Conad, titolare market: “Voglio il nome e cognome di chi oggi ha il ciclo mestruale, ok? Sennò gli calo le mutande io”

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Sconvolgenti, agghiaccianti e di un altro mondo le parole della ormai ex direttrice del punto Conad Superstore di via Del Circuito a Pescara, che tramite un audio ha minacciato tutte le dipendenti donne. Da dov’è partito tutto? Da una dimenticanza, o forse sì, da una maleducazione, ma che in alcun modo giustifica delle parole del genere nei confronti di alcune lavoratrici. Il caso, ovviamente, è diventato presto mediatico, e anche la Filcalms Cgil ha denunciato la questione.

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Fonte: FreePik

Inutile dire che quello che la direttrice ha fatto è mobbing. Per chi non sapesse cosa significhi questo termine, è, in pochissime parole, il bullismo a lavoro, da parte di un gruppo di persone, da parte del tuo capo, di alcuni colleghi, e prevede degli abusi che includono dei comportamenti aggressivi di natura fisica e/o verbali, come ad esempio quello di costringere delle dipendenti ad abbassarsi delle mutande solo per provare di non avere le mestruazioni. Sminuire questa situazione, significa sminuire un abuso.

C’è però anche da sottolineare un’altra cosa: se quella dell’assorbente non è una dimenticanza, è una grave mancanza di rispetto nei confronti di altri lavoratori (di chi pulisce il bagno, ad esempio, ma anche degli stessi colleghi che non vogliono vedere il tuo assorbente). Questo giustifica il mobbing? Assolutamente no. Qualsiasi sia il motivo per cui quell’assorbente si trovava nel bagno, la direttrice della Conad non era in alcun modo giustificata dal reagire in questo modo barbaro.

Aggiungiamo anche che, comunque, non abbiamo mai visto nessuno urlare e minacciare gli uomini perché i loro bagni sono sempre sporchi e pieni di pipì sulla tavoletta e fuori dal water. Sarà forse che la rabbia sia nata solo perché si trattava di un assorbente e nel 2022 il ciclo è visto ancora come un taboo? Un conto è un gesto di maleducazione, un altro è fare del mobbing, quindi chi difende lo “sfogo” della direttrice, dovrebbe rivedere le proprie priorità e chiedersi: non è che la sto giustificando solo perché è una donna?

Conad: la storia della direttrice e dell’assorbente in bella vista

Circa due settimane fa la direttrice della Conad, una donna di 50 anni, ha girato un audio Whatsapp ai capi reparto del supermercato dicendo testuali parole: «Voglio il nome e cognome di chi oggi ha il ciclo mestruale, ok? Sennò gli calo le mutande io». A tutti, poi, ha inoltrato l’elenco delle 12 dipendenti del punto vendita «con previsioni di contestazioni disciplinari a tappeto oltre che mancati rinnovi di contratto a tempo determinato» se non fosse uscito il nome della dipendente con le mestruazioni, ha spiegato Davide Urbano, segretario Filcams Cgil.

Ancora si sente: «vi faccio passare veramente un guaio, eh! Fatemi i nomi, perché altrimenti faccio una lettera di richiamo a tutte le persone che a quell’ora stavano lavorando… a quell’ora». Ovviamente, una cosa del genere è inammissibile. Filcams ha spiegato che «visto il rifiuto delle lavoratrici a comunicare quanto richiesto, la violenza verbale si è poi tramutata in fisica quando i capi reparto hanno controllato singolarmente le donne in servizio».

Proprio per questo motivo, la Cgil ha deciso di denunciare e avviare delle pratiche legali per approfondire il caso con gli organi competenti. Lucio Cipollini, segretario generale della Filcams Cgil Abruzzo, ha detto durante la conferenza stampa che questo è stato «un gesto gravissimo e ignobile, una violenza inaudita da una donna verso delle donne. Saremo al fianco delle lavoratrici coinvolte per sostenerle in questo momento così difficile».

La Filcams ha anche preteso «una presa di posizione responsabile anche il marchio Conad su questo increscioso episodio, che getta un’ombra non solo sulla sfera professionale della grande catena alimentare, mancando il rispetto di lavoratrici e lavoratori sancito sul piano normativo dal contratto nazionale, ma più in generale sulla gestione delle relazioni umane, che vede uno dei punti vendita del marchio utilizzare metodi invasivi, vessatori e autoritari inaccettabili in qualsiasi consesso civile».

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Fonte: FreePik

La Conad, ovviamente, ha effettuato un’indagine interna e in una nota ha spiegato che «accertate le responsabilità, la cooperativa Conad Adriatico, che rappresenta Conad nel territorio abruzzese, ha definito le modalità delle sanzioni per la società che gestisce il punto vendita, come previsto dal contratto di concessione dell’insegna. ‘Persone oltre le cose’ è la frase che riassume i valori dei soci Conad e rispecchia il modo in cui le persone Conad operano in tutte le strutture con il marchio Conad».

«Per questo Conad agisce sempre nel massimo rispetto delle proprie collaboratrici e dei propri collaboratori, sia sul piano normativo e professionale, sia su quello umano e valoriale, tutelandone i diritti e intervenendo prontamente e con decisione nel caso in cui questi diritti non vengano rispettati. È la prima volta che ci troviamo di fronte a una situazione del genere.

Comportamenti del genere non possono essere tollerati dalla nostra cooperativa, i collaboratori e le collaboratrici hanno diritto al rispetto e nei nostri punti vendita questo è un principio inderogabile. Andavano tutelate quelle lavoratrici che hanno subito questo affronto. Motivo per cui non ci sono stati dubbi, nel vertice che c’è stato stamattina: l’imprenditrice socia è stata espulsa dal circuito cooperativo col nostro marchio».

La direttrice, intanto, non lavora più «e non la troverà per un pezzo», ha confermato un ragazzo rispondendo al telefono del punto vendita. Le dipendenti sono chiaramente sollevate, e non si esclude che questa vicenda possa arrivare all’attenzione della procura.

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