La vita di un rider: come è cambiata con la pandemia

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Come ci piace stare nelle nostre calde e protette mura di casa, vero? A guardare Harry Potter, la nuova serie delle Winx o qualsiasi altra serie tv o film su Netflix, con un bel plaid sulle gambe e magari una tazza di thè fra le mani. Oppure, oppure con qualcosa del McDonald’s che ci è stato gentilmente portato da un rider che, nonostante pandemia o maltempo, continua comunque a lavorare. Oggi, parliamo con uno di loro.

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Ha preferito restare anonimo, ma lavora per Deliveroo, una delle compagnie insieme a Glovo, JustEat o UberEats che consegna il cibo a domicilio quando voi non potete, ad esempio durante il coprifuoco. Perché, sì, lavorando, i rider possono muoversi anche oltre al coprifuoco, portandovi il cibo quando voi proprio non potete, che sia per il Covid-19 o semplicemente perché non avete voglia di uscire.

Gli abbiamo posto delle domande, le prime che ci sono saltate in mente proprio come abbiamo fatto con il nostro amico ultrà, e lui ci ha gentilmente risposto, spiegandoci tutto nel dettaglio, in modo che chiunque volesse avvicinarsi a questo mestiere sappia subito a cosa va incontro. Fateci sapere se vi siamo stati d’aiuto, e se vorreste scoprire qualche altro lato nascosto delle persone che spesso vengono discriminate.

Sì, perché, purtroppo, come gli ultrà vengono visti come violenti, molto spesso, anche se ultimamente grazie alla popolarità del lavoro è molto diminuito, vengono minimizzati un po’ come viene fatto con i camerieri da sempre, come se ci fossero mestieri più importanti di altri. Ma, senza perderci in altre chiacchiere, sentiamo subito cos’ha da dire lui.

Essere un rider nel 2020: cosa significa

Come abbiamo fatto la scorsa settimana, metteremo in grassetto le domande, mentre in corsivo ci saranno le risposte, in modo che sia più chiaro spostarvi fra un discorso e l’altro.

Essere un ridere può essere una cosa per tutti, ma è così? Cosa serve per essere un rider? Chiunque può esserlo o c’è una sorta di “selezione”?

«No, assolutamente. Chiunque può diventare uno di noi, l’importante è che possegga anche un mezzo, che sia un’auto, uno scooter o persino una bicicletta. Per essere un rider ufficiale bisogna collegarsi al sito ufficiale della compagnia, che sia Deliveroo, JustEat o UberEats o qualsiasi altra offra servizi del genere, scegliere il mezzo con cui si intende fare le consegne, la città in cui si vuole operare (che non deve per forza essere quella in cui si abita, ci sono persone che si spostano km per essere in una zona con più richieste).

Verranno chieste anche le taglie dei vestiti per mandarti gli indumenti e gli accessori per consegnare, come le borse termiche e le tute catarifrangenti, soprattutto per chi va in bici. Ed è tutto totalmente gratuito.»

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E tu come ti sei avvicinato a questo mestiere? Hai trovato qualche annuncio o ti è solo venuto in mente di entrare a far parte di questa… chiamiamola grande famiglia?

«Sarò onesto: avevo bisogno di arrotondare il mio stipendio e, poiché Deliveroo era da poco presente nella città in cui vivo, ho colto al volo l’occasione, anche per fare magari un’esperienza nuova, non solo lavorativa poiché, in fin dei conti, essere un rider significa molto relazionarsi con le persone.»

E riguardo al guadagno del rider, cosa ci dici? Può essere considerato come un vero e proprio lavoro o è più qualcosa per arrotondare, come hai detto prima?

«Il guadagno è direttamente proporzionale a quanto si riesce a lavorare: direi, decente, poiché sei pagato a consegna ed è quindi dinamico dipendendo anche da quanti km ti troverai a dover percorrere per fare una singola consegna, partendo da quando ti muovi da dove ti trovi, prendi l’ordine al ristorante, fino alla casa del cliente.

Può essere un vero e proprio lavoro? È difficile rispondere, poiché prima era molto più semplice, mentre ora ci sono le ore contate. Parlo per la mia esperienza con Deliveroo: prima chi riusciva a prendere tutte le ore settimanali possibili poteva considerarlo un lavoro vero e proprio, mentre ora è possibile prenotarne (tramite la nostra app) solo 20 ore a settimana, per cui è più qualcosa per arrotondare.»

Voi rider siete andati in giro per tutta la pandemia. Com’è stata gestita la situazione durante questo periodo? La compagnia vi tutela o dovete pensarci da soli?

«Deliveroo è stato davvero eccellente, poiché sia sull’applicazione che sul sito ufficiale hanno offerto dei tutorial per gestire le consegne, come lavare per bene il contenitore termico o disinfettarlo dopo ogni ordine, le consegne a distanza, che consistono nel poggiare la borsa termica aperta sotto il portone e permettere al cliente di prendere da solo il cibo, in modo da non avvicinarci. In più ci inviavano, per chi le ha richieste, anche diversi disinfettanti e mascherine.»

Infine, cosa mi dici della gente? Dalle tue esperienze, i clienti per rapportarsi con te utilizzano mascherine e prendono precauzioni?

«Sì e no. Mascherine sicuramente più dei guanti, ma anche per quanto concerne le mascherine c’è chi le usa e chi no, e anche per questo l’applicazione consiglia di fare le consegne a distanza di cui ho parlato prima, in modo che il cliente possa prendere il prodotto da solo senza avvicinarsi a noi. In questo modo il cliente poteva anche evitare di indossare la mascherina, sebbene utilizzarla sarebbe un’ulteriore protezione.»

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Voi cosa ne pensate? Vorreste provare a divenire un rider o credete che, considerando il periodo, preferite essere quelli a cui vengono consegnati gli ordini?

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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