) non contengono l’analisi del rischio (investimento dei lavoratori in ambienti di lavoro)».

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