L’obbligo vaccinale per gli over 50 è realtà

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Entra in vigore da oggi l’obbligo vaccinale per le le persone che hanno compiuto (o compiranno durante l’arco in cui sarà valido questo decreto) 50 anni. È stato pubblicato la scorsa notte sulla Gazzetta Ufficiale quello che in tanti temevano ma che erano convinti che non sarebbe mai successo. Il governo ha deciso di prendere quella decisione, sebbene le sanzioni non siano poi così severe, e infatti ci sono già i primi sanitari a lamentarsi, come Martina Benedetti, l’infermiera divenuta il simbolo della lotta anti-Covid19.

L’obbligo vaccinale è quello che tutti i no-vax temevano, quello che chi non è riuscito a convincersi di vaccinarsi perché ci vede dei complotti dietro o semplicemente perché non è sicuro, sperava di non leggere mai. Tuttavia, quello che probabilmente non ci si aspettava, è che persino chi si è vaccinato decidesse di andare contro questa scelta. Leggendo su Twitter leggiamo persino di qualcuno che ha fatto le prime due dosi ma che, dato quest’obbligo, non farà la terza. Insomma, fanno i dispettini come i bambini.

Riguardo l’obbligo vaccinale, entrerà in vigore da oggi, sabato 8 gennaio, fino al 15 giugno 2022, e sarà valido per chiunque ha già compiuto 50 anni o li compirà in quest’arco di tempo. Ovviamente non è valido per chi ha problemi di salute certificati dal proprio medico di base o dal medico vaccinatore, e anche chi ha preso ed è guarito dal Covid-19 di recedente. Passati i 150 giorni, però, dovrà comunque vaccinarsi. Il rischio, come è già avvenuto negli scorsi mesi, è che le persone preferiscano il Covid-19 al vaccino.

Come si è arrivati all’obbligo vaccinale?

L’Italia non è messa affatto male per quanto riguarda la percentuale di persone vaccinate, tuttavia sono ancora in tanti che si rifiutano completamente di fidarsi del vaccino e dei dati scientifici, come ad esempio quello che ci porta ad avere poche morti rispetto ai tantissimi contagi che ci troviamo in questi giorni. D’altronde basti ricordare la figuraccia del filosofo no-vax Diego Fusaro, che ha condiviso dei dati inconsapevole di non perorare la propria causa, ma quella che cerca di affondare.

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Fonte: Pexels

I vaccini non ci rendono immuni, questo ormai dovrebbe essere noto, eppure sul web leggiamo ancora: “perché se ci sono così tanti vaccinati, abbiamo più di 200k contagi?” o ancora “perché dobbiamo indossare le mascherine anche se in tanti sono vaccinati?“. In primis, perché sebbene abbiamo un elevato numero di vaccinazioni, c’è ancora chi non è vaccinato. Ma soprattutto, il vaccino non ci rende immuni al Covid. Anche dopo tre dosi, puoi ammalarti, ma per te sarà una semplice influenza. Sintomi o no, non rischi di finire in terapia intensiva (con pochissime eccezioni).

Cosa afferma il decreto

Per questo, davanti a così tanti canti e in modo da evitare quante più morti possibili, il governo ha deciso di prendere questa decisione con il favore delle tenebre, senza alcuna conferenza stampa. Stamattina ci siamo svegliati e abbiamo letto il decreto sul sito ufficiale della Gazzetta: «Dalla data di entrata in vigore della presente disposizione e fino al 15 giugno 2022 l’obbligo vaccinale per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2 si applica ai cittadini italiani e di altri Stati membri dell’Unione europea residenti nel territorio dello Stato, nonché ai cittadini stranieri (…) che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età».

Si evidenzia che «l’obbligo non sussiste in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale dell’assistito o dal medico vaccinatore», per cui anche chi ha avuto il Covid-19 può rinviare l’obbligo vaccinale «fino alla prima data utile prevista sulla base delle circolari del Ministero della salute. Non saranno esclusi però coloro che compiranno «il cinquantesimo anno di età in data successiva a quella di entrata in vigore della disposizione, fermo il termine del 15 giugno 2022».

«L’obbligo di cui al comma 1 non sussiste in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale dell’assistito o dal medico vaccinatore, nel rispetto delle circolari del Ministero della salute in materia di esenzione dalla vaccinazione anti SARS-CoV-2; in tali casi la vaccinazione può essere omessa o differita».

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Fonte: Pexels

E chi non si vaccinerà comunque?

Dal 15 febbraio 2022 è obbligatorio «possedere ed esibire una delle certificazioni verdi Covid-19 di vaccinazione o di guarigione» per andare a lavoro in presenza. I datori di lavoro, sia pubblici che privati, devono verificare che questo venga rispettato e, in caso di assenza di Green Pass, i lavoratori sono considerati assenti ingiustificati. Non avranno però delle conseguenze disciplinari e avranno il diritti alla conservazione del rapporto di lavoro fino a che non presenteranno il certificato. Tuttavia, per i giorni di assenza ingiustificata, «non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento».

Nel decreto sull’obbligo vaccinale si sottolinea anche che è vietato l’accesso dei lavoratori senza Green Pass al luogo di lavoro e, per chi decidesse di presentarsi comunque, ci saranno una somma tra i 600 e i 1500 euro da pagare come multa. Per chi si rifiuterà di vaccinarsi almeno con la prima dose, chi non completerà il ciclo vaccinale e chi non ha effettuato la dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale, riceverà una multa di €100 dal primo febbraio 2022. Delle sanzioni che secondo l’infermiera Martina Benedetti non sono abbastanza:

«100€, il prezzo della nostra salute. Delle nostre vite. Dei sacrifici che facciamo da due anni, soprattutto noi operatori sanitari (unici, tra l’altro, per cui vige un vero obbligo vaccinale).Per l’ennesima volta saremo noi frontliners a pulire tutto il fango derivante dall’assenza di decisioni forti e coraggiose. Scelte assurde che ricadranno sulle nostre schiene già gravate da due anni di fatica. Tranquilli! Vi faremo tornare a ballare l’estate, a far “girare l’economia”, a bearvi di riconoscimenti per il lavoro da noi svolto. Definirlo “lavoro” è ogni giorno sempre più difficile perché è una situazione che ingloba la vita. Mi auguro che i danni alla nostra serenità psicofisica perduta, un giorno, tornino indietro 100 volte tanto».

Martina Benedetti, infermiera in terapia intensiva
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Il decreto

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