Griffe di Chiara Ferragni copia i Moon Boot: ritirati dal mercato e risarciti


Nelle ultime ore è stata resa pubblica la notizia che coinvolge la griffe di Chiara Ferragni, più nel dettaglio i suoi snow boot griffati e firmati con tanti brillantini e con l’iconico occhio del brand che sarebbero solo una copia dei Moon Boot. A produrli erano state tre aziende, in collaborazione con l’influencer più conosciuta d’Italia: Mofra Shoes di Barletta, Diana Srl e Serendipity Srl. Quest’ultima gestisce il brand di Chiara Ferragni e ha cercato di difendersi, ma inutilmente.

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Fonte: asos

I Moon Boot nascono 51 anni fa, il fondatore ha oggi 80 anni e ricorda a La Repubblica che «era il 1969, mi trovavo alla Grand central station di New York per incontrare un importatore americano. Appesa c’era una foto enorme dello sbarco sulla luna di poche settimane prima. Mi colpirono lo scafandro ma soprattutto l’impronta, così innaturale, ovale. Ho fatto tante scarpe con le mie mani ma una cosa del genere non l’avevo mai vista. Già sull’aereo, durante il viaggio di ritorno in Italia, ho iniziato a disegnare alcuni schizzi e a pensare al nylon come materiale, proprio come per gli astronauti».

In 52 anni i Moon Boot, chiamati così proprio perché ricordano la calzatura di Neil Armstrong che ha indossato durante la sua prima camminata sulla Luna, sono un marchio registrato con un copyright, amati da chi scia sia per la forma che per il materiale che tiene al caldo e hanno venduto più di 25mila paia. Un paio di Moon Boot è persino esposto al Museum of modern art di New York.

Tuttavia, forse pensando e sperando che nessuno se ne accorgesse, forse per ingenuità, il marchio di Chiara Ferragni, l’influencer più amata e chiacchierata di tutt’Italia che più volte si è anche impegnata in cause di attualità, ha copiato il brand tanto famoso e apprezzato, aggiungendoci ovviamente il tocco della bionda, tanti colori, tanti brillantini e glitter e l’immancabile occhio. Ma alla Moon Boot non è andato bene.

Moon Boot contro Chiara Ferragni

Già qualche anno fa, nel 2017, il marchio di Chiara Ferragni aveva dovuto firmare un cosiddetto patto transattivo, in cui la società, tramite un accordo economico riservato, promette di non copiare più il marchio Moon Boot. I giudici, in quell’occasione, aveva vietato di utilizzare «le forme proprie del modello di calzature doposci Moon Boot, in quanto tutelate dal diritto d’autore, e a cessare la produzione e la vendita di una serie di modelli di calzature snow boots recanti il marchio Chiara Ferragni».

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Fonte: mariaelenamorelli.com

Guardando gli snow boots di Chiara Ferragni, ci rendiamo conto che ovviamente l’accordo non è stato rispettato. La Serendipity ha cercato di difendere il proprio brand affermandone l’originalità, tuttavia i giudici non sono stati d’accordo, poiché non ritengono che sia abbastanza aggiungere i brillantini e il logo dell’occhio per renderlo originale e rivendicare una «pretesa autonomia creativa che si ridurrebbe di fatto all’estrosità conferita ai modelli dall’uso del glitter».

La sentenza 491 è stata emessa lo scorso 25 gennaio e ha stabilito che tutti gli snow boots firmati Chiara Ferragni dovranno essere tolti dal mercato (infatti al momento sulla pagina ufficiale non esistono) e dovranno risarcire l’azienda fondatrice dei Moon Boot originali. Il gruppo Tecnica di Giavera del Montello che si è occupato della causa legale ha fatto sapere che il risarcimento sarà quantificato tramite un accordo in forma privata, e dipenderà da quanti modelli sono stati venduti.

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Fonte: sangulina

Elena Corrà, che gestisce lo studio legale, ha affermato: «Da anni ci occupiamo della protezione dei nostri marchi, Moon Boot e Rollerblade sono i più copiati: il primo spesso con prodotti d’alta gamma e made in Italy, il secondo più in Cina». Corrà è stata affiancata nella causa anche dall’avvocato Carlo Sala. Lo studio si occupa di proteggere i marchi che molto spesso vengono copiati, come in questo caso.

«Si crea un precedente impossibile da ignorare per chiunque pensi ancora di poter copiare il Moon Boot. Una sentenza che ci consentirà di fare causa a chiunque produca o venda prodotti che abbiano tali forme o forme simili. Un’arma forte per difenderci contro i tanti falsi in circolazione, e non intendiamo certo smettere di perseguire i concorrenti sleali», ha invece detto Alberto Zanatta, presidente di Tecnica Group.

Insomma, questa volta al marchio Chiara Ferragni non è andata molto bene, ma speriamo che tutto possa risolversi al meglio.

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