Tommaso D’Agostino: niente rancore dal padre nei confronti della donna che l’ha ucciso

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Quella del piccolo Tommaso D’Agostino, bambino di 4 anni ucciso in un tragico incidente stradale, è una delle storie che non vorremo mai sentire. I bambini a scuola devono sentirsi al sicuro, felici e devono solo ridere. Ma adesso un bambino ha perso la vita e tanti altri sono shockati da quello che sono stati costretti a vedere. Tuttavia, anche la proprietaria della macchina, in questo caso, è rammaricata e solo le indagini stabiliranno quel che è successo: il figlio 11enne ha toccato l’auto portando alla morte del bambino? Lei ha dimenticato di inserire il freno a mano?

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Ha 38 anni la donna che oggi è indagata per omicidio stradale per la morte del piccolo Tommaso, un bambino di 4 anni. Insieme alla vittima, sono rimasti feriti altri cinque bambini e tanti hanno assistito. La donna, madre di tre figli di cui uno nell’auto e due, gemelli, che frequentavano la scuola, dice di aver «parcheggiato la macchina in pianura, ho inserito la marcia, non mi ricordo di aver inserito il freno a mano». Secondo la ricostruzione, quindi, la Passat, avrebbe iniziato a muoversi travolgendo la recinzione della scuola.

Dei testimoni, tuttavia, affermano di aver visto il figlio maggiore della donna seduto al posto di guida, ma è tutto da verificare. Sarà effettuato un esame sul freno a mano elettronico, che sarà uno dei punti principali della perizia, per capire cosa sia successo in quei secondi in cui la donna è uscita dall’auto (ha anche detto di aver provato a fermarla con le proprie mani, ma ovviamente non c’è riuscita). «Le mie figlie hanno visto le drammatiche scene e sono sotto shock: siamo distrutti e addolorati, chiediamo e chiederemo ancora scusa alla famiglia del povero Tommaso e dei bambini feriti», ha detto all’ANSA.

Nei prossimi giorni sarà ascoltato dal sostituto procuratore Stefano Gallo, mentre in giornata è previsto l’affidamento dell’incarico sulla perizia tecnica sull’auto all’esperto Cristiano Ruggeri. Sempre durante la mattinata c’è in programma una riunione alla presenza dell’anatomopatologo Giuseppe Calvisi per verificare la possibilità di non effettuare un’autopsia sul corpo di Tommaso, effettuando solo una ricognizione cadaverica esterna.

Il padre di Tommaso perdona la donna

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La Repubblica ha avuto modo di parlare con Patrizio D’Agostino, padre dell’unica vittima di questa tragedia, che lui descrive come «una fatalità, una disgrazia», ma sottolinea anche come «la madre dei gemellini non c’entra nulla, non coviamo un senso di vendetta nei confronti di quella donna. Sarà disperata quanto noi, anche la sua vita in fondo è stata rovinata. Si vede che il Signore aveva bisogno di un angelo e ha scelto Tommaso».

Nell’intervista ha raccontato di aver vissuto quasi in diretta la morte del figlio, in quanto con la compagna vive vicino all’asilo del piccolo, e dice di aver «all’improvviso ho sentito un boato, un rumore fortissimo. Saranno state le 14.30 circa, mia moglie era già a casa e anche io ero in pausa pranzo. Tommaso il mercoledì esce dopo perché ha l’ora di religione. Sentito quel rumore sono entrato in casa e ho detto a mia moglie che ero preoccupato». Così ha deciso di chiamare la madre e sono andati a prendere il figlio.

Davanti si sono trovati «un inferno. C’erano sirene e ambulanze che arrivavano, agitazione a mille, volti provati. Ho visto una macchina nel giardino dei bambini, col muso dentro l’area giochi e la cancellata sbragata a terra. Ho sceso i 21 scalini che costeggiano la discesa, mi sono trovato davanti la maestra e le ho chiesto: ‘Tommaso dov’è?’. Lei mi ha risposto: ‘Sta qui, non si preoccupi’. ‘Ma cosa è successo? Si può sapere?’. Qualcuno ha risposto: ‘Un brutto incidente ma dovete lasciar passare i soccorsi’».

I minuti dopo, solo quelli della terribile scoperta. Se inizialmente si fosse sentito «rassicurato» da quel “qui“, tanto da tornare a casa, poco dopo la madre lo ha richiamato dicendogli di tornare perché «Tommaso era rimasto incastrato sotto la macchina. Ho detto a mia moglie di scendere, sono andato a prenderla sotto casa e insieme siamo tornati all’asilo». E poi la scena a cui nessun genitore dovrebbe mai assistere:

«I pompieri erano riusciti a sollevare con il sistema ad aria quella macchina e il mio piccolo era steso lì, con gli occhi chiusi, pallido. C’erano tre dottori attorno a Tommaso, uno gli praticava il massaggio cardiaco e poi la manovra di Valsalva e poi ancora il cuore. Sono stati parecchio a provare qualsiasi cosa per mio figlio, non ho nulla da recriminare. Poi, dopo circa 40 minuti, credo, lo hanno caricato sull’ambulanza e portato al pronto soccorso dell’ospedale dell’Aquila».

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Ha detto di aver sperato che «si riprendesse ma avevo la convinzione che fosse già morto. Era l’ultimo bambino rimasto lì e si vedeva che era esanime. Oggi posso dirle che spero che il mio cucciolo sia davvero morto sul colpo, all’istante, appena finito sotto quella macchina senza soffrire. Immaginarlo agonizzante e dolente, anche solo per un minuto, mi toglie il respiro». In ospedale, poi, hanno comunicato ufficialmente la morte del bambino.

Della donna che ha provocato l’incidente, ha detto che, se volesse far loro visita, «la accetteremmo nella nostra casa, vivrà con questo peso per tutta la sua vita ed è giusto darle un abbraccio e farle sentire che abbiamo capito: si è trattato di una disgrazia, non di una sua volontà». Delle brave persone, anche in una tragedia del genere. Delle persone che hanno perso un figlio piccolo, ma che hanno comunque deciso di restare umane.

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