La bestemmia: quali sono le origini delle imprecazioni contro l’Altissimo?

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Il lemma “bestemmia” trae le sue origini – etimologiche, perlomeno – dal greco, e così ci giunge a noi dal latino tardo “blasphēmia“, con il significato diespressione ingiuriosa e irriverente contro Dio e i santi e le cose sacre“, come ci spiega la Treccani.

Oggi, soprattutto in Italia, gli insulti verso l’Onnipotente sembrano essere diventati una parte della nostra quotidianità, utilizzati non solo per esprimere forti emozioni di qualsiasi genere, ma anche come decorazione di frasi con nessun valore preciso. Quasi una tradizione, si potrebbe dire. Ce ne sono di ogni tipo, ormai.

Spesso non ci si rende conto di quanto effettivamente sia diventato un atto così abituale, persino (e forse soprattutto) per chi si ritiene ateo, e quindi estraneo all’esistenza del Dio a cui sta recando offesa.

Quali sono le origini della bestemmia?

Per risalire alle origini delle bestemmie – che di fantasia non hanno nulla da invidiare a quelle contemporanee – dobbiamo tornare indietro nel tempo, più precisamente 3000 anni fa, in Egitto. Infatti, pare che gli Egiziani, non poi così timorosi di un castigo divino, si dilettavano nell’additare Nefti, la dea dell’Oltretomba spesso confusa con la sorella Iside per errori di traduzione, come “femmina senza vulva“, oppure Thot, il dio della Luna e della sapienza, “privo di madre“. Figuriamoci che Ra, il dio del Sole da cui doveva discendere ogni faraone, veniva apostrofato come “la cappella vuota“.

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Andy Warhol, Venere
Fonte: Arte Svelata

I Greci e i Romani, invece, di paura del giudizio dei loro dei ne avevano assai, ma questo non significa che risparmiassero le imprecazioni contro questi. Si limitavano ad usarle più raramente, preferendo – in particolare i Romani – delle buone parolacce colorite, soprattutto rivolte beh, ai propri nemici (e così apriamo anche il tema del razzismo).

Pitagora, si racconta, imprecava con un simpatico “per il numero quattro!” piuttosto che insultare il potente Zeus.

Gli insulti contro l’Altissimo (quello cristiano, per intenderci) nascono proprio con Gesù, colpevole egli stesso di bestemmiare in quanto definitosi “figlio di Dio“, come raccontano gli evangelisti Matteo e Marco.

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Paul Gauguin, Il Cristo Giallo
Fonte: Getty Images

La diffusione delle bestemmie, però, risale al Basso Medioevo, in occasione dello scontro tra Guelfi e Ghibellini: i primi, assertori del Papa, dichiaravano la sua supremazia sull’Impero, entrando così in conflitto con le idee dei secondi, sostenitori dell’Imperatore.

Lo stesso Dante Alighieri, in quanto guelfo – bianco però – è arrivato a condannare i bestemmiatori nel III girone dell’Inferno, i quali erano costretti a subire la pena di una pioggia infuocata a cui non potevano sottrarsi, sdraiati sulla sabbia ardente, seguendo la legge del contrappasso.

Tale contesto servirebbe a spiegare come anche oggi si bestemmi più nel Nord Italia, considerando che il centro si trovava sotto il potere del Papato e il sud sotto quello dei Borboni, fortemente cattolici. In particolare, in Toscana e in Veneto.

In Toscana questa consuetudine trae le sue origini da una storia laica, a cui si uniscono alcune tendenze all’anarchismo; in Veneto dall’opposizione della Repubblica di Venezia al potere della Chiesa. Addirittura, è proprio a Venezia che sorge nel 1537 la magistratura degli “Esecutori della Bestemmia“, i quali avevano il compito di difendere la religione e il buoncostume.

La pena per chi inveiva contro l’Onnipotente? Mano o lingua mozzata, seguita dalla perdita degli occhi. I preti, invece, sarebbero stati sottoposti alla cheba: dopo la gogna in piazza San Marco, una gabbia di legno appesa a un palo e sospesa a circa metà del campanile attendeva l’uomo di Chiesa, per un periodi di reclusione proporzionale alla gravità del peccato.

In ogni caso, in queste due regioni bisogna distinguere le ingiurie utilizzate come intercalare, associando di norma la figura di Dio con quella suina o canina, dalle bestemmie vere e proprie.

E perché ci piace bestemmiare?

Abbiamo detto che anche gli atei bestemmiano e che in Toscana e in Veneto (ma non solo) esistono persino diversi modi di rivolgere insulti sempre più originali nei confronti del Signore, ma perché continuiamo a farlo?

Secondo uno studio della Keele University, la pratica della bestemmia sembra che possa persino migliorare la nostra salute. Vi sembrerà strano, ma bestemmiare sarebbe in grado di aiutare nella gestione del dolore, dello stress e degli sforzi (aumentando del 2-4% le nostre prestazioni rispetto a quelle delle persone più civili).

Dobbiamo però ricordare come, fino al 1999, nel Bel Paese la bestemmia fosse considerata come un reato, secondo la legislazione espressa dal Codice Rocco del 1930, attraverso l’articolo 724. Oggi è stata declassata ad illecito amministrativo, punibile con una multa che può ammontare dai 51€ ai 309€. Si fa quel che si può, insomma, ricordiamo che Gesù è stato (ipoteticamente?) crocifisso per la sua blasfemia. Per di più, bestemmiare la Madonna o qualsiasi santo ci passi per la mente non è nemmeno un illecito.

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Max Ernst, La Vergine sculaccia il bambino Gesù davanti a tre testimoni: Andre Breton, Paul Eluard e il pittore
Fonte: Auralcrave

Infatti, se escludiamo l’Italia e l’Irlanda, il resto delle democrazie occidentali hanno cercato di limitare il potere della legge nei confronti di chi si diletta nell’atto di bestemmiare, mentre Paesi come Afghanistan, Maldive, Qatar ed Iran, giudicano i colpevoli come meritevoli della pene di morte. Ciò non riguarda solo coloro che inveiscono contro Allah, ma anche chi lo critica pubblicamente (si veda il caso di Charlie Hebdo, rivendicato da una branca yemenita di Al-Qaeda).

Comunque, gli Stati in cui si rileva il maggior numero di bestemmie uscite dalle bocche dei propri cittadini rimangono quelli cattolici, primi fra tutti Italia, Spagna e Québec.

Forse, però, invece che concentrarsi sul decoro rubato dalle blasfemie che macchiano le religioni di questo mondo, dovremmo preoccuparci del potere che abbiamo dato a queste stesse religioni, dalle crociate cristiane fino agli attentati terroristici, sempre compiuti nel nome di qualcuno che diciamocelo, non sappiamo concretamente se esista davvero.

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